La saga di Ragnarr Braghe di Cuoio


Ragnarr fu soprannominato Braghe di Cuoio perché si cucì un paio di pantaloni in cuoio con una particolare imbracatura che gli permise di sconfiggere un drago custode di un tesoro le cui dimensioni aumentavano o diminuivano in proporzione al drago stesso.

Il Ragnarr del drago è una figura leggendaria nella quale confluiscono i tratti del carattere del vero Ragnarr – quello storico –  che si diresse alla conquista del Northumbria.

In quella regione inglese regnava ELLA, un re scaltro che riuscì a catturare Ragnarr e lo condannò a morte gettandolo nella fossa dei serpenti. Prima di morire Ragnarr invocò la vendetta dei propri figli: Bjørn Fianchi di Ferro (detto così per le larghe spalle, l’ampio torace e l’addome robusto) e Ivar Senz’Ossa (poiché soffriva di una carenza di calcio nelle ossa).[1]

Quando la notizia della morte di Ragnarr giunse in Norvegia, i figli organizzarono una spedizione punitiva che ebbe un risvolto memorabilmente cruento. In Northumbria uccisero Ella, ma la loro sete di vendetta si estese a tutta la gente anglosassone e si spinsero fino all’Anglia Orientale il cui Re Edmondo – convertitosi al Cristianesimo – morì martire dopo essere stato sottoposto al supplizio dell’aquila.

La tortura consisteva in una vera e propria opera di macelleria (gli animi sensibili smettano di leggere il seguito):

Si conficcava un’ascia nel corpo vivo del torturato, gli si apriva il torace separando le costole dai polmoni, in modo che questi sembrassero due ali spiegate, il torturato veniva poi impalato e lasciato dissanguare oppure legato in modo tale che il corpo sventrato – o meglio “spolmonato” – potesse essere mosso come una marionetta.

Il supplizio dell’aquila segna approssimativamente l’inizio della colonizzazione dell’Islanda da parte di quei vichinghi norvegesi in fuga dalla politica  accentratrice di Re Harald Hårhagr (Bella Chioma).

In materia di torture e stratagemmi ingannevoli, i vichinghi non erano certo privi di fantasia. Si ricorda per esempio la “Conquista di Roma” ad opera di Askings e Bjørn Fianchi di Ferro.

[1] Perdonate la nota non pertinente ad una filologa, ma tanto per intenderci i soprannomi dei vichinghi sono tanto buffi quanto veritieri e in tutto simili a quelli convenzionalmente usati nel gergo romano, come Er Panza, Er Patata, Er Piotta, Er cipolla, Belli Capelli…

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