Una sera di Pentecoste a Trollvann


In una valle tra Grefsenkollen (377 m sopra il livello del mare) a sud e Lachmannsfjell (363 m sopra il livello del mare) a nord, si trova il piccolo idilliaco lago Trollvann, popolare luogo delle vacanze estive degli abitanti di Oslo e resort sportivo. I sentieri lungo il lago sono agibili tutto l’anno, spesso nei fine settimana si vedono gruppi di amici e familiari che vi si recano per una grigliata, per un falò e per divertirsi. Non vi è nulla di sovrannaturale in questo posto se non la bellezza dei paesaggi.

Il racconto che segue ha avuto luogo proprio a Trollvann una sera di Pentecoste del 1896. Colei che lo ha riferito nel 1950 è un’operaia di Oslo che fu testimone di un evento strano. All’epoca era membro del gruppo femminista socialista di Oslo ed era abitudine ogni domenica della bella stagione fare delle gite a Lillomarka, nella contea del lago Trollvann, per raccogliere bacche, fare il bagno, prendere il sole. La prima gita si inaugurava la domenica di Pentecoste.

Tutti coloro che volevano partecipare alla gita dovevano incontrarsi alle 5 del mattino all’angolo tra Sonnergata e Toftegate, portando con sé il pranzo a sacco, una coperta di lana e la teiera. Il gruppo che si compose era formato da 4 coppie di genitori con i rispettivi figli adulti e i loro fidanzati/e, in tutto 25 persone.

“A quel tempo era facile raggiungere il luogo di incontro. Non c’era traffico e per la maggior parte era campagna. Oltrepassato Grefsen, ci si inoltrava nel  bosco e occorreva un po’ di strada prima di arrivare a Trollvann”.

La donna ricorda che quella volta l’acqua era troppo fredda per fare il bagno e montarono un falò per riscaldarsi. Sulla riva del lago, si prepararono il caffè e cenarono dopo aver fatto una lunga passeggiata. Dopo cena si divertirono cantando, ballando e suonando l’armonica fino a tarda sera: « Nel frattempo si continuava a sorseggiare il caffè, mentre gli uomini andarono a recuperare del muschio e della legna e prepararono i letti. Infine, ognuno si sistemò con la propria coperta sul letto di fortuna e ci accampammo. Andammo così a dormire, ognuno al suo posto: erano circa le 23 e 30. Mi addormentai come un sasso perché ero veramente stanca ».

La donna dormì per circa tre ore, poi fu svegliata da un rumore, come se qualcuno si fosse tuffato in acqua. Si svegliò di soprassalto e si mise seduta, si guardò intorno, ma tutti dormivano. Sulla riva opposta, c’era uno scoglio alto dieci-quindici metri che si protendeva sul lago come un trampolino e in fondo alla punta c’era una piattaforma che si prolungava nel lago: « Su questa piattaforma c’era una giovane donna molto bella con i lunghi capelli sciolti, completamente nuda, e con entrambe le mani tese dinanzi a sé come se stesse abbracciando qualcuno. Io la guardai, ma lei non mi notò; allora svegliai mia madre che era distesa accanto a me e le sussurrai di guardare. Lei si alzò, mentre la donna sull’altra sponda ancora non ci aveva visto. Mia madre svegliò i suoi vicini e presto fummo tutti svegli e tutti stavamo guardando quella donna ».  All’epoca non era una cosa comune mostrarsi nudi in presenza di gente, ma quella donna rimase lì finché uno dei ragazzi le urlò: “Ehi tu, ragazza!, Sei matta?! Non vedi che c’è gente qui! Credi di essere sola!” In quello stesso istante scomparve come inghiottita dalla terra. Gli uomini si divisero in due gruppi per perlustrare il lago da una parte e dall’altra, ma non trovarono nessuno. Non vi erano neanche tracce della presenza di qualcuno che si fosse fatto il bagno, la piattaforma era assolutamente asciutta e non c’erano altre persone accampate: « Perciò chi fosse, da dove venisse o dove volesse andare fu l’enigma della giornata. Fu il nostro argomento per tutto il giorno successivo. Io da parte mia, confesso ora di averla rivista anche nei giorni successivi ».

Quando tornarono a casa, tutti avevano avuto qualcosa a cui pensare durante quella gita, e poi ognuno tornò alla propria vita quotidiana.

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo

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