Almáttigr Guđ skapađi …


« Almáttigr Guđ skapađi upphafi himin ok jörđ ok alla Þa hluti er Þeim fylgja. Siđast menn tvá, er ættir eru komnar…»

Queste sono le prime righe del Prologo al libro dell’EDDA, Skaldskaparmàl o Linguaggio poetico che si apre con: La nascita degli déi.

« Dio onnipotente creò in principio il cielo e la terra e tutte le cose che ad essi appartengono. E infine, due esseri umani, da cui le stirpi sono discese. E la loro progenie si accrebbe e si sparse in tutto il mondo. Ma quando trascorse del tempo, allora l’umanità si mutò. Alcuni erano buoni e giusti nella fede, ma molti di più si volsero ai piaceri del mondo e trascurarono i comandamenti di Dio. E per questo Dio annegò il mondo con l’alta onda del mare [rigonfiamento del mare] e tutti gli esseri viventi del mondo, ad eccezione di coloro che erano sull’arca con Noé. Dopo il diluvio di Noé, vissero otto uomini i quali popolarono il mondo e da questi discesero delle stirpi e accadde di nuovo come prima, allorché il mondo si popolò e venne abitato. Allora, fu che tutta la moltitudine del genere umano – che amava la bramosia del denaro e dell’onore – trascurava l’obbedienza di Dio e [la brama di potere] si fece così grande che per questo non volevano pronunciare il nome di Dio. Ma allora, chi doveva narrare ai loro figli delle meraviglie di Dio? Così avvenne che essi persero il nome di Dio e nella maggior parte del mondo non si trovava uomo che riconoscesse i segni del proprio creatore. Ma non di meno, Dio garantì loro doni terreni, ricchezza e prosperità. Egli divise anche la saggezza cosicché essi compresero tutte le cose terrene e tutte le cause, quelle che si potevano vedere, dell’aria e della terra. Ciò pensarono essi e si meravigliarono per quello che avrebbero dovuto incontrare, allorché la terra e gli animali e gli uccelli avevano la stessa natura e tuttavia diversa nel modo.

La prima natura era [lett: questa è una natura] che la terra era scavata nelle alte cime della montagna e lì zampillava l’acqua e non fu più necessario scavare a lungo per l’acqua, nelle profonde valli. Così sono anche animali e uccelli, poiché vi è uguale distanza del sangue dalla testa ai piedi[1].

La seconda natura è che ogni anno cresce sulla terra erba e vegetazione e nello stesso anno tutto ciò cade e appassisce, così anche animali e uccelli ai quali cresce peluria e piumaggio che cade via ogni anno.

Questa è la terza natura della terra. Allorché essa è aperta e scavata [arata], cresce l’erba sul terriccio che è il più alto sulla terra (? Brano oscuro).

Gli esseri umani interpretarono le montagne e le rocce come denti e gambe di esseri viventi. Da questo compresero, dunque, che la terra era viva e avesse vita in qualche modo. Essi appresero che era notevolmente vecchia per età e forte di costituzione. La terra nutriva tutte le creature e si appropriava di tutto ciò che moriva. Per questo motivo essi le diedero un nome e rivendicarono da lei la propria discendenza.

Ugualmente essi appresero dai propri avi che erano stati contati centinaia di inverni e che il sole e i corpi celesti avevano un andatura, sebbene diseguale; alcuni avevano un’andatura [orbita] più lunga altri più corta.

Ora, da tali cose essi pensarono che qualcuno dovesse essere il timoniere dei corpi celesti, il quale doveva regolare il loro corso secondo la sua volontà, e doveva essere quindi molto potente e capace. E da ciò si aspettavano [ritenevano] che se egli governava sui primi elementi, egli avrebbe dovuto esistere anche prima degli astri stessi e che governava lo splendore del sole e la rugiada dell’aria e il raccolto della terra che ad esso segue, così ugualmente governava il vento e la tempesta del mare.

Ora, non sapevano dove fosse il suo regno, ma non di meno credevano che egli governasse tutte le cose sulla terra e nell’aria, il cielo, gli astri, il mare e le stagioni. Ma affinché si potesse meglio raccontare ciò e fissarsi nella memoria, essi diedero tra loro (?, convennero?, stabilirono?) nomi a tutte le cose. Questa credenza è cambiata in molti modi così come i popoli si sono stabiliti e le lingue ramificate [divise in diversi gruppi].

Ma essi compresero tutte le cose con intelligenza terrena poiché a loro non era data la saggezza spirituale. E così capirono che tutte le cose dovevano essere state fabbricate da un qualche materiale.

 Sulle tre regioni del mondo

Il mondo era diviso in tre regioni: da sud a ovest e fin sul Mediterraneo, questa parte era chiamata Sud. Nella parte più meridionale di questa regione è caldo, tanto che brucia per il sole; la seconda parte si estende da ovest a nord e fin sull’oceano ed è chiamata Europa o Enea. Nella parte settentrionale è così freddo che non vi cresce erba né vi si può abitare. Da nord e intorno alle regioni orientali fino a sud di questa terza parte si stende l’Asia. In questa parte del mondo tutto è bellezza e ornamento e abbondanza di raccolto, oro e pietre preziose. Là si trova anche il mondo mediano [la terra di mezzo][2]. E così come la terra laggiù è la più bella e la migliore in ogni condizione rispetto ad altri luoghi, così la popolazione lì era maggiormente onorata di ogni dono, saggezza, forza, bellezza e conoscenza di ogni genere. »


[1] Intende la stessa proporzione.

