I vichinghi, storia e filologia


Per filologia germanica si intende lo studio di una lingua e letteratura del passato ripercorrendo in modo sistematico le fasi dell’evoluzione culturale della civiltà presa in esame.

Il ceppo delle lingue germaniche è un’evoluzione dell’indoeuropeo. Tra le prime lingue germaniche di cui si hanno testimonianze scritte, si cita il Gotico, le cui tracce si estinguono nel VI sec. a.C. Le lingue germaniche si suddividono in Orientali, Occidentali e Settentrionali. Alle lingue germaniche settentrionali appartengono il norvegese, il danese, lo svedese e l’islandese.

Le prime testimonianze scritte relative a queste lingue e alle rispettive popolazioni risalgono al X sec. a.C.

La prima “comparsa” dei popoli vichinghi in Inghilterra si fa’ risalire al 937 con la “Battaglia di Brunanbourh”, nella quale si registra la vittoria degli inglesi sugli stranieri del nord. Il 991  è, invece, una data importante per la storia dei popoli scandinavi: nel corso della “Battaglia di Maldon” i vichinghi – più forti e numerosi – riescono ad avere la meglio sugli avversari inglesi, segnando così l’inizio dell’epopea vichinga in Europa.

Ma CHI SONO I VICHINGHI e PERCHE’ DANNO INIZIO ALLE LORO SCORRERIE?

L’origine del termine “vichingo” è incerta. La spiegazione più plausibile è che sia l’adattamento del termine VIK INN (BYGGER) = “abitante della baia”, ma sono più sovente indicati come NORDMENN = NORMANNI o UOMINI DEL NORD.

I vichinghi sono soprattutto norvegesi e danesi e le loro “conquiste” volgono verso occidente: Inghilterra (Scozia, Irlanda), Francia del Nord, Islanda, Groenlandia, America.

VARANGHI è, invece, il nome attribuito ai “vichinghi” SVEDESI, che puntarono all’occupazione dell’Oriente: Russia, Finlandia, Ungheria, Turchia, Nord Africa (dove sono state rinvenute alcune tracce della loro presenza oltre che un ceppo genetico evolutosi nel tempo).

L’insediamento di questi popoli nell’estrema regione nordica della terra fu favorito da un clima – allora –  mite dovuto all’iniziale scioglimento dei ghiacci, nonché dunque dalla possibilità di emigrare verso terre vergini, ricche, incolte e da sfruttare.

Ben presto la convivenza tra questi gruppi etnici – allora non ancora ben definiti – divenne difficile: diverse comunità governate ognuna da un “re” diverso coesistevano, ma la lotta per la supremazia territoriale fu inevitabile.

Ebbero così inizio le prime scorrerie di “orde barbariche” nella vicina, appetibile, ricca Gran Bretagna. Durante tutto il IX sec., si susseguirono a raffica attacchi vichinghi in Inghilterra. Dalla Norvegia giungevano eserciti sempre più organizzati e trafugavano tesori, argenti, monete e gioielli: raccolsero oltre 3 tonnellate di argento. I ricchi bottini permettevano agli scandinavi di sostenere a loro volta e “finanziare” le lotte intestine per il controllo del territorio.

Intorno al X sec. d.C. – con l’ascesa al trono di Inghilterra di Alfredo il Grande – si verificò una ripresa degli angli; una migliore organizzazione della difesa costrinse i vichinghi a firmare il Trattato di Guttorm e Alfredo, che segnò il primo passo verso la DANELAW (o legge danese). Il trattato sanciva i termini della divisione dei territori inglesi.

LE INCURSIONI

europa vichinghi VIII-XI sec

Mappa delle incursioni dei vichinghi in Europa tra l’VIII e il IX secolo

Le incursioni vichinghe non erano solo scorrerie di barbari ingordi e bramosi, ma al contrario erano tatticamente studiate e avevano dei precisi scopi economici (aprirsi nuovi varchi e mercati) nonché “pedagogici” (il campo di battaglia inglese era un luogo di formazione per il guerriero vichingo, ERIK BLODØKS – Erik ascia insanguinata –  fu uno dei primi a insediarsi stabilmente a York).

