Il pericoloso Monte Sogn


Rifugio alpino nei pressi di Krossbu - