Realf e l’uomo di Sande


Quando Realf Ottesen era parroco di Sande, la canonica era sempre vivacemente popolata: parenti, servi, contadini e parrocchiani. E tutti non facevano altro che parlare dell’uomo di Sande. “Lasciatelo stare in pace!”, li rimbrottava Ottesen e lo diceva come se sapesse più di quello che altri sapessero sul conto dell’uomo in nero. Negli ultimi anni di vita, Ottesen in persona incontrò lo spettro sulle scale. Il prete sollevò la mano e lo benedisse con il segno della croce dicendo: “Sparisci nel nome di Gesù Cristo!”. Da allora, lo spettro non è mai più comparso in presenza di Ottesen.

Il testimone successivo dell’apparizione dello spettro di Sande fu la moglie del teologo e botanico Christian Kaurin, parroco di Sande dal 1883 al 1898. Una notte, la donna dovette recarsi in cucina per prendere un flacone di medicine per il marito. Giunta in cucina vide un uomo dalle spalle larghe piccolo e tarchiato e in abiti scuri andarle incontro: le pose una mano sulla spalla, la guardò dritto negli occhi, annuì cordialmente un paio di volte, uscì dalla porta della cucina e scomparve sulle scale.

L’ultimo ad aver visto l’uomo di Sande fu il parroco Hans Lødrup, che raccontò della sua esperienza alla rivista femminile URD, in una lettera spedita da Cardiff. L’incontro avvenne in una mattina del settembre 1908, circa tre settimane dopo essersi insediato nella casa della canonica. La stanza era ben illuminata: « Come la maggior parte della gente allora non avevamo le serrande alle finestre, ma delle tende pesanti. Il sole comunque filtrava abbondantemente. Stavo ancora dormendo, quando all’improvviso avvertii la presenza di un uomo che si chinava su di me. Stanco come ero e nel dormiveglia non ci feci caso e mi voltai dall’altro lato. Questo si ripeté diverse volte. Alla fine mi svegliai completamente e mi misi seduto sul letto e vidi ai piedi del letto un uomo piccolo e tarchiato, di mezza età. Un viso ampio e grave, una fronte alta e stempiata, i capelli sottili. I favoriti rossicci e un fazzoletto di colore grigio scuro. Questo è quello che ricordo dell’uomo. Immagino che i suoi abiti fossero scuri, ma non oso confermarlo. Probabilmente questo è anche quello che ricordo di aver sentito in seguito raccontare a proposito dell’uomo in nero. » Lødrup scrive anche di aver pensato inizialmente che si trattasse di un questuante dal modo in cui aveva cercato di svegliarlo. Poi però si rese conto di qualcosa di strano nella sua figura e provò un certo disagio. Si guardarono negli occhi senza proferir parola. Poi all’improvviso scomparve in una nebbia « Sentii chiaramente un sibilo, un fischio lancinante e subito dopo un forte colpo, così forte che mi sorpresi del fatto che mia moglie non si fosse svegliata di soprassalto. La svegliai e appena mi guardò in faccia esclamò: “Ti senti male? Sei così pallido!” Le raccontai quello che avevo visto e sentito, poi mi alzai e uscii stravolto in strada dove incontrai il sindaco. Gli dissi: “Forse crederà che io sia un uomo ingenuo se le dico di aver visto un fantasma? » e il sindaco rispose: “No, affatto, ha per caso visto l’uomo di Sande?” » E fu così che Lødrup venne a conoscenza dello spettro e delle storie di tutti coloro che lo avevano visto prima.

 

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo.

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