Il professore e il Monaco


Il giorno prima dell’intervista allo scultore, l’allora professore di filosofia e storico della cultura Jon Medbøe (1922-1967) raccontò al quotidiano Fremtiden di aver registrato una serie di fatti strani raccontati dalla gente che riguardavano la cattedrale. Tra le testimonianze raccolte vi erano anche quelle di due parroci e di un uomo di Kongsberg che riferirono di aver udito in una tarda sera di estate del ’37, un organo suonare ma non vi era né organo né organista.

Il risultato immediato di tutto quell’interesse spontaneo per il “Fantasma della cattedrale” furono le spedizioni notturne del professore per riuscire a incontrare il Monaco. Creò non poco scompiglio il fatto che il professore confermò la presenza di qualcosa e di aver udito passi furtivi e ascoltato una messa cattolica cantata risalente al 1200. Il 2 marzo del ’66 fu intervistato per la TV nazionale da Rolf Johnsen:

« Dunque lei e i suoi due studenti avete udito dei passi ? »

« Vorrei cominciare col dire che due giorni prima – dal triforio, quindi nella seconda galleria – abbiamo distintamente udito una musica e in quanto storico della musica posso dire con certezza che si trattava di un canto del 1208, il Perotinus di Notre Dame. Lo abbiamo ascoltato tutti, indipendentemente uno dall’altro. Due notti dopo, ci siamo seduti in punti diversi, ognuno per conto proprio, per non influenzarci. E a un certo punto abbiamo udito i passi ! Quello che stavamo aspettando. Avevamo girato tutta la chiesa, dall’organo alla cripta, dall’altare al campanile; ma è solo nell’ottagono che si sono sentiti i passi. Quando ho udito i passi, non sono stato io a dirlo per prima, ma uno dei miei studenti. Ha detto: “Sacrestano, è lei? È entrato qualcuno?” e l’altro studente ha detto: “Sento dei passi!, chi è?”. Io non ho detto niente per non influenzarli né esprimere i miei sospetti ».

« Ha avuto paura? »

« Io? Mi chiede se ho avuto paura? Posso dirle di aver avuto paura per molti anni, ma ora non più »

« Crede nei fantasmi? »

« A questo rispondo che la parola “fantasma” non rientra nel campo delle mie indagini. Tuttavia credo che la coscienza dell’essere umano non è così limitata e circoscritta come si legge nei comuni libri di psicologia. Mi permetto di citare a questo proposito Jeremi Wasiutynski (scienziato polacco-norvegese) che nel suo libro sull’astronomia “Universo, Creazione e Sviluppo” scrive che il cervello non è la sede della coscienza, ma è l’organo che limita la coscienza nel tempo e nello spazio » (3 marzo 1966, Adresseavisen).

Le affermazioni e le osservazioni del professor Medbøe scatenarono un acceso dibattito sui fantasmi in una società norvegese che stava affrontando faticosamente il dopo guerra. La stampa e la televisione norvegese non facevano altro che riportare smentite e reciproche accuse di professori emeriti ed esperti in materia di fenomeni paranormali. Il professore di psicologia Harald Schjelderup, che si dimostrava aperto ai fenomeni di parapsicologia, ammetteva che potessero esserci eventi di natura sovrannaturale ma era altrettanto vero che la forza della suggestione era anche un fattore importante, dimostrando come attraverso degli esperimenti di suggestione, la gente arrivava a udire e credere alle cose più incredibili, riuscendo persino a provare sensazioni fisiche e reali auto-suggestionanti.

L’audio fisico Gordon Flottorp sostenne che nei grandi edifici, dagli spazi così ampi e riecheggianti, era probabile sentire una quantità di suoni ed effetti sonori incredibili da indurre facilmente a incomprensioni. Questa posizione fu appoggiata dal sagrestano della cattedrale Rolf Albertsen: le canne degli organi – soprattutto quelli automatici – rilasciano l’aria compressa anche molte ore dopo essere stati suonati emettendo suoni limpidi, note, sussurri o interi brani… Si potevano persino ascoltare musiche medievali se uno era sufficientemente suggestionato. Lo stesso parroco Otto Holmås non risparmiò i suoi duri giudizi:

« In una chiesa così grande ci sono sempre un’infinità di suoni strani. Per esempio, si annidano spesso i piccioni sotto la navate; non è strano che il frullare delle ali di molti piccioni possa provocare un suono simile al soffio di un organo. Ma che da questo si riesca addirittura a individuare un brano del 1208, come ha fatto Medbøe, beh lasciatemi dire che è pura follia »

Era uno scandalo che un professore così noto e rispettato sentisse cigolar di porte e sbattere di chiavi e parlasse apertamente di fantasmi e cose simili.

La scrittrice Ingeborg Refling Hagen – nota per la ricchezza di fatti mistici e sovrannaturali nei suoi racconti – affermò che si stava esagerando con questa storia del monaco di Nidaros e che “se c’era qualcosa da indagare, era il cervello di Medbøe”.

Non tutti aggredirono il professore con questi toni. Il parroco Agnar Sandvik di Oslo era stato per 13 anni cappellano della cattedrale di Nidaros. Non è mai stato testimone di fatti sovrannaturali nella chiesa, ma non ha mai negato l’esistenza di simili esperienze: “Il mondo è un mistero e tutto ciò che possiamo fare e osservare senza ostentare eccessiva sicurezza. Non si è sicuri di nulla in questo mondo”. Anche il parroco di Hamar, Tor Aukrust, criticò l’eccessiva sollecitudine a voler dare spiegazioni “naturali” e scientifiche ai fenomeni di parapsicologia o motivare la fede cristiana con attestazioni quasi-scientifiche: “La scienza ha scoperto che la realtà, in fin dei conti, è più complicata di quanto pensassimo”.

La bomba era ormai scoppiata: i cacciatori di fantasmi cominciarono ad affollare la cattedrale. Molti riferirono che il monaco non era solo, bensì ve ne erano molti che infestavano le navate della chiesa. Alcuni addirittura riuscirono a identificarli: l’avvistamento più frequente riguardava l’abate Laurentius, un individuo dispotico che fu arcivescovo di Nidaros dal 1288 al 1320 circa. Prima di morire, si narra che abbia ucciso gran parte dei suoi monaci, alcuni proprio nell’ottagono: lì dove più alta è la concentrazione degli avvistamenti e delle registrazioni sonore e tattili.

Medbøe raccontò: « Lo spettro vestito con l’abito più scuro dovrebbe essere proprio Laurentius, l’abate, mentre l’uomo con il cappuccio calato deve essere uno dei suoi monaci assassinati e si è dimostrato essere per esperienza uno dei più malvagi. La sua caratteristica è quella di afferrare l’avambraccio delle persone e scaraventarle giù dalle scale. Perciò è poco raccomandabile per chiunque aggirarsi nella cattedrale in determinate circostanze. Personalmente ho individuato 7 punti nella cattedrale dove i capelli mi si sono rizzati sulla testa e ho avuto la pelle d’oca. E non sono un fifone ».

Jon Medbøe morì l’anno dopo – nel 1967 – e da allora non si è più saputo nulla del Monaco di Nidaros… o per lo meno la stampa ha smesso di parlarne.

 

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo.

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