La fedeltà


La fedeltà era un sentimento molto forte, la molla che faceva scattare la catena di faide nel momento in cui veniva violata la fiducia. I familiari di un proscritto erano “fedeli” – anche sotto lauto compenso – al proprio congiunto e non rivelavano il luogo del suo nascondiglio.

Ma se da una parte il legame di fedeltà era così forte e talvolta vincolante, bastava poco per scioglierlo o capovolgerne il senso. Il divorzio, per esempio, vale a dire lo scioglimento del legame di fedeltà coniugale, non prevedeva alcuna lungaggine burocratica: bastava la dichiarazione di divorzio in presenza di testimoni. Il divorzio lo poteva dichiarare tanto un uomo quanto una donna.

Ogni dichiarazione giuridica era solo verbale e valida se pronunciata dinanzi a testimoni e poteva avere luogo ovunque, sebbene in Islanda esistesse il Þingvellir – le Pianure dell’Assemblea – l’unico luogo legale riconosciuto dove poter esercitare il diritto e amministrare la giustizia dinanzi ai capi e ai maggiorenti dell’isola, alla presenza del venerabile gođi –  il detentore del potere legislativo e lettore delle leggi.

In ogni fattoria, comunque, era previsto un luogo adibito all’esclusivo esercizio “provvisorio” del diritto e dell’autorità.

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