[2] La cosmologia nordica prevede la divisione dell’universo noto in tre regni o mondi: Asgàrd – il mondo degli dei -, Miđgàrd – la terra di mezzo – che è il mondo degli esseri umani e Niffleheim – il mondo degli inferi e delle tenebre. Tutti e tre i regni sono attraversati dall’albero della vita, il frassino Yggdrasil.

Sugli uomini provenienti da Troia

Nær miđri gert göra Hus, herbergi gætast vér miklu…

« Vicino al mondo mediano fu costruita una casa, quella dimora che è stata la più famosa e che è chiamata Troia, quella che noi chiamiamo Turchia. Questo luogo era stato costruito assai più ampiamente di altri e con maggior abilità, per certi aspetti le cose erano fatte con più sfarzo e c’erano più risorse.

Lì vi erano dodici regni e un re supremo e una moltitudine di signori che appartenevano a ciascun regno. Nella città vi erano 12 capi. Costoro erano stati superiori a tutti gli altri uomini vissuti nel mondo e più abili in tutte le cose terrene. Uno dei re di Troia si chiamava Munòn o Mennon[1]. Egli ebbe in moglie la figlia del re sovrano Priamo. Ella si chiamava Tròa. Ebbero un figlio che chiamarono Tròr e che noi chiamiamo Torr. Egli fu cresciuto in Tracia con il comandante Lorico; allorché compì 10 anni, egli ricevette le armi di suo padre. Era così bello rispetto agli altri uomini che quando arrivava sembrava avorio incastonato nella quercia. I suoi capelli sono più belli dell’oro.

Quando compì 12 anni, giunse nel pieno della forza: sollevò da terra dieci pelli di orso tutte insieme e poi uccise il comandante Lorico, suo padre adottivo, e la moglie di questo, Lòra o Glòra, e si impadronì del Regno di Tracia, quella che noi chiamiamo Truđheim, ossia la Casa di Torr. Poi viaggiò molto per i paesi ed esplorò tutte le regioni del mondo e vinse – lui da solo – tutti i guerrieri invasati di furore e tutti i giganti, molte bestie e uno dei draghi più grandi del mondo.

Giunto nelle Regioni settentrionali del mondo, incontrò la profetessa che si chiamava Sibilla e che noi chiamiamo SIF, e la prese per moglie. Nessuno sa dire la discendenza di Sif. Ella era la più bella di tutte le donne. I suoi capelli erano come l’oro. Ebbero un figlio che chiamarono Loriđi[2], in tutto simile al padre. Il figlio di Loriđi era Einriđi, suo figlio VingeÞorr, suo figlio Vingener, il figlio di questo Móda, suo figlio Mági e suo figlio Seskef, suo figlio Beđvig, suo figlio Athra – che noi chiamiamo Annan – il figlio di questo Ítrmann, suo figlio Heremóđ e suo figlio Skjaldun che noi chiamiamo Skjöld, il figlio di questo Bjáf, che noi chiamiamo Bjár e suo figlio Ját, suo figlio Guđolfr, il cui figlio è Finn, il cui figlio è Frìallaf che noi chiamiamo Friđleif. Quest’ultimo ebbe quel figlio chiamato Vóden. Noi lo chiamiamo Odino[3]. Egli era un uomo famoso per la magia e per ogni talento. Sua moglie si chiamava Frigiđa, che noi chiamiamo Frigg. »


[1]  Agamennone. D’ora in poi il testo alterna le forme verbali del presente e del passato.

[2] Ancora un altro nome per identificare Tor.

[3] Questa è una Thula o Þula, vale a dire la discendenza: l’elenco della dinastia in linea maschile dei primogeniti, proprio come le genealogie bibliche.

Il viaggio di Odino a nord del mondo

För Óđins norđr i heim…

« Odino aveva il dono della divinazione e così anche sua moglie; da tali conoscenze scoprì che il suo nome sarebbe stato tenuto in alto conto nella regione settentrionale del mondo e sarebbe stato onorato al di sopra di tutti i re. Per questo motivo desiderò iniziare il suo viaggio dalla Turchia verso il nord; aveva con sé una moltitudine di gente, giovani e vecchi, uomini e donne, e avevano con sé anche molti oggetti preziosi. Ovunque essi andavano, si narravano meraviglie e grande fama, cosicché essi sembravano più simili agli déi che agli uomini. Ma non interruppero il viaggio prima di arrivare al nord, nel paese che ora è chiamato Sassonia. Là Odino si trattenne per lunghi periodi e si impadronì del paese. Odino pose a custodia del paese tre suoi figli: uno è chiamato Vegdegg. Egli fu un re potente e governò sulla terra dei Sassoni orientali. Suo figlio fu Vitrgils. I figli di questo erano Vitta – padre di Heingest – e Sigarr – padre di Svebdeg – che noi chiamiamo Svipdag.[1] Il secondo figlio di Odino rimasto a guardia si chiamava Beldeg, che noi chiamiamo Baldr. Costui possedeva quella terra che ora si chiama Westfalia. Suo figlio fu Brandr, il figlio di questo Frjóđigar, che noi chiamiamo Fróđa. Il figlio di questo si chiamava Freovin, il cui figlio Uvigg, il cui figlio Gevis, che noi chiamiamo Gave.

