Perché l’oro è chiamato il “seme di Kraki”


Esempi di kjenningar (metafore complesse)…

Hrolf Kraki, re danese, è anche noto come Hrolf la Pertica. Da dove proviene il soprannome? La storia narra di un certo Vöggr che giunse, un bel dì, alla corte di re Hrolf. Il re era un giovane uomo di gracile costituzione. Il viandante Vöggr avanzò verso di lui e lo guardò in viso. Allora, il re parlò: « Cosa mi vuoi dire tu, ragazzo, che mi guardi? » e Vöggr rispose: « Quando ero a casa, udii dire che re Hrolf di Hleira era l’uomo più grande delle terre del nord, ma ora vedo che qui siede sul trono una piccola pertica e voi lo chiamate re ?! » Il re, allora rispose: « Tu, ragazzo, mi hai dato un nome e d’ora in poi mi chiamerò Hrolf la Pertica; ma è consuetudine far seguire un dono all’imposizione del nome, però vedo che tu non hai nulla da donarmi e che mi sia gradito in cambio del nome, perciò vale la regola che colui che possiede donerà all’altro », si sfilò l’anello d’oro dalla mano e lo diede a Vöggr, il quale confuso dall’inaspettata generosità del re, disse: « Che tu riceva ogni bene da tutti i re e questo sarà il mio voto: diventare l’uccisore del tuo assassino », allora re Hrolf rispose ridendo: « Bene, Vöggr si accontenta di poco! »

Vöggr fu l’unico superstite della strage dei campioni di Hrolf e mantenne fede al voto vendicando il suo re e uccidendo l’assassino di Hrolf.

La storia sul perché l’oro si chiama anche “il seme di Kraki” o “della valle del Fyri” è più articolata e avvincente.

Il re Ađils governava, in quel tempo, la Svezia e risiedeva a Uppsala. Costui aveva preso in moglie Yrsa, la madre di Hrolf Kraki. Ađils aveva una contesa aperta con il re di Norvegia, Ali. Giunsero allo scontro in guerra sulla distesa di ghiaccio del lago Væni. Re Ađils inviò un messaggio a Hrolf Kraki, suo congiunto, affinché giungesse in suo soccorso promettendo a lui e al suo esercito una lauta ricompensa per tutta la durata della spedizione e Hrolf stesso avrebbe potuto scegliere tre doni preziosi da portare via dalla Svezia in caso di vittoria. Re Hrolf non poté partecipare personalmente alla spedizione, essendo impegnato in uno scontro con i Sassoni, tuttavia decise di inviare in soccorso ad Ađils i suoi dodici guerrieri campioni, tra essi si ricordano Bödvarr Bjarki e Hjalti Hugpruđi, Hvitsekr Hvati, Vöttr, Veseti e i loro fratelli Svipdagr e Beiguđr.

In quella battaglia, re Ali morì insieme alla maggior parte del suo esercito. In quella occasione re Ađils prese al morto, l’elmo Hildsvinn – il maiale della vittoria – e il suo cavallo Hrafn, il Corvo. A fine battaglia, i campioni di Hrolf richiesero di prendere la propria ricompensa, vale a dire tre libbre di oro ciascuno e inoltre richiesero per conto di Hrolf i tre doni preziosi che gli sarebbero spettati: l’elmo Hildigöltr – il cinghiale della battaglia -, la corazza Finnleif – l’eredità dei finni[1] – che alcun ferro poteva spaccare e, infine, l’anello Sviagriss – il maialino sacro degli svedesi – a lungo appartenuto agli avi di Ađils. Quest’ultimo rifiutò di dare i doni promessi e non sborsò neanche un soldo di ricompensa per l’aiuto ricevuto. I campioni di Hrolf andarono via mal predisposti e raccontarono, così, come stavano le cose a Hrolf Kraki. Hrolf, senza indugio, intraprese il suo viaggio verso Uppsala e con lui i suoi dodici campioni, senza scorta, giunse con le sue navi nel fiume Fyri e poi cavalcò fino a Uppsala. Yrsa, sua madre, gli diede il benvenuto e lo accompagnò agli alloggi dell’esercito senza passare per la sala del re.

