I fantasmi di Kværnstuen a Torpen


Il 12 gennaio 1918, il folklorista Ole Smed di Nord Torpa (Regione dell’Oppland) raccontò in 10 pagine fittamente scritte a mano un fatto assai misterioso. Il documento è conservato negli archivi del Norsk Folkeminnesamling dell’Università di Oslo. Il titolo del documento è: “Eventi sovrannaturali o apparizioni di fantasmi a Kværnstuen, Torpen. Inverno 1896-1897”. In esso sono riferiti anche i “sospetti” e le ipotesi dello stesso Ole Smed.

Kvernstuen era un luogo poco distante dalla fattoria Frøysland e si trattava di un vecchio mulino vicino al fiume Dokka. Nel 1918 il mulino era disabitato, ridotto a un rudere in seguito a un’alluvione che ruppe anche gli argini del fiume. Ma nel decennio del 1890, vi abitava ancora un mugnaio di nome Torkel, con la moglie Berta e il figlio Andreas, che viveva saltuariamente con loro. Entrambi i coniugi erano settantenni: gente onesta e rispettabile. Dei loro sette figli, quattro erano emigrati in America, due si erano sposati e vivevano a Torpen e, infine, Andreas. L’inverno tra il 1896 e il 1897, gli anziani coniugi presero a servizio una diciottenne che si chiamava Helga Løkken: assisteva Berta nell’accudire le tre mucche e le poche pecore, nonché nei lavori domestici. Torkel, invece, rimaneva spesso a casa a fare lavori di falegnameria o riparare oggetti dal momento che il mulino era già andato in disuso.

Una sera di inverno – prima di Natale – accadde che Berta ed Helga si trovavano nella stalla. L’interno era illuminato da una torcia, appoggiata su uno scaffale insieme a un secchio d’acqua e uno strofinaccio di lino che Berta utilizzava per lavare le mammelle delle mucche prima di mungerle. Quando finì di lavare, Berta diede lo straccio a Helga e le chiese di riporlo sullo scaffale. Helga invece lo prese e lo lanciò sullo scaffale. Immediatamente dopo, lo straccio bagnato volò da sé cadendo alla spalle della mucca che Berta stava mungendo. Ciò si ripeté alcune volte, finché decisero di lasciare lo straccio lì. Quando Berta finì di mungere, prese lei stessa lo straccio, lo piegò e lo ripose ordinatamente sullo scaffale. Appena fece ciò, la torcia rotolò da sola giù dallo scaffale e per terra. Entrambe pensarono che la cosa era assai strana, ma non vollero raccontare niente a nessuno. Rimisero la torcia a posto e se ne andarono. Il mattino seguente trovarono la torcia per terra. Decisero così di raccontarlo a Torkel:

“Non ho mai sentito tante stupidaggini tutte insieme. Adesso vado a sistemarvi la lampada così che non casca più”. Andò nella falegnameria, si fabbricò una catena che legò a un capo della torcia, mentre l’altro lo fissò saldamente a un palo della stalla. Poi chiuse a chiave la porta della stalla. In quell’istante, una mucca si era liberata e lo seguiva; lui la portò da Berta per farla legare bene. Quando finalmente l’avevano sistemata, si libera la seconda mucca. Questa volta Torkel chiude la porta della stalla a chiave, mette la chiave in tasca e il suo coltello di traverso a mo’ di ferro. “Aprirò domani!” Ebbene, il giorno dopo, la torcia era per terra, la catena appesa al palo e il coltello rimosso! Dopo questo fatto, spostarono la torcia sul tavolo della stalla, ma non servì. Mentre Berta si stava recando alla stalla ed Helga stava andando a prendere l’acqua al pozzo, Berta vide la torcia scagliata da una forza invisibile contro la ragazza e rotolare giù dal pendio. In seguito, misero la torcia sul davanzale del camino e poi sul tavolo da lavoro di Torkel. Ma non ebbero pace finché non la portarono al vecchio mulino e lì rimase “tranquilla”.

Dopo la torcia, i fatti strani ripresero con le chiavi della rimessa: scomparivano e riapparivano nei modi più impensabili. Una volta Berta doveva andare nel ripostiglio a prendere delle candele, ma non riusciva a trovare le chiavi. La porta, però, era stranamente socchiusa e quindi poté entrare, ma in quel momento le chiavi furono lanciate dall’interno della rimessa e sbatterono contro la parete vicino alla porta, cadendo in un sacco di farina e la farina formò una nuvoletta di polvere in aria. Berta raccolse le chiavi e le nascose nel cassetto del tavolo. Il giorno dopo non c’erano più. Un’altra volta accadde che dopo averle cercate da tutte le parti, Torkel se le ritrovò tra le mani, come se una mano invisibile le avesse riposte lì. E andò avanti così: le chiavi non si trovavano mai e ricomparivano nei posti dove nessuno le aveva riposte prima. E la stessa cosa avveniva con la pipa e il tabacco di Berta: se lei li metteva sotto la finestra, li ritrovava sul camino, e se li metteva sul camino, se li ritrovava in tasca o in grembo.

