Snorri Sturlasson e l’EDDA (1178/9 -1241/2)


Uno dei più validi intellettuali a cavallo tra il XII° e il XIII° sec. d.C. è Snorri Sturlasson, storico e politico, morì assassinato poiché accusato di aver tramato contro il re di Norvegia.

In qualità di storico fornì notizie notevoli sulla storia e l’arte poetica del nord. La sua produzione letteraria è in volgare, vale a dire in islandese e non in latino. Trascrisse tutte le notizie e le leggende che fino ad allora erano state tramandate oralmente, ma anch’egli risentì dell’influenza del Cristianesimo e degli stilemi e modelli letterari di origine latina.

Dei testi a noi giunti si ricordano: l’EDDA, il Prologo all’Edda e la Heimkringla, un’opera storica.

I titoli della maggior parte delle opere medievali non sono quelli originali dell’autore, il più delle volte sono attribuiti da colui che scopre il codice o lo pubblica per la prima volta. Nel caso della “Heimkringla” (lett: Il circolo del mondo) si narra la storia dei re norvegesi e il titolo non è altro che la parola con cui inizia il testo.

Snorri scrive anche un imponente storia dell’Islanda, dalla quale veniamo a conoscenza e troviamo conferma di come avvenne l’insediamento in questa terra del freddo. La vera e propria monarchia, con prevalente potere politico su quello religioso, comparve in Scandinavia in epoca post-migratoria. Fu così che a un certo punto, i piccoli “potenti” locali quando si sentirono costretti a vincoli più saldi con un capo al di sopra di loro, decisero di scappare. Ricchi proprietari terrieri, capi tribù e aristocratici norvegesi, ribellatisi al volere di Harald Bellachioma, intrapresero il lungo viaggio verso l’Islanda, segnando le tappe della colonizzazione.

Snorri Sturlasson si inserisce in questo contesto storico che vede l’Islanda stessa protagonista della storia medievale. Contrariamente a quanto si crede, questo fu un periodo vivace per il Paese, affatto remoto, isolato a privo di contatti con il resto del mondo. Anzi, gli intellettuali islandesi del Medio evo furono coloro che maggiormente viaggiarono in Europa. Se il purismo linguistico ha permesso loro di mantenere la propria lingua ad uno stato quasi originario e inalterato, ciò non ha impedito di viaggiare e comunicare con il resto delle civiltà europee. Le influenze culturali esercitate dagli islandesi sono state notevoli in quel periodo, basti pensare alle traduzioni dei cicli bretoni e antichi.

Sturlasson era proprio uno di questi dotti islandesi. Riscrisse il codex regius, 22 canti mitologici ed eroici frutto di una tradizione letteraria tramandata oralmente. I canti antichi che Sturlasson trascrisse, costituirono una raccolta che, oggi, conosciamo con il nome di EDDA.

L’EDDA di Snorri

È un’opera scritta in prosa nel 1223 sulla base di canoni tradizionali e razionali. Si tratta di una sorta di “manuale” per il poeta in cui Snorri cerca di conciliare la tradizione mitologica del proprio paese con la nascente tradizione cristiana, preservando la prima ai fini di introdurre la seconda.

EDDA è un nome di etimologia incerta. Oltre al significato più comune – e generalmente accettato – di “bisnonna”, vi sono altre teorie a riguardo. Una teoria incerta, ma probabile, è quella che fa’ risalire il termine EDDA all’antico islandese “OĐR” = poesia o furore poetico (la stessa radice per il dio Odino). Un’altra teoria, ancora da accreditare, vuole che Edda derivi da ODDI, il luogo dove soggiornò Snorri Sturlasson in esilio in Islanda.

Le notizie biografiche su Snorri sono state ricavate, in parte, dall’Islændingarsaga (La saga degli islandesi) e in parte dalla Sturlunga Saga (La saga di Sturla) composta dal nipote di Snorri, Sturla Þorđarsson, contenente cenni sulla vita di Snorri.