Poi furono accesi i fuochi per loro e offerta molta birra. Giunsero infine gli uomini di Ađils, portando altra legna per il fuoco e ne buttarono così tanta da fare un enorme falò, fino a ché gli abiti di Hrolf e dei suoi campioni presero fuoco. Urlarono sbeffeggiandoli: « E’ vero che Hrolf Kraki e i suoi campioni non fuggono né il fuoco, né il ferro ? » Allora Hrolf e i suoi balzarono in piedi dicendo:

« Aumentate i fuochi

nelle stanze di Ađils »

Hrolf prese il suo scudo, lo lanciò nel fuoco tuffandosi dietro di esso, mentre lo scudo bruciava, urlò:

« Non fugge il fuoco

colui che lo attraversa »

E così fecero uno dopo l’altro i suoi uomini, poi presero tutti quelli che avevano alimentato il fuoco e li scaraventarono.

Giunse Yrsa e consegnò a Hrolf il corno potorio pieno d’oro, insieme all’anello Sviagriss, incitandolo a cavalcare lontano e raggiungere la truppa. Montarono a cavallo e cavalcarono giù per le valli del Fyri. Si accorsero che re Ađils li inseguiva con il suo esercito per ucciderli. Allora Hrolf Kraki, prese una manciata d’oro con la mano destra dal fondo del corno e lo lanciò seminandolo per terra. Appena gli svedesi si accorsero dell’oro sparso per terra, balzarono giù dalle selle prendendo ognuno più che poteva. Re Ađils intimò loro di proseguire, continuando egli stesso a cavalcare con furia. Il suo cavallo si chiamava Slöngvir, il più veloce tra i cavalli. Quando Hrolf Kraki si accorse che Ađils gli cavalcava a fianco, prese dunque l’anello Sviagriss e – conoscendo la sua avidità – glielo scagliò contro, urlando di raccoglierlo. Re Ađils cavalcò in direzione dell’anello, si chinò, lo prese con la punta della lancia e lo fece scorrere fino all’impugnatura. Quando Hrolf Kraki si voltò per vedere la scena, mentre Ađils si chinava, gli urlò sprezzante: « Ecco, ho piegato come un maiale colui che è il più potente tra gli svedesi» e così si separarono.

Per questo motivo l’oro è chiamato il “seme di Kraki” oppure delle valli del Fyri. Cantava, infatti, così Eyvindr il Plagiatore:

« Portavamo tutti, o Ullr, dio del porro

della battaglia, sulle montagne dei falchi, il seme di Fyri

durante l’éra di Håkon »

[vale a dire: durante il Regno di Håkon, portavamo tutti, o Ullr, la spada (porro della battaglia) e l’oro (il seme di Fyri) sulle braccia (montagne dei falchi)].

Þjóđolfr canta, invece:

« Il cinghiale semina il raccolto

della nascita del figlio di Yrsa alla sua schiera,

il ripido campo fulgidamente arato

di armille adagiate sulle membra.

Mi cosparge, il reggitore della terra, indenne da colpa,

l’orzo lucente di Kraki

sulla carne delle terre del falco

coperte di caldo humus »

[vale a dire: il principe (= cinghiale) regala l’oro (= il raccolto del figlio di Yrsa) al suo esercito, decorandone le braccia (= ripido campo). Il probo principe (= reggitore della terra indenne da colpe) ha regalato anche a me l’oro (= orzo lucente di Kraki) decorando la carne delle braccia (= terre del falco) rivestite di pelle (= caldo humus).]

[1] Il popolo lappone già allora era noto per la pratica dello sciamanesimo e l’appellativo della corazza che ne evoca il nome, può significare semplicemente che era dotata di proprietà magiche.

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