Altre apparizioni del monaco di Nidaros


La visione di Marie Gleditsch ha, in un certo senso, “caratterizzato” il monaco che appare con una ferita alla gola sanguinante, dallo sguardo agghiacciante, che nel caso del prete celebrante Birkeland poteva essere interpretato come uno sguardo cattivo e iracondo; una “peculiarità” del monaco è quella di cercare di soffocare chi gli capita a tiro. Il fatto che sia un “essere” aggressivo lo dimostrano altri racconti: sempre negli anni ’30 del secolo scorso, un uomo è precipitato dal triforio settentrionale della cattedrale, spinto dal monaco. Un autista di taxi nel 1966 raccontò di essere stato sul punto di fare la stessa fine 19 anni prima: il monaco lo afferrò con una presa di acciaio e stava quasi riuscendo a scaraventarlo giù dal ponteggio dei lavori di ristrutturazione della terza galleria.

Tuttavia, altre testimonianze riferiscono di incontri più miti con il monaco, privi di quella sensazione di inquietudine malvagia che il monaco trasmette; anzi, alcuni narrano di un essere timido e pacifico, tutto compreso nello svolgimento delle sue pratiche oratorie, nella recitazione di salmi medievali accompagnati da una melodia lontana e soffusa. Uno di questi incontri è stato riferito niente meno che dal vescovo Alex Johnson. L’incontro avvenne durante il giubileo della cattedrale nel 1930. Il vescovo era ancora un giovane studente e si trovava nel triforio – una galleria che corre lungo il perimetro dell’ottagono e dal quale si riesce a vedere dall’alto l’altare. Mentre il giovane vescovo era seduto in galleria, intravide una figura avvicinarsi e sedersi a un paio di metri da lui. La figura aveva la tonsura e indossava un saio da monaco, ma scomparve così come era apparso. Dopo la celebrazione, Johnson ebbe la conferma che nessun altro era entrato nel triforio, all’infuori di lui. Quando il quotidiano locale riferì dell’incontro misterioso il giorno dopo, il vescovo di Hamar commentò: “Non desidero esprimere giudizi sulla vicenda, le storie circolano, ma non vorrei neanche smentire ciò che è stato scritto. È sicuramente una storia interessante, ma in certe vecchie costruzioni si fanno spesso esperienze del genere: scricchiolii e rumori dovute alle fondamenta malandate”. “Tutto qui?” “Assolutamente sì”.

Il 5 marzo 1966 fu pubblicata sul quotidiano di Trondheim, Adresseavisen, un’intervista con lo scultore Oliver Klevser di Lånke, in cui si narrava con ricchezza di dettagli di un insolito incontro nella cattedrale in un giorno di estate del 1963. Erano le 13.00 e lo scultore si trovava nell’ottagono vicino al “Pozzo di Olav”: « All’improvviso avvertii dei passi rapidi e furtivi, credevo che stesse passando qualcuno. La guida turistica era appena uscita con un gruppetto di turisti ed io ero rimasto completamente solo nella chiesa. Proprio nell’istante in cui stavo entrando nell’ottagono, sentii un rumore di chiavi chiudere la porta alle mie spalle che dava sul chiostro. Per quel che sapevo, quell’accesso era utilizzato in rare occasioni, ma pensai che doveva essere qualcuno che avesse diritto a passare di lì, perciò mi fermai davanti alla porta per lasciar passare. La porta si aprì e per un istante intravidi il chiostro, immerso in una strana luce bluastra. E subito dopo vidi arrivare quel monaco o prete che so io. Portava l’ampio cappuccio calato fin sopra gli occhi e il saio era scuro e sciolto, indossava una specie di cinta intorno alla vita. Le estremità del cordone pendevano con tre nodi all’estremità. » Lo scultore raccontò anche che l’uomo passò in fretta dinanzi a lui e scomparve nella chiesa. Mentre Oliver percorreva la navata settentrionale sentì all’improvviso una musica in lontananza: « Non era l’organo. Era una musica che non avevo mai sentito prima. Era come se ci fosse un coro a cantare »

« Ha altro da aggiungere sull’incontro? », chiese il giornalista

« Sì, il tipo aveva un volto molto pallido e i suoi occhi erano cerchiati, erano così in ombra che non si riusciva a vedere lo sguardo. Aveva la barba, o meglio un accenno di barba. Procedeva con la testa bassa e le mani – che erano anche queste di un biancore eccessivo – erano incrociate sul petto. Muoveva in continuazione le labbra, sembrava che parlasse. Sembrava una lingua straniera e anche se cercavo di ascoltare cosa diceva, era impossibile per me riuscire ad afferrare una parola o due. Parlava a bassa voce, in un sussurro, proprio come se stesse recitando delle preghiere o stesse leggendo un breviario. Reggeva qualcosa sotto il braccio sinistro, non sono riuscito a vedere cosa, ma doveva essere un libro »

« Ha provato qualcosa di spaventoso durante l’incontro ?»

« No, affatto. Nessun gelo proveniva dalla sua figura e non ho provato alcuna sensazione che volesse farmi del male. Rimpiango solo di non aver capito subito chi fosse, altrimenti lo avrei seguito per vedere dove andasse. Vorrei incontrare più spesso il “Monaco”».

Dopo quell’incontro, lo scultore Oliver Klevse realizzò numerose statuette che riproducevano il “Monaco”, ma tutte senza l’ampio cappuccio e le mani incrociate.[1]

 

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo.


[1]Non bisogna dimenticare la cattedrale non è più “cattolica”, ma luterana e quindi la presenza di un monaco nello svolgimento delle sue funzioni – insomma, che non si trova lì per turismo – risulta comunque “insolita” o inadeguata in una chiesa di culto diverso.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...