 Inoltre, dominare il mare significava dominare i territori limitrofi e ottenere la supremazia. Il primo a tentare l’unificazione dei territori scandinavi e britannici fu HARALD BELLACHIOMA, chiamato così per via della sua lunga, fluente e folta capigliatura.

Contemporaneamente alle vicende vichinghe in Inghilterra, SVEIN BARBAFORCUTA – figlio del re svedese HARALD DENTEBLU (per via di una carie evidente e dolorosa che lo portò alla morte) –  si accingeva alla conquista dei territori ungheresi. Il compito fu portato a termine da KNUT DEN STORE (Canuto il Grande), colui che divenne il primo re dei danesi e degli inglesi uniti.

Come si svolgeva la vita nella comunità vichinga?

Un resoconto dettagliato ci viene dato dalle testimonianze islandesi: le SAGHE, che riportano le vicende di conquista e di commercio verso oriente e verso occidente da parte dei popoli vichinghi.

Gli uomini del nord erano abili marinai e savi costruttori di navi. Usavano i fiumi come fossero autostrade. Costruivano imbarcazioni di tutti i tipi: maneggevoli e snelle per le grandi attraversate e le guerre, capienti per le funzioni commerciali, piccole e riccamente decorate per i riti funebri (alcune sono tuttora visibili presso il museo delle navi vichinghe a Oslo).

Le UTMØR erano delle particolari imbarcazioni per il trasporto del bestiame e di ogni tipo di materiale pesante. Erano usate soprattutto per il LANDSHAVN o sbarco nei territori assediati.

È con una di queste Utmør che ebbe inizio la storia dell’ISLANDA…

Le lotte intestine, soprattutto tra i re norvegesi che non volevano cedere alle pretese di Harald Bellachioma, resero la vita di nobili e commercianti insostenibile. Questi caricarono le loro navi dei beni indispensabili per potersi insediare in nuovi territori, presero il largo e giunsero in Islanda, un tempo terra verde e fertile. Il LANDSHAVNTID (l’éra dello sbarco in Islanda) iniziò già tra il 970 e il 930 a.C., ad opera di letterati ed esiliati, e si protrasse fino al XII sec. d.C.

L’Islanda era un luogo per uomini liberi. Non era una monarchia, anzi, la si potrebbe definire la prima forma di repubblica. Esistevano solo il potere giudiziario e legislativo. Si svolgevano delle assemblee (STORTING) annuali – a 50 km da Rejkjiavik – in cui uomini liberi, contadini e commercianti (insieme potenziali guerrieri in remoto caso di guerra) si riunivano per la lettura delle leggi, in base alle quali si amministrava la giustizia. Tuttavia, la mancanza di un potere esecutivo creava non pochi problemi: emanato un verdetto per un crimine commesso, non vi era l’obbligo di eseguirlo poiché nessuno provvedeva all’espulsione del condannato dalla comunità; spettava, bensì, al condannato prendere la decisione di lasciare il villaggio se non voleva rischiare di incorrere nel giro di faide e vendette private.

L’Islanda ha sempre rappresentato un unicum, uno Stato libero in una Europa che andava consolidandosi sotto grandi monarchie. Inoltre, la sua posizione periferica e isolata le ha permesso di divenire un serbatoio di tradizioni culturali, religiose e letterarie. La lingua stessa – se si eccettuano le iscrizioni runiche – è rimasta pressoché immutata: l’islandese del X sec. d.C. è simile all’islandese moderno (per un islandese moderno leggere e capire il “norreno” è come per un italiano leggere e capire i sonetti di Petrarca).

Prima dei vichinghi in Inghilterra

Prima che giungessero i vichinghi, la Britannia post impero romano era abitata da angli, sassoni e juti. Si trattava di tre gruppi etnici germanici: gli Angli provenivano dall’ANGLE una regione a sud dello Jutland (attuale Danimarca) che per primi si insediarono in Inghilterra; poi giunsero i SASSONI, tribù originarie della Bassa Sassonia (attuale Germania); e infine giunsero gli juti le cui origini sono incerte, ma molto probabilmente appartenevano allo stesso gruppo dei GEATI, popolo svedese del V-VI sec. a.C.

