Båntjernet – lo stagno dei bambini


I bambini popolano la tradizione popolare di storie più o meno tristi: rapimenti, incidenti, potenze oscure visibili e invisibili. Spesso i luoghi dove si sono svolti i tristi fatti hanno assunto il nome dei bimbi protagonisti. In un anfratto oscuro e pacifico a sud di Vettakollen lungo la vecchia Ankervegen, tra Sognvann e Sørkedalen (nella regione di Oslo), si trova l’idillico Båntjern a 246 m sopra il livello del mare. Un ruscello scorre dal fianco del vicino monte finendo dritto nel laghetto, creando un grazioso gioco d’acqua con cascate e arcobaleni. Tutto intorno al lago, si innalzano alti alberi di pino e al centro del lago sorge uno “svaberg”[1], un luogo ideale per una nuotata o per una serata intorno a un falò. Durante tutta l’estate, il lago è molto frequentato e risuona delle urla e delle risate dei bimbi e delle famiglie in vacanza. L’origine del nome – Båntjern – è incerta e controversa. Secondo una versione locale, il nome significa “lago senza fondo” e a dimostrazione della correttezza etimologica si riportano storie di persone che nuotando sono state inghiottite dal lago e i loro corpi non sono mai stati recuperati. Addirittura un ricercatore per tre giorni cercò di individuare l fondo del lago senza riuscirvi. Un’altra versione, secondo gli etimologi, vuole che la prima parte del termine “bån” riproduca il suono del termine “bonn”, antico nome per “cava”, “miniera di carbone”, supponendo così che il lago sia una vecchia cava inondata. Più probabile e suggestiva è l’ipotesi che vuole “bån” indicare il fonema per la parola norvegese “barn”, bambino. Il lago è stato la principale causa di annegamento per numerosi bambini, tanto da stimolare la fantasia di scrittori e poeti sull’aspetto sinistro, seppur idillico, dell’innocuo laghetto. Pare che in determinate circostanze – subito dopo il tramonto – sia possibile intravedere lungo la riva, una bambina dal viso pallido e vestita di bianco, con i capelli neri come la pece, saltellare e danzare mentre raccoglie i fiori. La bambina scompare al primo raggio di luce del mattino e al primo canto di uccelli. Chi passeggia lungo il lago nelle tardi notti estive può facilmente imbattersi nel suo spirito vagabondo. La leggenda narra che il padre si raccomandò tanto con la piccola figlia di non avvicinarsi mai troppo al lago, altrimenti sarebbe stata rapita dall’ “uomo di Kollen” e che se lo incontrava non doveva lasciarsi convincere a seguirlo, altrimenti l’avrebbe annegata. Lo strano miscuglio della tradizione del rapimento e dei racconti sugli annegamenti spiega in parte una tradizione primitiva sulla scomparsa dei bambini e spiega certe misteriose mortali circostanze secondo l’interpretazione popolare comune. La versione “letteraria” della bambina del lago può nascondere una realtà ben più brutale e inquietante ancora oggi: la storia di bimbi innocenti che vengono brutalmente uccisi per il volere e l’insano piacere di un essere umano adulto – e non di uno spirito sovrannaturale.

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo

 [1] Scoglio grande e piatto, simile a un faraglione che si stende in larghezza e non in altezza.

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