Il bandito di Murukleiv


Il bandito Tov Johannesson Murukleiv del Telemark è una persona realmente esistita e che per anni ha reso insicuri i dintorni di Heddal. Segni visibili della sua leggendaria esistenza sono i numerosi covi e rifugi scavati per sé e per i propri tesori ritrovati a Seljord, Åmotsdal, Gransherad e Heddal.

Il parroco Christen Mamen Glükstad raccolse molto materiale biografico sul suo conto. Lo presenta come un uomo forte e irascibile, astuto, intraprendente e delinquente comune. Quando era un ragazzo, Tov era un bravo lavoratore e anche da bandito si schierava sempre dalla parte della povera gente trovando in essi amici e “complici” disposti a nasconderlo o a dargli una aiuto. Spesso rubava per dare ai poveri.

Il materiale biografico raccolto su Tov Johannesson era sufficiente perché Rikard Berge ne facesse un ritratto più complesso e completo.

Tov nacque il 12 aprile del 1781 in un piccolo villaggio nei pressi della fattoria Brekke a Heddal, in condizioni di povertà. Fin da piccolo si distinse per la sua “vivacità” e per la sua incredibile forza fisica: si dice che corresse 7 leghe prima del canto del gallo. A diciotto anni era a servizio nella fattoria Løken a Heddal; qui ebbe una “figlia illegittima” con una domestica: fu la sua prima trasgressione. Un giorno rubò un sacco di grano alla fattoria Smedrud; nascose il sacco sotto la neve, fu subito scoperto ma non lo punirono perché era un lavoratore così valido e assiduo. A diciannove anni fu chiamato a prestare il servizio militare e rimase lontano da Heddal per molti anni. Anche durante il servizio militare commise altri reati impuniti ma che gli segnarono il suo futuro destino. Ritornato a Heddal fu tanto stupido da continuare a rubare, questa volta toccò alla fattoria Jamtvedt, e lo fece insieme a un complice, Ole Slettemoen. Il 9 marzo 1809 affrontò il suo primo processo a Bjørndalen. Riuscì a scamparla, ma da allora cominciò a vivere ramingo tra i boschi, terrorizzando i viandanti, i contadini e chiunque incontrasse sulla sua strada, rubando molto o poco e nascondendo i suoi tesori ovunque. Molti cominciarono ad aver paura di trovarsi soli sulle strade e i sentieri che conducevano da un villaggio all’altro. Tuttavia, Tov aveva anche molti sostenitori che gli fornivano un pasto caldo o lo nascondevano quando era in fuga. Uno dei suoi nascondigli preferiti era a Håbergåsen, dove si soffermò per molto tempo. Quel covo era un luogo di “attrazione turistica” già ai tempi in cui il parroco Glükstad raccolse materiale su Tov il bandito.

Tov si fidanzò con una ragazza di Heddal, Gunnhild. Lei però lo tradì sposandosi con Daniel Vigdeil di Kviteseid. Si narra che una volta, mentre Gunnhild era sola in casa con il figlioletto, Tov entrò e pose nella culla una borsa piena di talleri (soldi) dicendole di custodirli bene e di farne buon uso perché erano di suo figlio. Altri dicono che sia stato il tradimento di Gunnhild a spingerlo sulla cattiva strada e che quando tornò da lei aveva intenzione di ucciderla e invece, riuscì solo a lanciarle una maledizione: “Che i tuoi figli siano per sempre dannati e sciagurati!” e infatti, Gunnhild ebbe due figlie matte e un figlio ritardato.

La vita irrequieta di Tov culminò con due fatti drammatici. Una notte di metà inverno, Tov era nascosto nella casa del padre a Murukleiv, quando fu scoperto da un gruppo di gente che lo stava ricercando. A piedi scalzi scappò correndo sulla neve fino a un luogo chiamato Kastet, dove prese una barca e remò fino alla fattoria Tinne dove sua sorella era a servizio come domestica e da lei riuscì a ottenere un paio di calze rotte. Poi continuò a scappare a piedi raggiungendo Kongsberg e da lì proseguì fino a Numedal.

Armato di spada fece irruzione in una casa chiedendo abiti e cibo, ma prima di ottenere ciò che desiderava dovette minacciare i padroni e piantare la spada sul pavimento.

L’inseguimento finì a Hytta, ma invece di ucciderlo sul posto i suoi inseguitori decisero di storpiarlo per il resto dei suoi giorni e gli spararono al ginocchio. Come un medico esperto, Tov si medicò da solo e non trascorse molto tempo prima di tornare a seminare il terrore per Heddal. Non si vendicò mai dell’uomo che lo rese invalido, sebbene ebbe l’occasione di farlo più di una volta.

Alla fine fu deciso di mettere una taglia sulla sua testa: catturatelo vivo o morto. Le autorità fecero un patto con uno dei suoi più fedeli amici e collaboratori: avrebbe dovuto passare una notte con lui a bere e farlo ubriacare nel loro covo di Tørkeli, mentre gli esecutori della legge si sarebbero appostati fuori e quando si sarebbe presentata l’occasione, sarebbero entrati per catturalo.

Tov quella sera era inquieto e sospettoso, guardava sempre fuori dalla finestra chiedendo innumerevoli volte all’amico se per caso gli stesse giocando un brutto tiro, se poteva fidarsi di lui, se aveva cattive intenzioni e così via. L’unica arma di difesa che aveva a portata di mano era una falce appesa ai piedi del letto. Quando il traditore ritenne che la sbornia stava facendo effetto e Tov stava allentando l’allerta, diede il segnale agli uomini fuori. Tov – pronto di spirito – afferrò la falce, ma questa era inchiodata al letto, allora cercò di scappare dalla finestra, ma le imposte erano troppo pesanti e così fu costretto ad affrontare i propri assalitori sulla porta e a mani nude. Riuscirono ad avere la meglio su di lui, lo atterrarono e uno di loro gli diede un colpo alla nuca con il calcio del fucile. Il colpo fu così forte che il cervello di Tov schizzò fuori. Quando Tov vide che a colpirlo fu proprio uno dei suoi vicini e cari amici disse: “Proprio tu che dicevi di volermi così bene”.

Poi trasportarono il cadavere in un vecchio mulino e lo lasciarono lì. Questo avvenne nella primavera del 1814. Tov aveva 33 anni.

La sua sepoltura non fu meno macabra e fu condotta da Johannes Crøger (nato nel 1753), parroco di Heddal dal 1794 al 1825 e padre di quel Olea Styhr Crøger (1801 – 1855) che fu il primo folklorista e raccoglitore di tradizioni popolari norvegesi.

Secondo Glükstad, Johannes Crøger era un severo uomo di legge, oltre ché parroco, e un severo giudice. Molti andarono al patibolo per suo volere e le esecuzioni si svolgevano sul sagrato della chiesa come monito generale. Quando Murukleiv dovette essere sepolto si fece in modo che la sua testa fosse sepolta all’interno del recinto del cimitero, mentre il resto del corpo al di fuori di esso.

In seguito, il contadino Ole Torgrimson Smedsrud e altri che parteciparono alla cattura e uccisione del bandito Tov furono processati e …assolti.

 

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo

 

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