Fonti storiche certe su queste tribù sono molto poche e le poche notizie giunte sono state riferite da BEDA, un anglosassone dell’VIII sec d.C., il quale scrisse nell’892 la Cronaca anglossassone. Alcuni avvenimenti narrati nella Cronaca Anglosassone sono confermati dal racconto epico Beowulf: il primo poema anglosassone incentrato sul racconto di vicende danesi e svedesi. È la storia dell’eroe Beowulf, appartenente alla tribù dei Geati, le cui avventure hanno inizio con una sfida ad un amico in una gara di nuoto fino al castello detto del Cervo. Giunto lì, l’eroe deve vedersela con l’orco messo a difesa del castello e con una serie di altri racconti a catena. Le vicende di Beowulf sono ambientate nel V-VI sec durante il regno del re geato IGELACK, noto per aver compiuto delle spedizioni di rapina in terra frisone, dove troverà la morte. Nella narrazione poetica si accenna anche alle dispute tra i geati e gli sviđar, questi ultimi erano stanziati nei dintorni di Uppsala (Svezia meridionale).

Il Beowulf è dunque un poema anglosassone che ha ben poco di anglosassone, o meglio, si tratta di un racconto “emigrato” in Britannia, introdotto dagli angli dello Jutland che hanno conservato memoria delle gesta fantastiche dell’eroe e le hanno tramandate oralmente per generazioni, finché non è stata scritta.

La cronaca anglosassone

Il resoconto più attendibile sulle vicende germaniche è quello della “Cronaca Anglosassone” del Venerabile Beda, redatta durante il regno di Alfredo il Grande (durata del regno 871-889).

Re Alfredo – successore di Hoffa re della Mercia – è colui che nell’879 firmò con il re danese Gutthorm – successore di Gudfred – il trattato di spartizione delle terre britanniche. L’appellativo di “Grande” per Re Alfredo è giustificato dal forte impulso culturale che animò il suo Regno. Il X sec. d. C., nonostante le incursioni vichinghe, fu un periodo di splendore, ricchezza e fioritura culturale per l’Inghilterra, una ricchezza destinata a finire subito dopo la morte di Re Alfredo.

Dopo il Trattato con Gutthorm, Alfredo trasferisce il potere politico nel Wessex, dove riesce a resistere tenacemente agli attacchi dei vichinghi e dove riesce a trovare il tempo per rendersi conto dello stato di decadimento e ignoranza nel quale verteva il suo paese. Dopo il declino del Regno di Northumbria, il livello culturale era talmente calato che il latino era una lingua sconosciuta persino ai dotti. Alfredo sentì, così, l’esigenza di fondare delle scuole e con l’aiuto di “maestri” stranieri provenienti dal Continente cercò di ricostituire una nuova casta di intellettuali in grado non solo di comprendere il latino, ma di tradurre in “volgare” i testi classici della letteratura latina. Lo stesso Alfredo studiò e imparò il latino e si cimentò nella traduzione della Cura Pastoralis di Gregorio Magno (il testo tradotto in anglosassone divenne “JEGGEBOK”). Il re incitò la traduzione di opere quali i Soliloquia di Sant’Agostino e la La Storia universale di Paolo Orosio. Le traduzioni, forse, non erano fedeli, ma contenevano anche integrazioni di testi dell’epoca come per esempio i Resoconti di Otero e Wolfgang, due viaggiatori giunti all’estremo nord dei territori noti, i quali contribuirono ad ampliare le conoscenze geografiche del tempo, gli usi e i costumi dei popoli nordici e le arti magiche dei finni. I resoconti sono la testimonianza di una naturale predisposizione e apertura mentale di re Alfredo verso le altre civiltà.

Mentre la Britannia vede l’alternarsi di alti e bassi politici, i vichinghi ampliano il loro dominio dirigendosi verso l’Irlanda, dove subiscono delle sonore sconfitte. Le battaglie tra vichinghi e irlandesi più note, a noi pervenuteci, sono:

980, la battaglia di Tara e di Dublino. I vichinghi registrano la loro prima sconfitta in terra irlandese;

1014, la battaglia di Clontarff. Il giorno del Venerdì Santo, i vichinghi sono sconfitti dal re irlandese Brian Boru, il quale trova la morte proprio durante quello scontro. L’episodio di questa battaglia è narrato anche nella Njàlsaga, una delle più belle saghe islandesi soprattutto per la ricchezza della simbologia nordica e delle premonizioni sfavorevoli ai vichinghi: piogge di sangue, morti misteriose, tempeste.

