Il genere delle saghe


I principali generi di saghe sono:

FORNALDARSÁGUR: Le saghe del tempo antico sono di carattere prevalentemente leggendario con intreccio di elementi mitologici, favolistici ed eroici. A questo genere appartengono, per esempio, la SAGA di HROLF KRAKI e la SAGA di TEODORICO (þiđrikssága).

BISKUPASÁGUR: Le saghe dei vescovi, un genere di narrazione religiosa, introdotta con la cristianizzazione delle terre del nord, e che narra dei primi insediamenti di monasteri cristiani, della vita dei monaci e cronache di abati.

RIDDARASÁGUR: Le saghe dei cavalieri. Si tratta della versione islandese della letteratura “cortese” europea; a volte trattasi di traduzioni di racconti provenienti dal continente.

KONUNGASÁGUR: Le saghe dei Re. Racconti di carattere storico che riportano le genealogie delle famiglie reali o illustri.

HEILAGAMANNASÁGUR: Le saghe dei santi. Genere agiografico tardo e non originario della tradizione islandese e totalmente dipendente dalla cultura latina.

ISLENDIGASÁGUR: Le saghe degli islandesi. Racconti delle prime famiglie nobili norvegesi insediatesi in Islanda.

DARRAĐALJOD: Il Canto delle Valchirie, presente nella saga di Njál; le valchirie che tessono le trame dei destini con gli intestini degli uomini su un telaio fatto di teschi. Il tema è molto ricorrente e antico, non solo nelle saghe di tradizione nordica. Il canto è caratteristico della tradizione degli scaldi per il tono lugubre e l’oscurità dei significati.

LE SAGHE ISLANDESI

Le saghe sono propriamente dei racconti in prosa. Solo alcune riportano il nome dell’autore.

Il gruppo delle saghe islandesi è quello più interessante e ricco nei contenuti, poiché si narra dell’insediamento in Islanda delle prime famiglie norvegesi in fuga dal dispotismo di Harald Bellachioma. Si tratta, in altre parole, di storie autoctone e non derivanti o influenzate da altre tradizioni europee.

Le saghe si costituiscono in forma compiuta solo nel Medioevo, cioè nel periodo di maggior produzione letteraria. Tra le principali saghe islandesi si ricordano: GISLI SURSSONSSAGA, NJALSAGA e EGILSAGA. In quest’ultima si narrano le vicende personali e le inimicizie di un noto scaldo / guerriero islandese alla corte di Norvegia. Le vicende non hanno luogo solo il Islanda, ma spesso anche negli altri paesi scandinavi.

Uno dei problemi delle saghe concerne la loro “attendibilità storica”, nonché la “genesi del componimento”. La questione filologica che ci si pone è: La saga è la stesura finale, a opera di un anonimo, di racconti provenienti da una lunga tradizione orale oppure si tratta di un fenomeno di letteratura medievale còlta nata per essere scritta senza necessariamente presupporre una tradizione orale alle spalle?

Tale controversia nasce dal confronto di diversi codici e documenti riportanti lo stesso racconto, ma in versioni diverse. Inoltre, vi sono delle saghe molto lunghe tanto da presupporre l’impossibilità di credere che tutti i dettagli narrati e le vicende siano state tramandate integralmente per via orale. Numerosi i protagonisti, maggiori e minori, numerose le storie e i dettagli, gli aneddoti riferiti. Tutto rende difficile capire cosa è autenticamente originario e cosa sia, invece, dovuto all’opera di ricostruzione e armonizzazione dei frammenti da parte del raccoglitore medievale.

Un’ipotesi sulla genesi delle saghe quale racconti scritti è la seguente: la narrazione di vicende di personaggi appartenenti ad una comunità era una forma di intrattenimento della società medievale islandese; la narrazione era spesso accompagnata con il canto o con la creazione estemporanea di alcuni versi in lode di un eroe o di un personaggio illustre. Questa forma di narrazione permise per oltre duecento anni, il tramandarsi le informazioni su vicende più o meno storiche e comunque ragguardevoli sia per i contenuti che per l’impatto emotivo.

Mentre il fatto narrato risale al IX sec, l’elaborazione scritta risale a non prima del XII secolo. Vi sono, indubbiamente, certi singoli episodi e descrizioni di riti di origine orale e che furono inseriti in un contesto narrativo armonizzato, proprio a mo’ di trama romanzata e questo fa’ della letteratura islandese un esempio unico di narrativa, anticipatore dei tempi.

Si può affermare, senza esagerazione, che il “romanzo” – così come lo si intende nella cultura europea successiva al Romanticismo – è nato in Islanda e nei paesi scandinavi che adottarono la tecnica della narrazione in prosa già nel XII secolo.

L’uso del “codice” e l’introduzione dell’alfabeto latino, comportarono che la maggior parte dei racconti orali “sciolti” fossero “supervisionati” e organizzati in letteratura scritta. Presumibilmente questo lavoro fu opera di uomini religiosi, dal momento che il sistema dei codici nasce nei monasteri proprio nel XII secolo.

Molti racconti sono stati sicuramente persi, non solo per mancanza di materiale, ma anche per le manipolazioni, le correzioni e la mediazione del cristianesimo, connotando i riti pagani e gli eventi sopranaturali con un significato e un’interpretazione della divinità diverse da quella che poteva appartenere ad una civiltà pre-cristiana. 

Se sulla genesi della saga vi sono ancora molti dubbi, ve ne sono di meno per quanto riguarda taluni riti e tradizioni comunitarie che si ritrovano anche nelle saghe e che in parte confermano le notizie di carattere giuridico, legislativo e amministrativo rinvenute su altri documenti dell’epoca. Una di queste testimonianze, per esempio, è il niđrsstáng, ovvero, il Palo dell’infamia sul quale veniva affisso il nome del criminale proscritto e da perseguitare; vi è anche l’ hofuðlauns, ovvero il riscatto della testa, un riscatto che il criminale o la sua famiglia pagava in denaro o in versi scaldici (in poesia) decretando il rispetto e l’asservimento a colui il quale era stato commesso un torto. Il quadrigildo era una vera e propria forma di cauzione per riparare al misfatto e la cui somma si stabiliva in base allo status della parte in causa: se il torto era stato commesso contro un dignitario o un membro illustre della comunità, la somma da pagare era più alta rispetto a quella dovuta ad un uomo libero o ad uno schiavo.

Gli schiavi erano in realtà e soprattutto prigionieri di guerra, spesso persone anch’esse illustri o nobili; gli schiavi godevano di un trattamento particolare sebbene fossero sottomessi e addetti ai lavori più umili e frustranti.

Non si trattava certo di “schiavi” nel senso “mediterraneo” del termine, costretti ai lavori forzati o sfruttati fisicamente: bastava macchiare l’onore, gettare l’onta su un uomo per farlo “schiavo”, cioè umile e vilipeso, privarlo della possibilità di ottenere gloria e prestigio e quindi privarlo anche di una vita ultraterrena felice.

Il gusto delle saghe per le genealogie e gli elenchi di nomi di persona ha origine nelle ÆTTARTÁLUR, ovvero, nelle declamazioni delle dinastie. Un genere letterario che nasce, probabilmente, come forma legale di censimento e nelle quali venivano segnalati tutti gli appartenenti – familiari e non – alla comunità.

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