La storica Vangsnes


Quasi contemporanea alla storia d’amore di Habor e Signe, è la più antica e meglio conservata chiesa in legno (stavkirke) di Orneset sul fiordo di Luster, a testimonianza di come la fede cristiana, l’arte e la cultura erano strettamente legate fra loro nella Norvegia cattolica del medioevo, persino nei luoghi più remoti del Paese e tra i fiordi.

Su un promontorio del fiordo di Sogn (il più lungo della Norvegia) si erge il Colosso di Fridtjov il Pio, a Vangsnes. Posto su un piedistallo di granito alto 14 metri, la statua del Campione vichingo[1], scruta dall’alto dei suoi 12 metri, il fiordo di Balestrand, dove la sua amata Ingebjørg trovò la morte.

L’antica saga norvegese risale al 1300 e racconta di Fridtjov, il figlio del capo vichingo, e dell’amata Ingebjørg. La narrazione è fortemente influenzata dai racconti cavallereschi e non è molto diversa dalle vicende di Habor/Hagbard e Signe.

L’eroe Fridtjov deve lottare a lungo e duramente per conquistare la sua bella Ingebjørg, figlia del re di Bele a Leikanger. Ma qui la storia finisce bene: Fridtjov ottiene la mano dell’amata, si vendica di tutte le malefatte dei figli del re di Bele e diventa, Fridtjov in persona, il re di Sogn.

Sul motivo di Fridtjov e Ingebjørg, sono state scritte numerose ballate e saghe epiche, tra le quali la versione “romanzata” più famosa è quella del poeta svedese Esaias Tegnér (1782 – 1846) che nel 1825 scrisse la “Saga di Frithiof”, un romanzo ricco di elementi romantici, dai sentimenti forti, cavallereschi, di onore, amore e coraggio. È probabilmente grazie a questa opera – piuttosto che all’originale versione norrena – che l’imperatore tedesco Wilhelm II fece costruire ed erigere la statua gigante sul promontorio di Vangsnes, il cui antico nome era Fremnes, uno dei covi vichinghi più rinomati della storia. L’inaugurazione si svolse il 31 luglio 1913 alla presenza dell’imperatore tedesco Guglielmo II, del re norvegese Håkon VII e di molte altre autorità, mentre nella baia le navi da guerra tedesche e norvegesi erano in pacifica, ma vigile guardia della costa.

Una festa per celebrare i più alti e nobili “ideali” vichinghi, una festa per nascondere i lati oscuri di due civiltà che sarebbero presto entrate in guerra tra loro. E il lato oscuro era significativamente rappresentato da un’altra sventurata tragica storia d’amore, molto meno nota rispetto a quella di Fritdjov e rappresentata da una povera e semplice croce sulla tomba di Kristin.

Kristin era una pastorella di Endrestølen a Vangsnes. Era fidanzata con un ragazzo del suo stesso villaggio, ma un bel giorno – in questo caso fu un giorno nefasto – la ragazza scoprì di essere incinta. Il giovanotto, però, non aveva affatto intenzione di prendere lei e il futuro figlioletto con sé. Una sera accadde dunque che Kristin dovette rientrare dal pascolo, ma non riusciva più a trovare una delle sue mucche. Cerca e ricerca, ritorna all’alpeggio e lì la pastorella trova il suo ragazzo insieme alla sua mucca. Lei si avvicina e lo guarda interrogativa, ma il ragazzo senza dire nulla la colpì violentemente e la uccise, seppellendo il corpo della ragazza poco distante da lì.

Quando a casa, si accorsero che la ragazza non era ancora rientrata, cominciarono a cercarla. Andarono ovunque e finalmente qualcuno vide una gamba senza piede sbucare dalla terra. Gli animali selvatici avevano già cominciato a far scempio del suo giovane corpo. Era chiaro che Kristin era stata uccisa, uccisa da un uomo e pertanto tutti i ragazzi del villaggio furono sottoposti a giudizio: appesero la gamba della ragazza a un palo nella piazza del villaggio e fecero passare uno a uno tutti gli uomini del villaggio. Era infatti credenza comune che la gamba avrebbe ripreso a sanguinare in presenza dell’assassino, indicando in esso il colpevole dell’omicidio. Quando fu il turno del fidanzato di Kristi, la gamba cominciò a gocciolare sangue sul suo capo: fu la prova della sua colpevolezza e il giovane non poté fare altro che confessare.

In seguito, posero una croce sul luogo dove fu ritrovato il corpo di Kristin e la gente del posto nominò la valle come la “Valle di Kristin”.

Bene, anche se oggi la croce non c’è più, i norvegesi del posto non hanno affatto dimenticato la storia di Kristin e del misterioso modo in cui il suo assassino è stato smascherato.

Nello stesso luogo, a Vangsnes, sotto il segno del sangue si ritrovano sia il misticismo dell’amor cortese che quello dell’amor violato in due tragiche storie d’amore. Come era possibile che sangue innocente fosse versato in modo così barbarico?

I turisti, oggi, non conoscono la storia di Kristin, le guide turistiche riportano solo l’evidente storia di Frithjov Torsteinsson e Ingebjørg Belesdatter, ognuno con la rispettiva statua commemorativa, identificazione di un culto vichingo romantico e sognatore.

L’anno successivo l’inaugurazione della statua, le potenze imperialiste entrarono in guerra: la I° Guerra Mondiale. L’antica Fremnes, l’attuale Vangsnes, rimane l’emblema di un luogo dove le forze nascoste della Storia si incontrano in un modo assolutamente strano e imprevedibile. 

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo.


[1]Realizzata dallo scultore Max Unger.

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