Una tregua negli scontri tra i vichinghi e le popolazioni britanniche la si raggiunge durante il Regno di Æþelstein (regna dal 924 al 939). Dopo la morte di Alfredo il Grande nell’899, succedono al trono Edward il Vecchio (r. 899-924), seguito da Æþelstein (si pronuncia Ethelstain) a sua volta seguito da Edgard (r. 939-975).

Verso l’anno 1000

Tra il 995 e il 1000 – gli anni in cui la Norvegia era governata da re Olav Tryggvasson, impegnato nell’evangelizzazione del suo paese – l’Inghilterra conobbe un periodo di tregua.

L’evangelizzazione in Inghilterra ebbe già inizio nel VI sec. d.C. ad opera di missionari irlandesi e romani. Come i paesi scandinavi, i territori anglosassoni accettarono il cristianesimo perché riuscì a fondersi con la tradizione pagana.

Dal punto di vista letterario, in Inghilterra era già presente una letteratura di carattere religioso, soprattutto poesia eroica cristiana: formule di elogio ed esaltazione del sovrano valoroso e permeato di valori cristiani; Cristo viene spesso identificato nel re e gli apostoli sono rappresentati dai consiglieri, i cavalieri e tutti i membri del seguito regale.

Linguisticamente vicini, i popoli anglosassoni e quelli scandinavi si influenzarono reciprocamente e con facilità.

Tra i racconti poetici più noti, si ricorda Kedmon – un personaggio storicamente non esistito. È la narrazione di un povero incolto che in seguito ad una illuminazione divina ricevuta in sogno, acquista il dono dell’eloquenza poetica. La poesia “kedmoniana” è essenzialmente una parafrasi dei versi biblici.

Un altro autore della poesia epica cristiana è Kunewulf di cui si hanno notizie storiche più precise. La sua produzione poetica è interamente centrata sulla figura del Cristo. Uno dei meriti di Kunewulf fu quello di essere stato il primo scrittore anglosassone a porre un acrostico –  vale a dire porre il suo nome in calce al componimento – affinché il suo nome fosse ricordato e tramandato ai posteri.[1]


[1]Essere ricordato dai posteri era importante ai fini delle indulgenze e per aspirare al Paradiso

Il Cristianesimo

Il 24 giugno 1000, la storia della civiltà vichinga subì una svolta: viene definitivamente introdotto il Cristianesimo. In realtà fu siglata la prima signatio, una sorta di patto che permetteva ai popoli nordici di avere contatti con altri paesi europei cristianizzati.Gli scandinavi aderirono al “patto” per convenienza: non sarebbe stato furbo chiudere le porte ad un mercato fiorente quale si prospettava quello dei territori cristianizzati.Da una iniziale fase di accettazione del cristianesimo, si dovette procedere con la forza alla sua definitiva introduzione  per usufruire in pieno di tutte le “agevolazioni” e garanzie che comportava l’aderire a questa religione.Il primo grande re / crociato fu il norvegese OLAV TRYGGVASSON I, il SANTO, che condusse una dura guerra di repressione del paganesimo. Ma nelle battaglie si invocava ancora il nome di THOR, guida e protettore delle gesta guerriere. Fu così che si decise di agire con l’astuzia: la simbologia pagana fu man mano rielaborata con i simboli della nuova fede. Lo STORTING (assemblea) accettò le leggi del cristianesimo purché mitigate da una libertà privata di continuare a professare e praticare la religione pagana mista: nacque la figura del godar, una sorta di sciamano / stregone che metteva a disposizione la propria abitazione per continuare la pratica di riti pagani tradizionali, riti in cui la presenza del sangue era obbligatoria.Lentamente il processo di assimilazione fu completato e all’introduzione del cristianesimo resta un merito: l’incremento e la diffusione culturale. Con l’arrivo dei missionari, ebbe inizio la tradizione scritta e si diede il via alla stesura di testi letterari e non, cronache e traduzioni dal latino di testi sacri, profani, narrazioni e genealogie regali senza le quali oggi si saprebbe ben poco del mondo vichingo.