Finora se l’erano presa con i due vecchietti pacifici. A poco a poco gli “scherzetti” cominciarono anche con Helga, la giovane domestica. La ragazza aveva l’abitudine di portare in tasca dei piselli secchi da masticare quando andava al fienile a prendere il foraggio. Di punto in bianco si cominciò a udire in cucina il rumore di piselli secchi che cadevano a terra, come se qualcuno ne prendesse una manciata e la buttasse in aria. Ma non c’erano piselli per terra. Un giorno Berta disse alla ragazza che avrebbe cardato la lana e le ordinò di andarle a prendere dunque la cesta per la lana. Ma la cesta…non si lasciava prendere, si muoveva avanti e indietro da sola senza lasciarsi prendere. “Lascia stare, ora”, disse Berta “Comincerò a cardare”. Quando raccolse il groviglio per riporlo nella cesta, questa rimase ferma e quieta.

Ancora una volta accadde che misero in fila i secchi appena lavati lungo la parete della cucina e poi uscirono. Quando rientrarono, i secchi erano messi uno dietro l’altro dalla parete fino al camino e da qui fino alla porta e uno dei secchi era persino pieno di latte.

Un giorno in cui Berta era sola nella stalla, udì delle voci bisbiglianti provenire dal pozzo; anche se non riusciva a capire che cosa dicessero, riconobbe distintamente una voce pronunciare di tanto in tanto “Sì!”. Era la voce di Helga, ma lei in quel momento si trovava sicuramente in cucina.

Questi fatti strani si concentravano nel periodo che precedeva e seguiva il Natale, tanto che se ne parlava giù in paese, ma si diceva anche che queste cose non accadevano mai quando a casa c’era Andreas, il figlio.

Quando Ole Smed interpellò il dottore del comune, il dottor Jahr, questi rispose sibillino: “è terribile che avvengano certe cose, ma io credo che abbia tutto a che fare con queste storie di ragazze. Ne conosco una a Bodø che viveva con la sua padrona di casa e tutte le sere quando andava a dormire sentiva qualcuno bussare al suo letto. Anche quando si è trasferita dal parroco, ha continuato a sentir bussare al letto. Io credo che ci sia qualcosa di strano in queste ragazze. Fatti raccontare bene i fatti da loro e vedrai”.

Ole seguì il consiglio del dottore. Torkel e Berta raccontarono che ormai da tempo i fenomeni erano diminuiti. Un tardo inverno, Ole incontrò anche Helga e le chiese se aveva notato dei fatti insoliti negli ultimi tempi. “No”, rispose Helga “A parte il fatto che le pecore di Berta una volta furono trovate nella stalla con il lato sinistro della testa tosata, ma lei ha sempre l’abitudine di chiudere a chiave la stalla”.

Il racconto misterioso di Ole Smed finisce così (è il 1918): « Torkel è morto da diversi anni, mentre Berta è ancora viva e abita con suo figlio Andreas a Valhovd. Anche se ha oltre 90 anni, la scorsa estate lavorava ancora all’alpeggio. Helga, invece, si è sposata e vive da benestante a Skartlia, Torpen».

Le allusioni forse non sono esplicite, ma si possono leggere tra le righe molte cose non dette e vale la pena chiedersi: Cosa o chi si nasconde dietro gli eventi sovrannaturali di Kvernstuen? Era veramente l’espressione di una lotta di potere e supremazia tra Berta e Helga per conquistare Andreas, una schermaglia che le due donne conducevano spaventandosi a vicenda con l’aiuto di vecchi trucchi, dispetti e superstizione? Se così fosse, l’anziana madre ha vinto il dramma della gelosia tenendo il figlio tutto per sé e andando a vivere con lui in vecchiaia. Inoltre, i fatti narrati raccontano le vicende secondo la versione di Torkel e Berta. Helga fu sempre messa da parte. È, infine, vero che subito dopo aver pubblicato gli appunti di Smed, i “fantasmi” non comparvero mai più, a spiegazione del fatto che forse si temevano conseguenze se la sceneggiata fosse andata avanti. Non sappiamo quando la domestica Helga ha lasciato il suo lavoro presso i mugnai, però resta pur sempre il dubbio: sono stati tutti e tre vittime di un fenomeno parapsicologico?

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo.

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