In nome di Thor o in nome di Odino?


Loriđi o Hlorriđi è un altro nome per Thor e significa “il rumoroso” e infatti, Thor è noto come il dio del tuono e il protettore degli uomini. Thor compare con il nome di Loriđi, nella Hymirskviđa, nella Lokasenna e nella Trymskviđa. Il canto di Trym e il Canto di Hymir sono di carattere epico, mentre la Lokasenna è un testo in forma dialogica e concerne le invettive di Loki, il dio maligno, contro gli altri Asi. Il motivo scatenante delle sue ingiurie è dovuto al fatto di non essere stato invitato a un banchetto.

La Hymirskviđa è il canto, invece, che più somiglia all’Edda per via della sua ricchezza metaforica e il “parlare oscuro”. Nella Hymirskviđa si cita l’episodio della pesca del serpente di Thor, una delle sue imprese più notevoli. Il racconto risulta diverso da quello narrato da Snorri per via di alcune incongruenze tra i due testi. L’episodio sembra, comunque, essere molto antico e noto in tutto il mondo scandinavo e viene confermato dalle raffigurazioni pittoriche e scultoree rinvenute su pietre runiche.

Il fatto che Snorri riduca molto la lunghezza dell’episodio si può giustificare in diversi modi: il passare del tempo e le influenze culturali esterne possono aver operato dei “tagli” naturali al racconto, oppure era nelle intenzioni di Snorri fare una selezione dei racconti mitologici favorendone alcuni e tralasciandone altri. Ad ogni modo Snorri sa rendere onore al dio Thor nella genealogia che gli dedica nel prologo sulla nascita degli déi. I nomi che cita sono solo sinonimi o appellativi diversi per indicare sempre Thor.[1] Thor è dunque chiamato Einriđi, il tuonante, Vingeđorr, dio della battaglia, Vingener, dio che brandisce il martello, Mòda, l’infuriato, Magi, il potente, Skjölđ, l’uomo con lo scudo. Moda e Magi sono anche i figli di Thor che erediteranno il suo martello alla fine dei tempi.

Il mito di Thor è indubbiamente il più duraturo e il più diffuso in Scandinavia. In principio era il padre degli déi, in seguito fu spodestato da Odino, il dio ambiguo, mago e veggente, protettore dei guerrieri e dei campioni in battaglia. Thor, tuttavia, rimase nel cuore degli esseri umani ed è il dio più dotato di caratteristiche e venerato degli altri: dio del tuono e delle stagioni, dio della forza e difensore dell’umanità, dio della fertilità e della vita coniugale.

In Islanda, come in Svezia e in Norvegia, circa 4000 abitanti hanno all’interno del proprio nome il toponimo Thor e le sue varianti, così come i luoghi e i nomi di città. Indubbiamente Thor era il dio a cui si dedicavano il maggior numero di sacrifici e quello che aveva il maggior numero di adepti. Dudone di San Quintino, storico e missionario anglosassone, è stato uno dei più affidabili testimoni dei riti e dei sacrifici in onore di Thor.

Snorri, addirittura, fa risalire la nascita di Odino a Thor, per poi – nel capitolo successivo – rovesciare i ruoli (vedi post precedenti).

Odino è sempre stato contrapposto a Thor: Odino è il dio dei re, dei guerrieri, dei senza patria, dei mercenari, mentre Thor è il dio dei contadini in armi; Thor mantiene le promesse, mentre Odino è ambiguo, è spesso causa di discordia ed è capace di negare il suo aiuto.

Padre degli déi, della poesia, della guerra, dell’estasi, delle rune e della magia, Odino viene evidenziato soprattutto per il suo carattere di sciamano. Tra le pratiche magiche attribuite a Odino vi è anche il seiđr, rito orgiastico e promiscuo. Odino è riconoscibile per la lancia e per il suo unico occhio, poiché uno lo ha perso impiccandosi all’albero cosmico Yggdrasil per un sacrificio a sé stesso al fine di acquisire la saggezza. Indossa un mantello e un cappello a falde larghe. Questa iconografia è riportata nelle Fornaldarsagær (Le saghe del tempo antico, XIII – XIV° sec.) Odino possiede l’anello Draupnir, che ogni nove notti produce altri 8 anelli o armille. Egli possiede anche il cinghiale che rinasce, il cavallo dalle 8 zampe Sleipnir e i due corvi messaggeri Hoginn (Pensiero) e Muninn (Memoria) il cui compito è sorvolare il mondo per tutto il giorno a tornare la sera per informare Odino su quanto accade. Per questo Odino è anche chiamato Hrafnaguđ, il dio dei corvi.

Sleipnir, il cavallo dalle 8 zampe, fu un dono, risultato dell’accoppiamento tra uno stallone dei giganti e il dio Loki tramutato in giumenta.

Odino, dio dell’estasi e del furore guerriero, è il protettore dei Berserkir, i combattenti invasati rivestiti di pelli animali che lottano con furia, anche completamente nudi e senza timore di essere colpiti da fuoco o ferro.