Il terzo figlio di Odino è chiamato Sigi e suo figlio Rerir. Gli antenati governarono prima in quella terra che ora si chiama Francia e da qui è discesa la stirpe chiamata dei Volsunghi. 

Da tutti loro sono discese importanti e numerose stirpi. Dopo di ciò, Odino riprese il suo viaggio verso nord e giunse in quella terra che essi chiamarono la Terra dei Goti Famosi e qui si impadronì di tutto ciò che desiderava. Egli pose a governare in questo Regno suo figlio che si chiamava Skjöldr. Il figlio di questo era Friđleifr. Da loro è discesa la stirpe che si chiamava degli Skjölđunghi. Costoro sono i re danesi e quella terra che era chiamata la Terra dei Goti, ora si chiama Jutland. » 


[1] In questa Þula, non compaiono nomi di divinità, ma di eroi e guerrieri realmente esistiti come per esempio Heingest, condottiero al seguito degli angli che dallo Jutland giunsero in Britannia stanziando il primo insediamento sassone. La vicenda è anche narrata nel “Frammento di Finnsborough”. Svipdag è un personaggio che viene citato anche nei testi anglosassoni con il nome di Svefdeag = il giorno che declina. Il suo nome è un antroponimo tipico della dinastia degli Svepi. Frođa o Frođig compare come eroe nelle saghe del Tempo Antico. In Saxo Grammticus sono citati ben 4 Frodig. Sigi è, invece, il protagonista della saga dei Volsunghi, noto maggiormente con il nome di Sigurđr / Sigfrid. Le tradizioni gotiche, germaniche e nordiche a questo punto si intrecciano e si confondono. Ci troviamo nell’era vichinga inoltrata, quando le interazioni e gli scambi tra i popoli erano molto frequenti. L’anteriore saga dei Volsunghi e la successiva Saga dei Nibelunghi hanno numerosi punti di contatto sia a livello semantico che contenutistico.

Odino si insedia a Sigtuna

Óđinn tók sér bústađ i Sigthunum eftir SviÞjođ…

« Dopo aver lasciato la terra dei Goti, si diresse ancora più a nord verso SvipÞjóđ[1]. Lì vi era un re di nome Gylfi. Allorché egli seppe del viaggio degli uomini dell’Asia, che erano chiamati Æsir, si recò loro incontro e invitò Odino a condividere il suo regno a pari livello, così come egli stesso desiderava. La prosperità seguì il loro viaggio, ovunque si fermavano nei paesi portavano la prosperità e la pace e tutti credevano che essi fossero capaci di fare cose straordinarie, poiché gli uomini potenti questo vedevano: che essi erano diversi dagli ogni altro essere umano che avevano mai visto, superiori sia in bellezza che in intelligenza. Ad Odino sembrò che in quel luogo vi fossero belle pianure e buone condizioni e scelse come luogo per insediarsi Sigtuna. Egli nominò i capi e come era stato a Troia, pose 12 capi nella città per decidere le leggi del paese e così organizzò tutto il diritto come era stato a Troia e come erano abituati.

Dopodiché si diresse ancora più a nord, fin dove incontrò il mare che pensavano circondasse tutte le terre. Là pose a capo del regno, detto di Norvegia, suo figlio Semingr e da lui i re norvegesi fanno risalire le proprie discendenze, così come i nobili e i governanti. Questo è quanto si narra nella Hálejgjatal[2].

Ma Odino aveva con sé quel suo figlio che è chiamato Yngvi, il quale fu re di Svezia dopo di lui e da lui sono discese le stirpi chiamate degli Ynglinghi.

Gli Asi presero moglie in quei paesi, ebbero figli e divennero stirpi molto popolose. Dalla Sassonia e ovunque da lì per le regioni settentrionali, si diffuse la loro lingua – quella degli uomini dell’Asia – che fu la lingua propria di quelle regioni.

Gli uomini ritennero di comprendere ciò da come erano scritti i nomi degli antenati e i nomi antichi delle regioni e delle città, che possiamo intendere provenire da una lingua diversa da questa ».


[1] Antico nome che identifica la Svezia. Il termine è composto da Sviar + Þđ = Popolo degli Sviar (maiali, poiché gli svedesi erano identificati con il culto pagano dei maiali e del cinghiale. Gli Sviar si stanziarono a Stoccolma e dintorni, mentre nella Scania – una regione a sud della Svezia – si stanziarono i goti / geati e questa regione coincide con la descrizione della Scozia e dell’est europeo.

[2] Poema genealogico dello scaldo Eyvindr Skaldaspillir.

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