Eroi in battaglia


Negli ultimi mille anni, sul suolo norvegese si sono svolte diverse battaglie e guerre, alcune locali, altre nazionali e internazionali. In comune tutte le guerre hanno il tributo di vite apportate per una causa, per un ideale, per la patria, ad ogni modo si tratta sempre di morte e sofferenza, causata o inflitta. I luoghi delle battaglie non sono mai dimenticati dai veterani sopravvissuti, né devono essere dimenticati dagli altri.
I luoghi che sono stati teatro di violenti scontri spesso sono ricordati dalla storia, celebrati dalla poesia, dai cortei commemorativi, dalle celebrazioni solenni; tutto contribuisce a evocare pensieri, immagini, ricordi. La sacralità circostante certe manifestazioni esalta il senso di appartenenza a un luogo e si rende quasi palpabile la presenza degli eroi che hanno trovato la morte in battaglia. Questo misterioso effetto di risonanza storico spesso può nascondere una realtà ben diversa e secondo il mito, la religione e la tradizione popolare, l’esito di una battaglia e il suo “effetto” storico sull’immaginario dei posteri è influenzato anche da altre “presenze”: nello scontro corpo a corpo in un campo di battaglia dove si lotta per la vita o la morte per se stessi, per il generale dell’esercito, per la difesa della propria gente … non si è mai soli, un altro esercito di esseri invisibili, guerrieri che pochi vedono ma ai quali molti credono.
 
Nella saga sui vichinghi di Jom si narra che molti uomini videro una gigantessa aiutare l’esercito del conte Håkon: da ogni dito della mano scoccava una freccia e ogni freccia uccideva un uomo. Nel canto Darradarljod (Saga di Njàl) si fa riferimento alle 12 valchirie che tessero la trama della battaglia di Clontarf in Irlanda (1014). Nella stessa saga compare il messaggero della morte nelle vesti di un cavaliere con una fiaccola su un cavallo grigio.
La morte di Olav il Santo a StiklestadLa stessa famosa battaglia di Stiskestad del 29 luglio 1030, dove morì Sant’Olav, ha tutti i segni premonitori necessari a interpretare l’esito finale dello scontro: prima di cimentarsi nell’ultima battaglia, Olav Haraldson ammise di aver fatto un sogno strano. Quando Finn Arneson gli chiese di che sogno si trattava, Olav raccontò di aver visto se stesso salire su una ripida scala che arrivava fino al cielo e in fondo alla quale si apriva una porta: “Quando sono arrivato all’ultimo scalino, tu mi hai svegliato” e Finn rispose: “Non credo affatto che quel sogno sia bello come tu credi che sia. Io credo che significa che morirai, almeno ché non abbia qualche altro significato”.
 
Prima della battaglia il sole splendeva nel cielo ed era sereno. Ma appena ebbe inizio lo scontro, un nuvola rossa si stagliò all’orizzonte e coprì il sole e prima che la battaglia finì si fece buio come la notte. Quando Re Olav cadde in battaglia, sul suo corpo subito comparvero altri segni premonitori: una fiammella, come un fuoco fatuo, si posò sul corpo, un cieco riacquistò la vista dopo essere inciampato sul corpo del re ed essersi passato la mano sporca del sangue del re sugli occhi. Sul cumulo di terra presso Nidelva dove riposero in segreto il suo corpo in attesa della sepoltura, sgorgò una sorgente dalle proprietà curative: i malati che vi si avvicinavano, guarivano.
 
Rievocazione storica a Stiklestad - da Visit NorwayTuttora in Norvegia, non vi è un luogo simile a Stiklestad per la ricchezza di ricordi e memorie storiche, culturali e popolari. Sebbene negli altri racconti di guerra, bisogna scavare per trovare gli elementi “sovrannaturali”, la gente sembra non aver perso il senso del misticismo e della spiegazione “alternativa” nella valutazione di come gli eventi si sono svolti. Nei luoghi delle battaglie si scontrano uomini e altre potenze oscure, il conquistatore, inutile dirlo, è quello che ha dalla sua il bene e la giustizia.

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo

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