Il muro refrattario della canonica di Østre Toten


Ancor più misteriosa e inquietante è la storia di fantasmi legata alla canonica di Østre Toten. Vi era un tempo una stanza al primo piano che si diceva fosse “abitata” dallo spirito di una persona mai identificata. La protagonista di questa storia – riferita da Aberto Jacob Lange (1856-1922), scrittore del salmo “Jeg er så glad hver Julkveld” – è Marie Wexelsen (1832 – 1911), nata a Toten. Lo scrittore e la donna si incontrarono la prima volta durante un pranzo di Natale nella casa della vedova Wexel a Cristiania[1], nel 1870. In presenza di molti testimoni, Marie Wexelsen raccontò del suo incontro una notte di Natale a Toten, qualche anno prima. « Devo precisare che la signorina Wexelsen è una persona molto seria e religiosa e che non ci ha raccontato una “storia”, ma un’esperienza reale », scrive Lange augurandosi di non offendere la signorina se dopo 30 anni dal racconto, rivela pubblicamente la vicenda:

 

Marie giunse alla canonica di Toten una sera di Natale insieme ad un’altra donna di Cristiania. Durante la cena, la moglie del parroco accennò alla presenza di un fantasma nella stanza degli ospiti, ma il parroco la rimproverò per averne parlato: avrebbe spaventato inutilmente le sue ospiti. Le due donne andarono a letto presto. I letti erano disposti uno dopo l’altro lungo la parete di fronte ad una grande stufa. Al centro della stanza, di fronte ai letti, c’era un tavolo con due candele accese e tra il tavolo e la stufa c’era una sedia a dondolo. La donna di Cristiania era molto stanca dopo il lungo viaggio e si distese sul letto per dormire. La signorina Wexelsen si sedette sulla sedia a dondolo per leggere qualcosa prima di andare a dormire. Quando ebbe finito, ripose il libro in grembo per pensare a quello che aveva appena letto: “Sollevò lo sguardo e vide un prete vestito alla vecchia maniera che le stava proprio di fronte; aveva lo sguardo implorante e le stava indicando la stufa di ceramica. Subito dopo, la visione scomparve. La signorina Wexelsen si stropicciò gli occhi pensando che fosse un’allucinazione provocata dai racconti della moglie del parroco. Andò immediatamente a letto; mentre stava spegnendo la candela vide di nuovo la stessa figura davanti al tavolo che si chinava verso di lei e con lo stesso sguardo implorante indicava la stufa”.

Quando il mattino successivo – il mattino di Natale – scese a colazione insieme alla signora di Cristiania, portò con sé una candela accesa per vedere meglio per terra e le scale. Ma appena uscì dalla porta, la candela si spense. Per riaccenderla prese dunque un fiammifero da una scatola sul davanzale e lo strofinò contro il muro. Nello stesso istante in cui si accese la candela, il prete le ricomparve per la terza volta, ma questa volta era vicino alla stufa e indicava il muro. Terrorizzata corse giù e raccontò al padrone di casa quello che aveva visto. Lui la pregò di tacere per il momento l’evento. Subito dopo la celebrazione, il parroco e la signorina Wexelsen rimasero in chiesa, dove vi erano appesi sulla parete tutti i ritratti dei precedenti parroci di Toten. Lui le chiese di guardare attentamente i ritratti e di indicare quello che somigliava al prete della visione. Dopo aver osservato attentamente tutti i ritratti, Marie ritornò indietro e ne indicò uno dicendo: “Se non ho avuto un’allucinazione, dico che è proprio lui”. Era il ritratto di un parroco (“Il nome deve rimanere segreto”) che secondo la leggenda aveva ucciso il bambino che aveva avuto dalla sua domestica. Il cadavere del piccolo non era mai stato ritrovato. « Più tardi quel mattino di Natale, il parroco in tacito accordo fece scavare dai suoi servitori un buco nel muro della stanza degli ospiti vicino alla stufa: trovarono lo scheletro di un bambino. Il parroco provvide in gran silenzio a dargli una degna sepoltura. Da allora non è più comparso alcun fantasma nella canonica di Toten.

« Io ho semplicemente riferito quanto mi è stato raccontato dalla signorina Wexelsen e non mi permetto di dare spiegazioni ai fatti », concluse Lange che da parte sua ebbe un’esperienza simile nell’autunno del 1902, mentre prestava servizio al comune di Eidsvoll.

 

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo.

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