L’uomo in nero della canonica di Sande


Non vi è nulla nella canonica di Sande, nel Vestfold, che lasci trapelare la presenza dei fantasmi: è una residenza luminosa, cordiale, con una facciata esposta a sud, circondata da un giardino piacevole e confortevole con frassini e siepi di alloro. Ma all’interno della casa vi sono scale, corridoi e stanze nelle quali gli inquilini da generazioni dichiarano di aver incontrato “l’uomo nero”, lo spettro di uno dei primi parroci della canonica, Hans Daniel Hammer (1745-1812), che pare abbia commesso in vita ben due orrendi crimini: il primo ebbe luogo nella “stanza vescovile” al piano rialzato – una camera isolata e per la maggior parte del tempo disabitata che il vescovo utilizzava solo per visite occasionali. La stanza è circonfusa di speculazioni oscure su un fatto che non è mai stato chiaramente spiegato e che rimane tuttora nel mistero. Il secondo “crimine” ha fondamenta più concrete e si riferisce a un suicidio indotto dal severo parroco Hammer: un giovane cresimando fu talmente oppresso dai rimproveri e dalle spaventose minacce del parroco riguardo i suoi “peccati” e la sua condotta di vita che per disperazione si lanciò nel fiume di Sande e affogò. Lo stesso Hammer morì per un colpo improvviso subito dopo la celebrazione della messa di capodanno del 1812, durante il pranzo.

A quanto pare, dunque, non solo le misteriose cattedrali cattoliche e i monasteri erano luogo di apparizioni ultraterrene. Anche la Riforma luterana portò con sé una bella dose di cupezza, paure e spettri… dal monaco si passò all’uomo nero.

Il primo che racconta dell’avvistamento dell’uomo nero di Sande fu niente meno che il poeta Andreas Munch (1811 – 1884), che trascorse sei anni della sua infanzia proprio nella casa di Sande, quando il padre – il futuro vescovo Johan Storm Munch – era ancora parroco di Sande dal 1813 al 1817.

Nel suo “Ricordi di infanzia e adolescenza” (1874) scrive: « Una vecchia abitudine nella casa della canonica era quella di chiudere bene le porte la sera prima di andare a dormire e legare il cane. Quando tutti andavano a dormire e c’era il silenzio assoluto, capitava spesso di intravedere un uomo di statura piccola, vestito di nero scendere lentamente le scale, barcollando, e sparire nella stanza blu, dall’interno della quale provenivano rumori di stoviglie, sedie e mobili sbattuti ».

Un’altra volta avvenne che, in estate, sua zia e due ragazze – in visita alla canonica e alloggiate nella stanza blu – entrarono urlanti di notte nella stanza dei suoi genitori, fuori di sé dalla paura dicendo che non sarebbero rimaste un minuto di più. Avevano sentito dei passi furtivi nella stanza, come se qualcuno fosse entrato per cercare qualcosa, ma non c’era proprio nessuno … « Poi i passi si sono avvicinati al letto e abbiamo sentito distintamente un gemito, poi di nuovo i passi si sono allontanati e abbiamo visto le sedie sollevarsi come se una mano invisibile le tenesse sospese in aria». Inutilmente il parroco Munch cercò di tranquillizzarle e sminuire il fatto. Lo stesso figlio Andreas, sessanta anni dopo, ricordava ancora le parole confortanti della madre: « Quando recito il Padre Nostro prima di andare a dormire, non c’è uomo nero o altro essere maligno che si avvicina ».

L’uomo vestito di nero compariva soprattutto a ogni cambio di parroco in canonica. Le apparizioni più frequenti furono durante il periodo di Realf Ottesen (1818-1860).

 

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo.

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