Odino è il dio dei poeti colti e raffinati ai quali concede ispirazione poetica e invasamento.

Odino è anche circondato da una schiera di Valchirie, fanciulle sacre, vergini consacrate al dio le quali hanno il compito di scegliere le anime dei guerrieri morti sul campo di battaglia e di accompagnarli del Valhalla.

Adamo da Brema descrive, nei suoi appunti di missionario in Svezia, un tempio in cui erano custodite le tre statuette raffiguranti le tre principali divinità nordiche: Voden (Odino), Thor e Frigg (Fricco). I toponimi di Odino sono completamente assenti in Norvegia e in Islanda, mentre sono più frequenti in Svezia. Questo induce gli studiosi a ritenere che il culto di Odino proviene dalla Germania e si è fermato in Svezia e nella Scania meridionale. Non esistono nomi propri di persona contenenti quello di Odino o affini, probabilmente perché il suo nome è comunque legato alla fama di dio traditore e ambiguo. Però il suo nome come quello di Thor è legato a un giorno della settimana che è lo stesso che i latini dedicarono al dio Mercurio, il mercoledì:

anglosassone: Wodensdag; inglese moderno: Wednesday; antico nordico: Ođinsdagr; norvegese moderno: Onsdag.

A Thor è stato attribuito il “giovedì”, per i latini il giorno di Giove:

antico nordico: Thorsdagr; inglese moderno: Thursday; norvegese moderno: Torsdag.

Odino compare anche come il dio delle leggi e colui che muta gli esiti di un combattimento, proprio come una divinità indiana chiamata Waruna: il filologo Du Mezil ne parla diffusamente in modo comparatistico.

Odino è anche menzionato negli incantesimi di Melseburg e nel II° incantesimo viene invocato contro le malattie dei cavalli, quindi, per estensione, Odino è anche il protettore e il guaritore degli animali e in particolar modo dei cavalli, considerato a sua volta un animale sacro e magico.

Alcune teorie etimologiche riconducono il nome di Odr al gotico Wods = possessione, furore. Questo lo avvicinerebbe ad alcune divinità celtiche dotate del dono della profezia e della magia.

Infine, l’episodio narrato di Snorri del viaggio di Odino (vedi post precedenti) potrebbe convalidare la tesi del culto di Odino importato dalla Germania. Nel racconto si dice che Odino si sposta con un gran numero di uomini e con la moglie Frigiđa o Frigg. Bene, le notizie sulla moglie di Odino sono poche e spesso viene confusa con la dea della bellezza Freya, membro della famiglia dei Vani.

FRIGG è la moglie di Odino e la madre di Balđr, il dio buono e bello; Frigg, infatti, viene ricordata principalmente in relazione all’episodio della morte di Balđr. A Frigg è dedicato il giorno della settimana, Venerdì:

latino: Dies Veneris; antico alto tedesco: Frìatag; anglosassone: Frigedead; antico nordico: Friagadr, Friggdag; inglese moderno: Friday; norvegese moderno: Fredag.

Nel Capitolo 19 del Skaldskarparmàl (Il linguaggio poetico in Edda), Frigg risiede nella reggia Fénsalir ad Asgaard, nel regno degli dèi. Anche Frigg è di importazione tedesca, dal momento che il suo culto è attestato principalmente fuori dalla Scandinavia, mentre è frequentemente citata nei canti di Melseburg. Fu venerata in epoche ben anteriori con il nome di Frìa. Etimologicamente, il nome è di origine anglosassone e deriva da FREO = donna. Frigg è citata da Paolo Diacono nella sua Historia Longobardorum dove si narra di Odino che aiuta i vandali schierandosi dalla loro parte, mentre la moglie Fréa si schiera con i Longobardi.

Questo non fu il solo motivo di disaccordo tra i coniugi: nella saga degli Ynglingar, nella Heimskringla, nella Lokasenna e nelle Gesta Danorum di Saxo Grammaticus, si narra l’episodio in cui Frigg, durante l’esilio di Odino, si unì carnalmente con i fratelli di quest’ultimo, Vidi e Vé … per consolarsi della sua assenza. Quando Odino ritorna, esercita il suo diritto sulla moglie. Alla fine Odino la riconquista, ma resterà per sempre l’onta del tradimento, motivo tra le altre di cose di ingiurie, insulti e allusioni da parte del malvagio Loki.


[1] Una caratteristica delle genealogie nordiche è la presenza di nomi che si richiamano a vicenda per allitterazione o consonantismo. Questo è un modo sia per dimostrare la parentela tra i membri della famiglia, che come tecnica mnemonica utilizzata dal narratore

2 thoughts on “In nome di Thor o in nome di Odino?

  1. AnneNor scrive:

    Volevo semplicemente dire che è un blog che trovo fantastico! good job😉

  2. Ulysses scrive:

    Proprio quello che cercavo, grazie!

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