Il postino di Seljestadjuvet


Riuscire a salvarsi la vita in situazioni pericolose non era solo una “condizione” posta dalla giustizia popolare nei confronti di criminali in fuga o quale alternativa alla pena di morte.
Molti vivevano o viaggiavano in luoghi dove si rischiava di perdere la vita a causa di catastrofi naturali varie: slavine, frane, inondazioni, temporali. Le principali catastrofi naturali che hanno segnato il Paese sono riportate sui libri di storia, alcune storie meno note sono rimaste nella memoria degli abitanti del posto, ma molte altre storie sono state completamente dimenticate. Le persone ricordano soprattutto quelle storie sui sopravissuti che sono riusciti a salvarsi in modo miracoloso ad un incidente o ad una catastrofe naturale, a testimonianza che la volontà di Dio ha potere su ogni cosa.
Nella cultura religiosa cattolica esistono gli ex-voto a memoria di un fatto miracoloso: un aiuto divino invocato o no e concesso dall’alto; nel pragmatico e utilitarista mondo luterano gli ex-voto ricordano come l’uomo riesce a “conquistare” la grazia e il benvolere di Dio e meritare il miracolo attraverso la propria fede e inesauribile voglia di vivere … nonché una buona dose di fortuna abbinata a prontezza di spirito, come nel caso del postino Gunnar Turtveit.
 
Un giorno di gennaio del 1903, il postino era in servizio tra Hardanger e Røldal. Avanzava come sempre sugli sci, sulle spalle portava lo zaino e il corno del postiglione. Un giovane aiutante e il suo cane lo accompagnavano. Giunti alla gola di Gorsbotnen, in fondo alla valle di Seljestadjuvet, un’enorme slavina si staccò precipitando su di loro e investendo Gunnar. Il ragazzo riuscì a scamparla, ma quando si accorse che Gunnar era sepolto sotto la massa di neve, si rese conto che non serviva continuare a cercarlo, e si affrettò a raggiungere la località più vicina per chiedere aiuto e soccorso. Alcune ore dopo, i soccorsi erano a lavoro a pieno ritmo. Gli uomini spalavano e scavavano, per ore e ore, ma del postino nessuna traccia; alla fine si arresero. Dimenticarono il paio di sci che avevano portato nel caso servissero per trasportare il ferito. Poi tornarono a Seljestad per dare il triste annuncio della tragedia alla moglie di Turtveit.
Il terzo giorno dopo l’incidente, Gunnar improvvisamente ricomparve a casa, sano e salvo. Quando la moglie lo vide, ebbe così tanta paura e svenne. Alcuni dicono che incontrò per primi gli uomini del soccorso che non cedettero ai loro occhi. In seguito, Gunnar raccontò che la neve subito dopo averlo investito cominciò a sciogliersi lentamente, lasciandogli una certa libertà di movimento; infatti riuscì a liberare il corno che era ben legato allo zaino e con quello prese a scavare sotto la neve. Alla fine la buca che si era scavato era sufficiente per stare in piedi riuscendo così a recuperare le provviste nello zaino e poter sopravvivere finché alla fine riuscì a intravedere la luce del sole continuando a scavare nella neve: 56 ore dopo essere stato sepolto nella gelida tomba di neve, riuscì a bucare l’ultimo strato e liberarsi ! Era notte, e faceva freddo, ma c’era la luna piena e intravide subito gli sci abbandonati lì dai soccorritori e li calzò. Stanco e spossato com’era, non sarebbe mai riuscito a tornare in paese senza quegli sci.
Sul luogo dove Gunnar Turtveit era “riemerso” le Autorità Postali fecero erigere una lapide commemorativa a ricordo del miracoloso evento. Oggi, i turisti che in estate si trovano da quelle parti possono ancora vedere quella sorprendente iscrizione e soffermarsi a riflettere su quali risorse umane e quanta forza sono state mobilizzate quel giorno di gennaio di 104 anni fa.
 
Non meno sorprendente è la storia di salvataggio di Hole a Sunnylven, nella regione del Sunnmøre. La fattoria di Hole fu una delle tante investita dalla grande frana del 1679. Uno spesso strato di pietre, ghiaia, massi e terra investì tutta l’area e molti perirono. Ma una donna incinta fu ritrovata viva dopo essere rimasta alcuni giorni sotto le macerie, dove tra l’altro riuscì a partorire. Il bambino nato sotto le macerie fu battezzato con il nome di Pietro (Peder Østenson) e morì nel 1749 all’età di 70 anni.
 
Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo

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