Elementi della Saga di Njàl


La saga di Njàl non ha un autore, come la maggior parte delle saghe. In essa vi confluiscono tre nuclei narrativi principali: il primo vede come protagonista Gunnar, un uomo leggendario – forse realmente esistito – e che rappresenta l’uomo al massimo del talento e della capacità; il secondo nucleo narrativo riguarda la vera e propria storia di Njal – uomo di legge e “magistrato” – e della sua amicizia con Gunnar; infine il terzo nucleo riguarda la narrazione della battaglia di Clonehaft, nei pressi di Dublino, dove vichinghi e irlandesi si scontrarono – con la vittoria degli irlandesi – e l’inizio dei racconti missionari e della cristianizzazione. Tre nuclei narrativi in cui un gran numero di personaggi si incontrano e si scontrano anche se per pochi, brevi momenti.

Sono stati rinvenuti 20 manoscritti medievali riportanti la saga di Njal e vi si nota un certo equilibrio e coerenza tra le fonti. Per molto tempo si è pensato che si trattasse di un’opera storica, ma in realtà la saga non è datata, a differenza di un manoscritto di storia, e gli elementi fantastici e sovrannaturali prevalgono sulla narrazione dei fatti.

Tra gli elementi “magici” più ricorrenti nella saga di Njal è l’apparizione degli spiriti detti “Fulgjør”, i quali possono assumere sembianze umane o animali e sono sempre presagi di morte.

Gli elementi fantastici narrati in una saga possono sembrare tali per chi li ascoltava, ma non per chi li narrava dichiarandosi testimone di un fatto straordinario, vissuto durante un viaggio, una spedizione o negli scambi commerciali. Ebbene, non vi è dubbio che durante i viaggi, l’incontro di culture straniere, popolazioni diverse per lingua e costumi – spesso imprevedibili e bizzarri – ha creato la base di narrazioni e resoconti di viaggio su terre e civiltà che suonavano “straordinarie”, rare e meravigliose.

 

Come inizia la saga di Njal

L’amicizia tra Gunnar e Njal è tanto forte quanto foriera di morti e sciagure. Una delle cause principali della rovina del loro rapporto e del precipitare degli eventi è una donna: Algerđ, la moglie di Gunnar, una donna stupenda, bella, fiera e … dagli occhi di serpente.

Quest’ultimo attributo era fondamentale da considerare nella cultura vichinga. Lo sguardo da serpente era l’attributo che si dava spesso agli schiavi di origine slava o orientale ai quali si risparmiava la vita perché di nobile stirpe. Costoro nutrivano sempre la speranza di un riscatto o di vendetta nei confronti dei carcerieri vichinghi. In seguito, lo sguardo del serpente è diventato sinonimo di persona cattiva, tanto intelligente quanto subdola. Algerđ era sì bella, ma altera, meschina, orgogliosa e ambiziosa. Gunnar la sposa, non curante dei moniti degli anziani del villaggio e del suo sguardo da serpente. Algerđ rivela subito il suo carattere velenoso e la sua sete di vendetta. Fa uccidere di volta in volta i servi e i consiglieri sospettosi, tanto da far esclamare al fratello di Gunnar: “Non credo che avremo il tempo di invecchiare con i nostri servi”.

Le frasi laconiche – come questa – i motteggi e le battute sono parte della cultura nordica ed è uno spirito che si ritrova anche oggi, nei proverbi come nella vita quotidiana. L’umorismo nero e macabro è parte del patrimonio letterario e culturale degli scandinavi; dal momento che nelle saghe non vi è introspezione psicologica dei personaggi, tutto ciò che si apprende su di loro si evince dall’agire e dal dire e l’umorismo che spesso li caratterizza è solitamente caustico, cinico e sarcastico.

E con questo suo modo di fare subdolo, esercitando il suo fascino su Gunnar, Algerđ insinua il sospetto in Gunnar mettendolo poco a poco contro il saggio Njal…

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