Riti e presagi nella saga di Gisli


Gisli Sursson fu un capo islandese storicamente esistito e che è entrato nella leggenda proprio per le sue vicende storiche e personali. La sua vita, prima tramandata oralmente, fu poi trascritta. Alcuni eventi furono erroneamente attribuiti a lui, ma la sua storia è sostanzialmente una catena di assassinî e vendette dovute a violazioni di patti e incomprensioni. Sebbene la storia risalga al IX secolo, vi sono elementi anacronistici che presuppongono l’intervento di un narratore cristiano.

La causa scatenante delle vicende di Gisli nasce dall’aver “siglato” il patto di fratellanza con il sangue. Il rito è citato in molte altre fonti, quali l’EDDA, in SAXO GRAMMATICUS e nella Fostrabroður saga. In quest’ultimo testo si cita anche il rito jorðarmen, il rito della cintura di terra. Questo consisteva nello scavare una lunga e profonda zolla di terra che veniva sollevata e infilzata con le lance, poi i giuranti si segnavano i polsi in modo da far fuoriuscire del sangue, sovrapponevano i polsi l’uno sull’altro tra di loro e pronunciavano le parole rituali del giuramento di sangue affinché garantissero vicendevole aiuto, eredità delle rispettive proprietà, pagamenti di quadrigildi, nonché l’esercizio del diritto alla vendetta da parte di chiunque avesse sigillato il patto. L’interruzione di qualsiasi rito è sinonimo di sciagura e sventura.

Una caratteristica presente in molte saghe è il sogno premonitore e il prodigio. In Gisli, il sogno ricorrente ha per protagoniste due donne: una buona e una cattiva. La prima gli mostra 7[1] candele accese e sono i giorni che gli restano da vivere. La seconda donna del sogno insiste nel voler lavare Gisli in una vasca di sangue. Il telaio, che nella saga fa’ da sfondo ai sogni del protagonista, simboleggia il lavoro – la trama, appunto – delle “norne”, le quali corrispondono alle “parche” del mondo latino.

Nella NJALSAGA si cita, per esempio, il “canto della tessitura”, dove si sottolinea il ruolo del telaio e della tessitura dei destini umani.

Il concetto di “fato” nella cultura nordica non è legato a un destino passivo e che passivamente si accetta. Il fato è l’operato dell’uomo, il quale acquisisce la consapevolezza del proprio destino, vi ci si oppone se lo reputa ingiusto, combatte fino alla fine per cambiare le sorti, ma alla fine soccombe ugualmente poiché reali alternative alle scelte compiute, in fondo, non vi erano.

 

Nella saga di Gisli si legge di un viaggio in Norvegia compiuto separatamente da Þorkel e Þorgrim e da Gisli e Véstein. Tutti e 4 sono fratelli di sangue. Quando i 4 ritornano in Islanda, Gisli e Véstein presentano il proprio bottino e tutto ciò che è stato frutto del loro viaggio, mentre gli altri due non mostrano nulla, né condividono nulla con gli altri. Pubblicamente scoperti da Gisli, vengono insultati per l’infamia commessa e l’egoismo. Gisli, tuttavia, temendo la loro vendetta, chiama in disparte Véstein, spezza una moneta e ne offre una metà a Véstein con la tacita intesa che se a uno dei due viene recapitata l’altra metà della moneta, significa che l’amico fraterno è in grave pericolo o è già morto. I timori di Gisli si avverano: Þorkel, per provocare l’ira di Gisli, uccide Véstein e Gisli legato dal patto di sangue e dal giuramento di fratellanza ha l’obbligo di vendicare l’assassinio. Così ha inizio la catena di faide che coinvolgono Gisli.

 

 

 

L’episodio mette in evidenza uno dei tanti modi per sigillare un’amicizia o un patto di fedeltà: la moneta spezzata.

 

Il ricorrere alle forze della magia o alle armi magiche è continuo nelle saghe. Il nome della spada magica di Gisli – dono di un valoroso antenato – è GRAUSIÐA (il lato grigio). Nalla saga di NJAL, invece, la spada è invincibile e non uccide mai chi la possiede.

I riti più comuni nella civiltà islandese sono quelli sciamanici. Tra questi si annovera anche il SIÐR, di cui si conosce molto poco all’infuori del fatto che fosse un rito collegato a pratiche sessuali e orgiastiche di ogni tipo. Le saghe non si dilungano mai sui dettagli e le descrizioni dei riti che si intuiscono solo attraverso i fatti narrati inerenti ai personaggi. Uno dei riti ricorrenti è l’invocazione degli spiriti dell’oracolo.

 

Il rito comportava l’estasi che si raggiungeva con l’uso e l’abuso di bevande, droghe e cantilene. Gli esiti dell’oracolo si palesano nello scioglimento del ghiaccio o nella disposizione delle ossa o delle rune incise o, ancora, nella proclamazione del galđor – ossia, formula magica – che forniva il responso finale.

 

 

[1] Non si conosce molto la simbologia dei numeri nella cultura nordica, ma nulla vieta di pensare che l’elemento delle 7 candele sia un’influenza di origine cristiana

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