Prigionieri di Stato


Anche se il misticismo leggendario che circonda i grandi ladri e i loro tesori nascosti un po’ offusca la realtà storica, non si può dimenticare che si trattava di una società in cui la criminalità imperversava, dove la giustizia era sommaria, spesso condotta per mano degli stessi contadini derubati, dove i delinquenti neanche riuscivano ad arrivare a un tribunale… e quando ci arrivavano non è detto che la Giustizia li trattava con i guanti gialli. Le punizioni di Stato per i fuorilegge non erano meno severe di quelle sommarie dei contadini oltraggiati. Sotto il regno di Cristiano V a partire dal 1687, praticamente chiunque veniva condannato a morte, dall’accusa di magia e stregoneria a quella di omicidio, furto, bigamia, frode, uxoricidio, adulterio, infanticidio, stupro, crimine majestatis (lesa maestà) e ogni sorta di crimine “contro natura”. L’alternativa alla pena di morte era l’ergastolo o il pagamento di ingenti cauzioni, il più delle volte impossibili da pagare e quindi …via libera al patibolo.

 

Se da una parte i briganti come Høiland e Baardsen potevano riscuotere una certa simpatia, nell’immaginario popolare, tribunali, patiboli, strumenti di tortura, catene e carceri erano circonfuse da un’aura di sinistre premonizioni altrettanto forte e inquietante come le forze maligne sovrannaturali. Roghi, ceppi e mannaie erano “frequentati” da presenze oscure: corvi, gatti, avvoltoi erano i simboli di una Giustizia oscura, potente e spaventosa. Il tribunale e tutto ciò che comportava era carico di forza magica e il “maligno” era sempre presente pronto a rubare anime e compariva in forma di cane nero o tremendo uccello … del malaugurio.

Misteriose sono le storie di illustri prigionieri di Stato e delle motivazioni del loro incarceramento e ancor più misteriosi i luoghi della loro prigionia: Munkholmen, Fruholmen, Nordnes…

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