Alfabeto runico magico


L’alfabeto runico è detto anche futhark, dalla sequenza delle prime 6 lettere che lo compongono ed era l’alfabeto usato dalle antiche popolazioni germaniche (come ad esempio angli e Juti).

Prima die saminare l’aspetto filologico-letterario, è bene soffermarsi sull’aspetto “magico” delle rune in quanto nacquero come simboli magici prima che per esigenze di scrittura.

Non vi è caccia, raccolto o guerra che inizi senza la consultazione divinatoria delle sacre rune…

Per i popoli germanici oggi noti per il loro scetticismo e per la mancanza di superstizioni, era molto importante poter intraprendere una qualsiasi attività – politica, militare, familiare – conoscendone già l’esito o anche semplicemente i segni premonitori o indicatori di come svolgere un’attività. Una volta ottenuto il responso, positivo o negativo che fosse, non restava che assecondare il fato.

Attenzione!, il concetto di fato nei popoli del nord è diverso da quello di tipo mediterraneo, il determinismo greco-romano. L’uomo del nord, nel momento in cui si rende conto che tutto si sta compiendo secondo lo schema previsto, può decidere di opporsi al fato, può scegliere cosa fare… ma il più delle volte, le decisioni del fato offrono le condizioni migliori per cui si finisce sempre per soccombervi.

La divinazione runica era una religione, era magia, cultura e letteratura.

Ma cosa sono le rune?, come sono nate e a cosa servivano?

Il termine RUNA deriva dall’islandese RUN che significa “segreto, mistero”. In gotico antico il termine Runa è un verbo che significa “mormorare, bisbigliare”, mentre in ugro-finnico il termino Runo significa “qualcosa che si canta” e corrisponde anche al nome di un poema eroico.

In tutti i casi, le rune hanno a che fare con il mistero, con qualcosa che va detto o scritto tra le righe oppure cantato, infatti nella pratica sciamanica il canto assume un ruolo rilevante, magico e rituale, per la divinazione.

Secondo la mitologia norrena, il Padre degli Dei, Odino (Wotan in Nordico Antico) fu il primo Erilaz (Maestro Runico).

Il mito racconta che egli passò 9 giorni e 9 notti appeso all’Yggdrasill senza mangiare né bere (Yggdrasil è l’albero della vita nella mitologia norrena; il frassino sacro della conoscenza che ha le radici a Helgaard, il tronco a Midgaard e la chioma a Æsirgaard, i tre regni della cosmologia nordica).

Durante questo periodo, i due corvi, Huginn (mente/memoria ) e Muninn (=ricordo/discernimento ) – che in seguito diverranno i suoi due consiglieri speciali, in quanto incarnano i ruoli di conoscenza del passato ed intelletto, capacità di leggere il futuro – si cibarono dei suoi occhi, togliendogli così il dono della vista. Ma fu proprio grazie a questa privazione fisica che Wotan potè ricevere dall’Universo il dono della vista profetica, quella del terzo occhio. E questa nuova capacità gli consentì di ricevere la visione, alla fine dei 9 giorni, delle 24 Rune, che si disegnarono come per Magia sotto ai suoi occhi. Egli le offrì in dono all’umanità in modo che questa le potesse usare come strumento divinatorio.

Il termine Oðr (Odino, in islandese) significa: invasato da furore divino. Odino è il padre degli dei e il mago dei maghi.

Anticamente, per “costruirsi” delle rune era necessario che la persona si rivolgesse ad un albero da frutto – solitamente il sorbo, ritenuto un albero magico, e tuttora molto rispettato dagli scandinavi – per chiedergli il permesso di tagliare un ramo e di conseguenza scusarsi per averlo fatto soffrire (pratica comune anche agli sciamani nativi delle Americhe).  Dopodiché lo sciamano prende il ramo e lo taglia a piccoli pezzi sui quali andrà incisa la lettera runica. Si colora l’incisione con il sangue dell’incisore. Una volta procuratesi le rune, si procede alla divinazione con il lancio delle rune. La procedura era effettuata con metodi diversi: il più comune era quello di lanciare le rune in aria con gli occhi chiusi rivolti al cielo, lasciarle cadere su un panno bianco e sempre a occhi chiusi (come Odino accecato) scegliere o far scegliere una runa – o un massimo di tre rune – che verranno sottoposte all’interpretazione.

L’esito di una buona divinazione dipendeva dalle qualità psichiche dell’interprete, dalla sua sensibilità, abilità immaginativa e non ultimo dal suo grado di spiritualità.

Molto spesso le Rune venivano incise su strumenti o nel legno delle navi per assicurare virtù sovrannaturali a tali oggetti o anche solo per indicarne il proprietario o il costruttore.

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