DOPO l’anno 1000

Dopo la parentesi cristiana, i vichinghi ripresero le loro scorrerie in Inghilterra. È sempre la Cronaca Anglosassone che ci riporta puntualmente le vicende:

1010. Olav Haraldson muore in uno scontro in Islanda, dal quale la Norvegia ne esce vittoriosa. È la perdita di un grande sovrano cristiano. Le sue spoglie vengono portate a Trondheim dove viene costruita una cattedrale in suo onore (La prima cattedrale in mattoni edificata in Norvegia). Sulla sua tomba avvengono prodigi e miracoli e una pianta d’edera tuttora visibile ne rivestì la tomba: fu il primo re norvegese canonizzato: re Olav il Santo, patrono della Norvegia.

1011. Le invasioni vichinghe continuano. I tributi richiesti all’Inghilterra diventano sempre più esosi, ma questo anno è noto per la cattura e il martirio dell’arcivescovo Elfea di Canterbury, precedentemente vescovo di Winchester e colui che battezzò Olav Tryggvasson. L’avvenimento suscitò orrore poiché nonostante il pagamento di un lauto riscatto, i guerrieri vichinghi in preda ai fumi dell’alcol e all’euforia, torturano e uccisero il vescovo.

Giustificato come un momento di efferatezza dovuto a scarsa lucidità, l’avvenimento non scatenò alcuna reazione a catena, ma segnò per sempre i vichinghi come un popolo irresponsabile e malvagio. 

1013. Il vichingo Thorkel il Lungo – luogotenente di Svein Barbaforcuta, sovrano danese in lotta contro l’Inghilterra – diserta a favore dell’esercito inglese. Si dice che in seguito sia diventato il capo dei vichinghi di Jomsborg, un avamposto baltico presieduto da mercenari che offrivano i propri servigi al miglior offerente, e che si distinsero nella storia quale corpo armato speciale.

Ora, il fenomeno dei mercenari è discutibile e poco documentato storicamente nel caso dei vichinghi, mentre è accertato che i “variaghi” o “varanghi” (vichingi svedesi) divennero il corpo armato scelto dell’imperatore di Bisanzio.

1014. Svein Barbaforcuta muore, ma solo dopo aver conquistato il Wessex, la Mercia e il Northumbria.

1016 – 1035. Il successore di Svein è il figlio Knut (Canuto il Grande). Re danese che realizza il primo vero impero nordico comprendente la Danimarca, la Svezia del sud, parte della Norvegia e l’Inghilterra. Conduce un’abile politica matrimoniale che gli permette l’unificazione dei regni: infatti, Canuto sposa Emma la vedova di Ethelred (Æþelred) lo Sconsiderato. Per quanto lungo, il suo regno è fragile e destinato a crollare dopo la sua morte.

Stabilitosi in Inghilterra, gli inglesi non lo accettano: è un re danese e gli stranieri non sono benvenuti in terra inglese. Allo stesso modo, è un re troppo inglese per i danesi che lo avvertono lontano – anche fisicamente – e distaccato per riuscire a badare anche alle loro esigenze. Non fu facile per Knut difendere i propri interessi nel Regno, solo la sua proverbiale pietas e il suo senso religioso e mistico della vita –  cosa rara nei successivi re – gli garantirono un periodo di relativa pace.

1066. La battaglia di Hastings e l’invasione normanna segnarono la fine dell’Inghilterra sassone e dei vichinghi dano-norvegesi.

L’Inghilterra fu invasa da Guglielmo il Conquistatore, successore di Rollone di Normandia. I normanni erano vichinghi che si isolarono dalle vicende della propria terra di origine e si stanziarono nel Nord della Francia, in Normandia, ben 150 anni prima delle prime invasioni vichinghe in Inghilterra. L’impero normanno fu notoriamente molto più duraturo, solido ed efficiente. Da esso discendono le attuali principali casate regali dell’Europa.

4 thoughts on “I vichinghi, storia e filologia

  1. Carlo scrive:

    Bel “post”. Non è la prima volta che visito questo blog e lo trovo interessante. Trovo che le informazioni siano chiare e ben scritte. Questo post sui vichinghi, tra l’altro, mi è stato molto utile per delle informazioni che cercavo. Grazie🙂

  2. Damien L scrive:

    Hallo! Merci pour le blog. Je ne parle pas bien l’italien, mais je le comprend ecrit et je trouve trés informative votre blog sur la Scandinavie!

  3. Bradley scrive:

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