Sull’orlo del precipizio


Esiste un altro filone di racconti che confermerebbe l’abitudine di concedere al condannato a morte un’opportunità per sopravvivere. Questa “chance” consiste nel compiere un’impresa straordinaria o pericolosa come per esempio: buttarsi da una cascata, trasportare pesanti macigni per miglia, rimanere in equilibrio sull’orlo di un burrone. Nel successo dell’impresa vi era qualcosa di divino: solo con l’aiuto di Dio era possibile salvarsi o riuscire a compiere simili imprese; era il segno che il condannato meritava di vivere o che addirittura era innocente.

Non vi sono registri giudiziari ufficiali che rivelano se questa pratica era “riconosciuta” anche dalle Autorità, ma spesso la giustizia popolare segue le proprie vie e qualcosa di storicamente vero si cela dietro certi racconti e dietro il nome di alcune località: cime di montagna, burroni, cascate, torrenti devono il proprio nome ai protagonisti di queste imprese straordinarie.

Nei racconti si narra molto spesso che il condannato pur riuscendo nell’impresa, sprecava l’opportunità offertagli cimentandosi ancora e …sfidando la sorte, trovando così la morte che era riuscito a scongiurare. Quindi se da un lato la fortuna aiuta gli audaci, dall’altro lato il sopravvalutare i propri limiti e la presunzione non è segno né di intelligenza né di capacità.

Il senso etico e la morale dei racconti di questo filone è tutto qui: non sfidare la benevolenza e la fiducia di chi ti concede una possibilità, non tirare troppo la corda, non sfidare la natura, ma soprattutto non sfidare te stesso… chi troppo vuole nulla stringe.

Daniel ne sa qualcosa…

Danfossen – La cascata di Daniel

Danfossen ha un salto di 15 metri, si trova a Sunnylven a un miglio di strada a est di Hellesylt. Il nome deriva probabilmente dall’antica dicitura, Dynjarfossen (la cascata tuonante), per via della notevole quantità di acqua che precipita, per la sua ampia portata che finisce in una gola stretta e oscura provocando un effetto sonoro “rombante”. La cascata è poeticamente bella per i suoi effetti cromatici e i giochi di luce, ma la tradizione vuole che il nome derivi dalla tragica morte di Dan / Daniel, un ladro condannato a morte.

La condizione posta a Daniel per aver salva la vita fu quella di saltare nella cascata 6 volte in posizione frontale e la settima volta di spalle. Dan era un tipo incredibilmente forte, di robusta costituzione e per 6 volte si tuffò e per 6 volte si salvò, ma la settima volta – di spalle – fu trascinato via dalla corrente. Riuscì in qualche modo a nuotare e tornare a riva… ma lì lo stava aspettando un gruppo di persone che armate di bastoni, lo picchiarono a morte. E fu così che Dan incontrò la morte per mano dell’ostilità della gente.

In un’altra variante della storia, si narra che Dan fu condannato a saltare una sola volta, riuscendo nell’impresa, però il superbo Dan volle cimentarsi ancora una volta… ma la seconda volta non fu come la prima.

Un’altra versione dice che a Dan fu richiesto di saltare tre volte: per due volte andò bene, ma alla terza volta Dan esitò prima di saltare e finì schiantato dritto, dritto sulle rocce. La gente dice che lo fece apposta perché Dan sapeva che non sarebbe mai riuscito a riconquistare la loro fiducia e il loro rispetto.

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo

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