Poemi eroici


Le saghe islandesi ci sono pervenute quasi integre. La stessa lingua islandese sembra aver subito pochi cambiamenti grazie a un processo di conservatorismo dovuto a condizioni geografiche e climatiche particolari. La lingua islandese, infatti, ha mantenuto intatte alcune strutture morfologiche e sintattiche del nordico antico o “norreno”.

Le prime notizie storiche sui popoli germanici giungono da “La Germania” di Tacito. Il trattato è un resoconto sulle origini, abitudini, usi e costumi, lingua e alfabeto, produzioni letterarie delle tribù che popolavano il Nord Europa.

Sull’origine e sulla eventuale parentela tra i celti e i germani, la questione permane ancora oggi controversa. Sono state riscontrate delle influenze celtiche sul tipo di versificazione e riguardo alcuni temi leggendari, ma è difficile individuare differenze e uguaglianze tra i due gruppi etnici; inoltre non si deve dimenticare l’inospitabilità dei luoghi geografici che non favoriva scambi e contatti tra le tribù vicine.

Ma tornando a Tacito, una buona parte del trattato è occupata dalla descrizione dei “canti” germanici. Il tema principale è l’eroe, il suo spirito di appartenenza alla famiglia, l’onore, il rispetto e la gloria. E si cantano le gesta delle divinità.

La più ampia raccolta di “canti divini” è l’ EDDA il cui carattere è spesso più narrativo che poetico, con una buona componente di comicità presente in alcune vicende e aneddoti che vedono protagoniste le divinità del pantheon nordico. Non si tratta di canti propriamente “religiosi”, ma si potrebbero definire etici.

Gran parte dello spirito nordico di questi racconti di tradizione orale si sono persi durante la trascrizione scritta avvenuta in concomitanza con la cristianizzazione di questi territori, in cui pratiche, credenze e riti delle culture cristiane e pagane si sono mescolate e confuse.

Fino ad allora – cioè prima della cristianizzazione – gli unici testi scritti erano delle ISCRIZIONI con caratteri runici. Le rune erano segni grafici di un alfabeto di probabile origine etrusca, il cui significato del termine stesso (RUNA = segreto) implica anche un uso di questi segni nelle pratiche magiche di iniziazione e nei riti propiziatori. Infatti, questi segni venivano incisi su pezzi di legno, pettini o spade e “colorate” con il sangue. Iscrizioni runiche sono state ritrovate anche su cumuli funerari e stele commemorative di nobili ed eroi.

Con l’introduzione del Cristianesimo, i missionari esportarono l’alfabeto latino e la pergamena, per cui i due modelli di scrittura si fusero: alcuni segni insulari furono sostituiti, altri compendiati, dando avvio all’opera di trascrizione dei racconti orali.

La conquista di Roma intorno all’anno 1000

L’episodio fu narrato postumo da Dudone di S. Quintino, monaco e cronista dell’XI secolo e che si ritiene sia la fonte di Saxo Grammaticus. La vicenda si svolse così:

Un esiguo numero di navi vichinghe capitanate da Askings si spinse fino nel Mediterraneo senza avere una méta precisa e sperando in un’occasione proficua per fare bottino. Giunti in prossimità di Ibiza rimasero colpiti dalla magnificenza dei palazzi in marmo e cedettero di essere giunti a Roma. Decisero così di fare il colpo grosso e sferrare un attacco niente meno che alla Caput Mundi. Si resero ben presto conto della loro minoranza numerica e pertanto elaborarono uno stratagemma.

Gli uomini di Askings si avvicinarono alla costa senza evidente aria minacciosa; dissero agli abitanti del posto di essere dei cristiani esuli e che durante il viaggio in cerca di una terra dove stanziarsi, il loro capo era morto; quello che chiedevano era di poter dare una sepoltura cristiana al loro capo e poi proseguire il viaggio. La loro aria era talmente innocente e convincente che gli abitanti del posto li lasciarono entrare nella loro città e li rispettarono e li onorarono come si rispettano e si onorano gli ospiti e i pellegrini.

Mentre di officiarono i riti funebri alla presenza dei più alti rappresentanti del clero, Askings – il capo finto-morto – si alzò dalla bara con la spada tratta e con i suoi uomini diede inizio ad una “proficua” strage. Il bottino non fu certo piccolo.

Questo arguto quanto macabro stratagemma riscontrò notevole successo tra i vichinghi che ne fecero un uso indiscriminato.

Erano dunque questi i vichinghi con i quali Alfredo il Grande d’Inghilterra dovette scontrarsi e siglare la pace. Non fu, dunque, impresa da poco.

Con il trattato di pace e i guidrigildi (i compensi e/ o cauzioni da pagare in caso di violazione della legge), l’Inghilterra riuscì a prosperare, ma soprattutto grazie alla lungimiranza e saggezza di due uomini di grande spirito da entrambe le parti. Con la morte di Alfredo e Guttorm, il Regno britannico passò completamente nelle mani dei danesi di Canuto (Knut) il Grande, altro uomo illuminato che unificò i regni di Inghilterra, Danimarca, Svezia e Norvegia, sebbene il suo regno fu effimero e combattuto sull’orlo degli equilibri politici e dinastici.

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