Suicidi a Høydalsmo


Molto spesso alcuni luoghi hanno uno “status mistico” per via di fatti di cronaca avvenuti. Molte circostanze enigmatiche dietro certi improvvisi scatti di ira e rabbia sono legati a litigi per una proprietà, questioni di onore, insulti; ma il movente principale e il più “intrigante” è quasi sempre la … gelosia.

Non è un caso che molte vittime di omicidi abbiano trovato la morte il giorno del matrimonio, il giorno in cui tutte le speranze di riavere la propria amata crollano per sempre, il giorno in cui il proprio fidanzato/a dice “Sì” a un altro/a mandando in frantumi un sogno, il giorno ideale per non ammettere la propria sconfitta.

La vendetta non è sempre cruenta: si può manifestare rovinando la festa con una litigata, picchiando lo sposo o presentandosi ubriachi alla cerimonia. Altri però possono manifestare il proprio dissenso lasciandosi sopraffare dal dolore per la perdita dell’amore e ponendo fine ai propri giorni. In ogni caso, il luogo in cui si svolge il misfatto si ricopre di un’aura di mistero e premonizioni che lanciano lunghe ombre oscure sul futuro…

Nel piccolo borgo di montagna di Høydalsmo – tra Morgedal e Vinje – Rikard Berge venne a conoscenza nel 1906 della storia di un giovanotto che non riuscì a vivere dopo aver perso l’amore. Si era fidanzato con una ragazza di Ofte, ma un ragazzo di Rude si innamorò della sua ragazza e se la prese, convolando a nozze. Era consuetudine invitare al proprio matrimonio gli ex-fidanzati, i “traditi”, i vecchi amori a dimostrazione che non vi era rancore e come prova di una certa superiorità morale da entrambe le parti. E così toccò anche al giovanotto tradito partecipare al matrimonio della sua ex. Prima di andare, chiese alla madre di preparargli un otre di birra. Quando il figlio uscì, la madre riempì l’otre del figlio e la mise sul tavolo, ma l’otre era talmente piena che si ruppe e la birra si riversò. L’anziana madre raccolse la birra versata, pulì per terra e poi ne riempì un’altra. Quando il ragazzo rientrò chiese il perché non avesse preparato la sua borraccia e la madre dovette spiegare il fatto e concluse: “Perché non è lo stesso, anche se non è la tua?”.

Era un segno del destino la rottura irreparabile della sua boraccia?

La sera durante il banchetto, il ragazzo si incupì sempre più. All’improvviso si alzò e disse: “Per qualcuno sono venuto al mondo e per qualcuno me ne andrò” si precipitò fuori di casa, poco lontano dalla porta si tagliò la gola e corse oltre l’ovile, buttandosi dal dirupo. Fu sepolto vicino la chiesa di Høydalsmo, ma al di fuori del cimitero. Sulla sua tomba nacque un grande abete e la sua boraccia è conservata a Mogen nell’Øyfjell.

A fianco al suo corpo, fu sepolto un concittadino che si annegò nello stagno di Uddedal quando seppe che volevano espropriarlo. Avevano messo qualcuno a guardia, ma in un momento di distrazione, l’uomo ne approfittò per scappare a gettarsi in acqua. Prima, però, si inginocchiò, recitò il Padre Nostro e poi si lanciò.

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo.

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