Altre lapidi della memoria


I cumuli di Maridal nell’Oslomarka non sono “sorprendenti” né unici. Nei pressi di Linderud vi sono due enormi cumuli di pietra sui quali la gente del posto continua a lanciare pietre passandovi accanto, come buon auspicio per il viaggio. Pare che il luogo sia stato teatro di un diverbio finito con la morte di entrambi i contendenti, accoltellati a vicenda per gelosia, entrambi innamorati della mungitrice di Linderud.

Un altro cumulo si erge a Snåsa dove una ragazza del Finnmark morì cadendo dagli sci in un freddo giorno invernale e che fu divorata dai lupi. Quando i soccorritori ritrovarono il suo corpo dilaniato, la trasportarono nel rifugio più vicino e da allora presero l’abitudine di lanciare un sasso sul luogo del ritrovamento quale offerta alla ragazza del Finnmark, augurandosi la buona sorte.

Ancora nel 1937, la gente si ricordava della triste storia di due ragazzi poveri del Ringerike (la regione intorno a Oslo) la cui morte risale alla Vigilia di Natale di quasi 200 anni prima. I due ragazzi erano diretti a Røyse, ma giunti presso la fattoria Borgen, gli abitanti della casa raccomandarono ai due ragazzi di non proseguire il viaggio la notte della vigilia. Uno dei due si lasciò convincere e accettò l’ospitalità, l’altro invece volle proseguire il viaggio e si allontanò in direzione di Byermoen. Nel bosco si imbatté in un branco di lupi. Il ragazzo cercò la salvezza arrampicandosi su un albero, ma un ramo si ruppe sotto il suo peso e cadde dritto nelle fauci dei lupi affamati. Il mattino seguente, Natale, la gente che si stava dirigendo a messa trovarono un piede e una mano, i resti di un essere umano sbranato. Capirono cosa fosse accaduto, spezzarono a turno un pezzo di legno e cominciarono a formare una catasta sui resti del povero ragazzo. Da quel giorno, chiunque passa da lì, lancia un ramo fresco di abete a memoria del ragazzo.

Questa sorta di sepoltura improvvisata era comunque un modo per dare dignità a un morto, indipendentemente da chi fosse.

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo

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