Alfabeto runico letterario – storia


La scrittura runica ha presentato sin dalle sue prime manifestazioni forme nettamente diversificate, a seconda che sia stata utilizzata in area continentale, settentrionale o insulare.

Le prime testimonianze riguardo a lettere incise su pietra o legno a scopo divinatorio ci sono fornite dallo storico latino TACITO nel 98 d.C., il quale ne fa menzione nel suo trattato “La Germania”. Tacito fu il primo ad intraprendere un viaggio nel nord ai confini dell’Impero Romano per osservare e registrare le abitudini di quelle popolazioni fino ad allora considerati incivili e disorganizzate. Il quadro che ne fa Tacito è tutt’altro che negativo. Egli li mette spesso a confronto e li contrappone ai romani. Lo storico latino ne fa un ritratto di uomini forti, belli, dalla carnagione chiara, dagli occhi limpidi e sinceri, la cui luce tradisce il grande spirito di iniziativa e la determinazione di cui erano dotati, ma soprattutto erano popoli virtuosi (dal latino VIR). Tacito pone tutto questo in contrapposizione ai costumi corrotti e decadenti dell’allora Impero Romano non più dedito a conquiste e guerre, ma consumato “nelle proprie debolezze, nelle banalità ludiche e indebolito da vani passatempi”.

In seguito al crollo dell’Impero Romano e alle invasioni delle popolazioni centro-europee – chiamate in greco barbaros (Barbaros) vale a dire “straniero, non-greco” – la civiltà nordica si espanse; le tribù germaniche si stanziarono ovunque dalla Scandinavia alla Crimea. Per questa ragione, sono state rinvenute diverse iscrizioni runiche in molte parti dell’Europa.

Tra le popolazioni germaniche, gli “scandinavi” si distinguevano per la loro civiltà. Erano dotati di una propria cultura consolidata e stabile, incutevano terrore per la loro irruenza e irriverenza, ma erano soprattutto abili commercianti. Le stesse popolazioni nordiche sentirono l’esigenza di scrivere per tramandare le proprie conoscenze e convertirono le rune in alfabeto. Alcuni studi rivelano che gli antichi alfabeti etrusco e nord-italici avessero le rune alla base della loro scrittura. Ma la prima iscrizione runica in senso letterario risale al 450 d.C. e rivela già il passaggio delle rune da strumento di divinazione ad alfabeto. Fino all’anno 1000, l’alfabeto runico non subisce modifiche, ma a seguito dell’introduzione del Cristianesimo e con esso della cultura classica latina, si assistette ad un processo di assimilazione e adattamento dell’alfabeto runico a quello latino. Nonostante questa sovrapposizione e la lenta scomparsa dell’alfabeto runico a scopi letterari, dal V al XVIII sec, la produzione di iscrizioni runiche rimase pressoché ininterrotta. Le rune, dunque, non scomparvero subito, in quanto non condividevano con gli altri alfabeti solo la funzione letteraria e rimasero un metodo di scrittura utilizzato per esigenze quotidiane (di supporto alla memoria di tutti i giorni).

In ambito insulare la tendenza ad adattare la scrittura ai suoni della lingua ha portato ad ampliare il futhark originario (composto da 24 segni) con altre rune (4 più 5); in Scandinavia si è verificata la tendenza opposta, con la semplificazione del futhark a 16 segni.

Alla fine del medioevo, in Islanda, fu aggiunta la venticinquesima runa alla quale è stato dato il nome Wyrd, una runa bianca, ossia priva di glifo, associata al Karma.

Gli alfabeti runici identificati sono 3:

  • L’alfabeto runico del germanico comune antico è il più arcaico e consta di 24 lettere suddivise in tre serie da 8 lettere ciascuna. I numeri hanno una evidente connotazione magica.
  • L’alfabeto runico scandinavo con il numero delle lettere ridotto a 16.
  • Di data più recente è il complesso e ricco alfabeto runico anglosassone, composto da 33 lettere.

3 thoughts on “Alfabeto runico letterario – storia

  1. norlit scrive:

    Bel lavoro. Continua così.
    Ciao
    Mick

  2. norlit scrive:

    deve essere bello sapere una lingua antica!!!! sarebbe fichissimo riuscire a tradurre il “manoscritto voynich” buon studio!🙂
    Utente anonimo

  3. AlPuzzle scrive:

    Un giovane sacerdote italiano sostiene di avere dei documenti che chiariscono il mistero del Voynich. Il romanzo “I custodi della pergamena proibita” della Rizzoli svela in chiave di fiction quale sia la verità celata dietro a questo mistero. Spero di far cosa gradita segnalandovi il link http://icustodi.wordpress.com

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