Nordnes a Bergen


Nordnes - Bergen (Norvegia)Non erano molti i “privilegiati” che condannati a morte o all’ergastolo venivano graziati. Al contrario, la maggior parte veniva spedita direttamente al patibolo e il luogo dell’esecuzione era spesso un incrocio molto frequentato, il sagrato di una chiesa, la via principale o la piazza del mercato, in cima ad una collina, insomma un luogo ben in vista che servisse da monito a tutti coloro che passavano.

 

La storia ha dimostrato che la pena di morte non è affatto servita a ridurre la criminalità e non è MAI stato quel valido deterrente che le Autorità giudiziarie o chi per loro credesse che fosse.

 

A Bergen, il terribile luogo delle esecuzioni era Tyveholmen, ma alcune ebbero luogo anche nella piazza del Municipio e a Punta Nord. Il prete Dynnes Pederssøn finì sul patibolo per sottrazione impropria dei fondi regali: “era un uomo buono, istruito e benestante, la sua morte è da annoverare tra quella dei Martiri e non dei Malfattori”, scrive il teologo e umanista Absalon Pedersøn Beyer dopo una conversazione con il condannato a morte il giorno stesso dell’esecuzione.

Tyveholmen - Il luogo del patibolo a Bergen (Norvegia)Il condannato sperava di essere decapitato e di morire un venerdì, come Cristo, ma l’unico “privilegio” che gli fu concesso fu quello di morire impiccato su uno dei patiboli più alti di Tyveholmen.

 

Absalon documentò le numerose esecuzioni che ebbero luogo a Bergen nei secoli 1500 – 1600, nel “Bergens Capitelbok”, il libro delle esecuzioni di Bergen.

Nel 1615, la strega Mary Geith fu bruciata viva per aver indotto una persona a depositare sul fondo della nave dello skipper Jakob Rubbertsøn una borsa “stregata”, la quale era la causa del naufragio della nave stessa e della morte dei suoi marinai.

A giugno dello stesso anno, un uomo di nome Niels Hemmingsøn fu squartato vivo e i brandelli del suo corpo furono esposti sulla ruota (la berlina).

Nel giugno del 1632, una ragazza di Tora fu accusata di complicità in stregoneria contro la nave del borgomastro Rasmus Lauritzen, fu decapitata e il suo corpo smembrato fu esposto. La colpevole principale, Herleif Anne, fu trovata morta nella sua cella, ma fu ugualmente condotta al patibolo, legata al palo e bruciata.

Un uomo di nome Henrik fu messo sulla ruota e squartato vivo dopo aver assassinato 5 persone. 14 giorni dopo, una donna fu decapitata per furto…

 

Come si può ben notare, le esecuzioni si svolgevano a ritmo sostenuto: giustizia era fatta. Giustizia era fatta? Non doveva essere piacevole camminare per le strade delle città di allora dove braccia, gambe, teste penzolavano ai quattro cantoni della città e a ogni angolo della strada era pronto un rogo, o il ceppo con la mannaia o una corda per l’impiccagione. Non doveva essere facile camminare per le strade di una città dove lo sguardo terrorizzato e spaventato alla vista di tale Giustizia era interpretato come il primo indizio di colpevolezza: se hai paura il prossimo sarai tu… e se non hai paura allora hai il Diavolo in corpo e devi morire.

 

Nel 1594, la tessitrice Johanne Jensdatter Flamske di Skien fu condotta al rogo a Nordsnes, accusata di alta stregoneria. Dopo 19 “dolorosi” interrogatori – immaginate come fu estorta la confessione ? – ammise che fin da bambina aveva avuto rapporti di ogni sorta con il Maligno, che compariva sotto forma di cane e che le promise di insegnarle ogni tipo di stregoneria che desiderasse. Ammise che dall’età di 18 anni aveva rapporti sessuali con un diavoletto di nome Leyot, con il quale faceva anche molte altre cose illecite. Le appariva sotto forma di mosca o piuma volteggiante, come mezzo uomo e mezzo bue, ma il più delle volte come un cane nero dagli occhi rossi. Ed era in groppa a Leyot che cavalcava da Skien a Bergen attraverso i monti dell’Hardanger. Ammise di praticare i Sabbah, di essere capace di rubare il latte mungendo un coltello (vedi i post a riguardo), di aver imparato a volare strofinandosi il corpo con il succo spremuto dall’alburno. Quel mostro di stregoneria ammise di saper far crescere rospi e vermi nella pancia delle persone per farle morire.

E vi erano persino dei testimoni oculari: dopo aver ammesso di essere una strega, un certo Anders Rytland testimoniò dicendo di averla vista – un giovedì prima di Pasqua – cavalcare un lupo. Lo montava al contrario, tenendolo per la coda. Anders disse di essere talmente spaventato che si nascose mentre la strega e il lupo gli sfrecciarono davanti a gran velocità[1].

Nei quattro mesi di interrogatorio, Johanne fu imprigionata in una delle celle di massima sicurezza a Bergen: i piedi e la testa infilati in un giogo, le mani incatenate dietro la schiena. Il 16 aprile 1564, fu portata fuori e condotta al patibolo di Nordnes su un carro. Lungo la strada fu marcata a fuoco con tenaglie ardenti per tre volte: sulla mano destra, sul piede sinistro e sul piede destro. A ogni incisione, il carro rimaneva fermo mezz’ora.

Absalon racconta: “ La strega urlava e piangeva incessantemente”.

Quando fu messa al rogo, il fuoco fu mantenuto basso e senza fumo, per prolungare la sofferenza ed evitare che morisse prima soffocata dal fumo. Fu bruciata viva insieme alla lettera/decreto sulla stregoneria, con il sigillo regale di Cristiano IV del 31 luglio 1593.


[1]Il “mito” della strega che cavalca al contrario un lupo risale alla lontana tradizione norrena e alla mitologia: nell’Edda si racconta della gigante Hyrrokin (Uragano) che arriva a cavallo di un lupo e serpenti per redini.

One thought on “Nordnes a Bergen

  1. Renata scrive:

    Inquietante e suggestivo!!
    Bello! Buon week-end, Renata

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