L’uomo nordico e il mondo degli déi


Il rapporto tra l’uomo primitivo e il mondo degli déi è di tipo obiettivo. L’uomo e la divinità sono in rapporto utilitaristico, non vi è il concetto di amore nella loro relazione, esistono solo i compromessi: l’uomo compie dei sacrifici in cambio di un aiuto o di una protezione divina. Il sacrificio diventa, così, una sorta di atto giuridico.

Nella mitologia vedica si ricorda il sacrificio dell’uomo primordiale dalle cui membra sezionate nacque tutta la realtà (un mito molto vicino a quello della tradizione scandinava).

I sacrifici umani erano molto diffusi presso tutte le civiltà indoeuropee, dai celti ai germani, dagli slavi agli sciti. Anche i romani lo praticavano.

Comune a tutte le civiltà è la concezione androcentrica delle divinità: le divinità sono, cioè, solo maschili e quelle femminili sono rese note solo in qualità di spose di un dio.

Divinità femminili di maggiore importanza o addirittura al di sopra di quelle maschili si riscontrano nelle culture in cui si venerava il culto della dea madre, della grande madre terra simbolo della fertilità e della procreazione.

La figura della dea-terra non appartiene alla cultura indoeuropea, bensì è precedente e appartiene al sostrato delle civiltà primitive o delle grandi pre-civiltà.

Il culto dei defunti

Sembra che sia esistita tra i celti la “metempsicosi”, cioè la speranza in una vita eterna dopo la morte. Ma se la vita dopo la morte continua, non è detto che sia un’esistenza felice. Il destino felice del defunto è riservato a pochi, per la maggior parte degli uomini comuni, la vita dopo la morte si svolge in un luogo buio e sgradevole.

Nella mitologia nordica esistono due luoghi ultraterreni: il VALHALLA, l’aldilà riservato ai guerrieri eroi prescelti da Odino a perpetuare le loro gesta nel regno eterno; l’altro oltretomba è un luogo cupo e triste situato nelle viscere della terra a Niffleheim e si chiama HELL.

Per sfuggire a Hell e a un generale pessimismo nei confronti della vita ultraterrena, nelle civiltà del nord si sviluppa un forte anelito alla gloria mortale, per garantirsi una vita ugualmente gloriosa nell’aldilà.

Chi si dimostra valente e coraggioso detiene il potere e il titolo di PADRE.

La famiglia

La famiglia e il matrimonio hanno un significato “allargato” nel mondo nordico. Il titolo di padre (anche padre degli déi) non è legato alla paternità genetica, ma al potere illimitato guadagnato con l’onore e la gloria. Il matrimonio serve solo a stringere alleanze tra le tribù, per cui è tollerata la poligamia, anche se non mancano casi di monogamia.

L’organizzazione tribale nasce e si sviluppa intorno al *DOM = casa, dimora.

La casa – capanna o tenda che fosse – era il punto di riferimento di un nucleo sociale. Al di fuori della *DOM, l’individuo non aveva una sua identità (nella Bibbia stessa, l’episodio di Caino è esemplare). Il clan era tutto, fuori dal gruppo non vi era possibilità di sopravvivenza. Un insieme di clan costituiva un *BIK = raggruppamento o tribù.

Per tribù si ricostruisce nell’indoeuropeo il termine *þouþa, nell’irlandese “þuat o þauþa”, fino al germanico comune þiuđa = popolo.

Al di sopra del þiuđa c’è il “RE”, il dominatore o capo.

Nelle saghe islandesi del tempo antico – che non hanno per oggetto le vicende di famiglie o eroi, ma sono racconti sulla nascita delle popolazioni nordiche – si narra di una pluralità di re di piccole giurisdizioni.

I re di cui si narra sono, in realtà, fattori o grandi proprietari terrieri che hanno il controllo della proprietà e quanto più questa è grande tanto più il “re” si circonda di delegati e uomini di fiducia.

In una stessa area geografica si trovano numerosi capi di tribù. Il sovrano nel senso più comune del termine comparirà molto tardi in Scandinavia, intorno all’XI° sec d.C.

One thought on “L’uomo nordico e il mondo degli déi

  1. norlit scrive:

    Ehi ciao! Non potevo non passare a salutare la mia fornitrice di fotografie della Norvegia.
    Vedo che sei sempre in prima linea con le informazioni culturali e mitologiche di questa nazione!
    Ok, ti saluto, vado a lavorare.

    Nano nano
    (Alfredo Zuccarini, blogger)

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