La saga di Hrolf Kraki


È la storia, più leggendaria che vera, di un valoroso e noto capo vichingo del X o XI sec. Il manoscritto contenente la saga fu rinvenuto tra il XIV° e il XV° secolo, quando alcuni eruditi si misero alla caccia dell’identità di un condottiero-eroe nominato in BEOWULF, il cui nome era Hrođulf (ags. 800 circa), derivante dal germanico comune Hrodu ulfar (VI sec. circa), il cui significato è LUPO della GLORIA e che nel nordico antico si tramutò semplicemente in HROLF.

Le vicende di Hrolf Kraki – Rodolfo il Lungo o la Pertica[1] – risalgono ad un passato molto antico. Viene citato già come un ricordo lontano da Snorri nella sua opera del 1200 e ancora prima ricordato nel Beowulf (800 / 900).

Hrolf fu l’ultimo della dinastia degli SKJÖLDUNGAR, i giovani uomini con lo scudo (skjøld), altrimenti noti come gli uomini di Skljøld, territorio danese della Hlejra.

 

In principio vi erano due fratelli: Frodi e Haldan. Da quest’ultimo nascono Hroarr (che sposa la figlia del re d’Inghilterra e domina i territori danesi) e Helgi (padre di Hrolf Kraki).

Da Hroarr nascono Herogarr e da questo Hjardwarr. Da Helgi, dunque, nacquero Hrolf e Signy (la figlia).

 

Helgi il Padre era un uomo valoroso e guerriero, signore incontrastato dei mari, sempre in viaggio tra scorrerie e commercio. In una delle sue numerose spedizioni si imbatte nella regina dei sassoni OLUF. Helgi desidera sposarla, ma costei – fiera e altéra – lo rifiuta sprezzante. Helgi, pur sopportando il rifiuto, non tollera l’ingiuria alla propria persona e una notte costringe la regina dei sassoni a giacere con lui, forzandola al matrimonio. Subito dopo quella funesta notte di nozze, Helgi scappa, non sapendo di lasciare alle spalle il concepimento di una figlia. La piccola nacque e le fu dato il nome di YRSA. La figlia dell’odio fu allevata tra i pastori e nonostante la fatica del lavoro e le angherie della madre, riuscì a crescere bella e nobile di aspetto.

 

Dopo molti anni, Helgi ritornò nei territori della regina dei sassoni e lungo il cammino intravide nei pascoli una splendida fanciulla, la cui bellezza era degna della figlia di un re e, durante la sua visita alla regina, prese informazioni sul conto della giovane donna. Oluf a questo punto colse l’occasione per meditare la vendetta sulla propria verginità violata: non rivelò chi fosse YRSA nella realtà e disse semplicemente che era la figlia dei pastori. Helgi se ne innamorò e la chiese in moglie, dal momento che tra lui e la regina dei sassoni non vi era mai stato un vero legame, né mai amore. Si celebrarono, dunque, le nozze, inconsapevolmente incestuose, tra Helgi e Yrsa e dal loro amore nacque il prode Hrolf.

La loro vita coniugale fu perfetta e felice in ogni cosa, fino al giorno in cui Yrsa – recandosi al fiume – ascolta incautamente le dicerie sul suo conto, e viene a sapere di essere la figlia di Helgi e che quindi si era sposata con il padre e che loro figlio era il frutto di un incesto. Corse dalla madre Oluf per chiedere delle spiegazioni e quella, sazia di vendetta e scherno, raccontò ogni cosa e confermò le dicerie. Scoperta la verità, Helgi e Yrsa sono costretti a lasciarsi nella vergogna. Yrsa scappa in Svezia portando con sé Hrolf e lì si risposa con l’avido re e presunto sciamano degli Sviar, Ađils, e per il quale Hrolf nutrirà sempre dell’odio profondo.

Intanto, la leggenda vuole che Helgi ricominciasse la sua vita di vichingo saccheggiatore, morendo in una scorribanda, ma ben prima della sua morte, si dice che si fosse unito carnalmente con una donna-elfo dalla quale nacque Skuld (La Colpa) o Signy, un essere semidivino. Skuld si sposerà con Hjardwarr, il figlio di Heorgarr, nipote di Helgi e cugino di Hrolf.

Si narra che fu proprio Hrolf – in uno dei suoi assalti – ad aver sterminato tutti i discendenti di Hroarr, cioè del fratello di Helgi, suo padre. Hrolf sterminò la famiglia di suo zio per impadronirsi del territorio regale danese. Nello sterminio di Hrolf, muore dunque suo cugino Hjardwarr e sottomette la moglie di costui, Skuld, che è in realtà la sorellastra di Hrolf stesso. Skuld non sopporta la sudditanza a Hrolf e sarà lei la causa della fine della gloriosa vita di Hrolf, il quale colto in un tranello morirà con tutti i suoi campioni. Unico superstite della strage di Hrolf Kraki e dei suoi campioni, sarà il servo Vôggr, colui che diede il soprannome di Pertica al suo signore e che sopravvivrà per vendicare la morte di Hrolf e narrarne le gesta.

 

Nella saga compaiono innumerevoli elementi magici, ultraterreni, di oscura e fosca interpretazione e che conferisce al racconto la sua labile veridicità. Ma all’interno della saga stessa – presumibilmente trascritta durante il cristianesimo e dopo una lunga tradizione orale – si spiegano gli elementi magici attraverso un episodio che vede Hrolf protagonista di un incontro con Odino in persona, ma camuffato, il quale mette alla prova l’eroe concedendogli i suoi favori. Hrolf rifiuta l’aiuto del dio camuffato e Odino interpreta il suo gesto come un rifiuto dell’aiuto divino, come un’opportunità mancata di conoscere la vera religione e la fortuna che possono offrire le divinità pagane. Dal momento del rifiuto in poi, Hrolf sarà destinato ad una serie di incontri di carattere sovrannaturale e sovrumano e prove attraverso le quali soccomberà per essere, infine, accolto tra gli eroi del Valhalla. 


[1] Il termine “Kraki” significa propriamente “tronco d’albero i cui rami sporgenti o tagliati sembrano dei pioli sui quali arrampicarsi”… Pertica, appunto.

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