Si viene, così, a sapere che Snorri era un Lovsogumađr, o uomo della legge, avente il diritto di partecipare alle assemblee annuali del Þing (Parlamento) islandese, per declamare le leggi e trascriverle. Uomo molto influente, si interessava anche di antiquariato. Politicamente era un fermo assertore dell’indipendenza islandese dalla madre patria, la Norvegia, allora governata da re Harald. Questa sua presa di posizione fu causa della sua morte per mano di sicari. Si narra che Snorri si recò in Norvegia due volta durante il regno di Håkon Håkonsson – allora re quattordicenne sotto la reggenza dello jarl SKULI. Il re propose a Snorri di lasciare che l’Islanda entrasse a far parte del regno norvegese; Snorri promise che avrebbe convinto i capi dell’assemblea islandese ad accettare la sudditanza, senza mai avere la benché minima intenzione di mantenere quella promessa. Così accadde che la seconda volta che Snorri si recò in visita in Norvegia, il re gli negò il permesso di ripartire e abbandonare il Paese. Snorri scappò e il re assoldò dei sicari che inseguirono il dotto legislatore fino in Islanda e lo perseguitarono finché non ebbero l’occasione di eliminarlo. Da quell’ultima visita in Norvegia, Snorri fu un uomo perennemente in fuga.

Oltre all’EDDA, tra le opere di Snorri si annoverano anche alcune saghe di eterogeneo pregio letterario, tra le quali la EGILSAGA, vita e avventure di un noto scaldo che cadde in disgrazia per mano del re Eirik Ascia Insanguinata.

La versione più antica dell’Edda è quella poetica e si compone di una raccolta di 11 canti eroici e 18 canti mitologici, che furono apparentemente raccolti, redatti e rivisitati da Snorri. Nelle intenzioni di Snorri vi è l’idea di creare un componimento sull’arte poetica e la stilistica. La struttura originaria del testo si compone di tre parti, nell’ordine seguente:

1)     Hattatàl. Elenco dei metri scaldici e versificazione;

2)     Skaldskaparmàl o Il Linguaggio poetico. Stilistica e spiegazione delle metafore (kjenningar) attraverso la citazione dei miti e delle leggende del nord. Questa esigenza nacque dal dover chiarire il significato di alcune metafore poetiche che già allora risultavano oscure e inintelligibili;

3)     Gylfaginning o Il Canto di Gylfi. Esposizione sintetica della mitologia nordica con i nomi delle divinità principali e delle loro avventure; si narra dell’inganno di Gylfi, re della Svezia, che desidera fare la conoscenza di Odino al fine di acquisirne la saggezza. Odino lo riceve e gli insegna le arti magiche e gli racconta della creazione del mondo e della vita degli dèi.

Il prologo dell’EDDA di Snorri.

È nota e riconosciuta l’esistenza di un prologo, ma si tratta di un documento poco tradotto e sul quale sono sorte delle diatribe filologiche anche in merito alla paternità del prologo attribuita a Snorri.

 Risale al XII° secolo un manoscritto composto da 29 canti epici e mitologici con il nome di “EDDA” attribuito prima a Seimunđr Il Saggio e poi attribuito a una serie di autori anonimi; di qui nacque la necessità di distinguere i canti di questa raccolta da quelli raccolti e autografati da Snorri. Per cui l’opera di Snorri si chiama “EDDA IN PROSA”, mentre la raccolta anonima del XII sec – ritenuta erroneamente la fonte di quella di Snorri – prende il nome di “EDDA POETICA” o “EDDA ANTICA”.

La fama di Snorri è più legata alla sua opera di storico erudito piuttosto che a quella di poeta. L’EDDA per Snorri fu solo un modo per tramandare una tradizione linguistica, poetica e culturale che si andava perdendo per via dell’introduzione del cristianesimo e per una crisi della tradizione orale. Snorri volle conferire dignità scritta alla propria cultura di origine, ampliando anche la propria biblioteca personale (causa di una lunga discordia all’atto della divisione della sua eredità).

L’Edda – che voleva essere un trattato sulla stilistica scaldica – finì per essere inteso come un trattato mitologico. Si perse anche il significato di “scaldo”, una figura allora essenziale all’interno della corte: giornalista, cronista, propagandista, celebratore e custode della tradizione della gente e della famiglia reale. Lo scaldo non era un semplice compositore lirico e “romantico”, ma rappresentava la memoria vivente, il celebratore ideologico del sovrano, la memoria storica della genealogia della stirpe reale. E tutto questo lo si faceva su commessa e per compenso: quanto più lo scaldo era abile nel decantare le lodi del re tanto più guadagnava in ricchezze, onore e rispetto.

Secondo la tesi “evemerista”, le divinità – in fondo –  non sono altro che illustri mortali le cui gesta sono state magnificate nel tempo e quindi gli Æsir e i Vanir – le due stirpi divine del pantheon nordico – sono una divinizzazione di eroi provenienti dall’antica città greca di Troia e che Odino era in realtà un capo tribù che si stanziò in Svezia, dando inizio alla SAGA dei MITI del NORD.

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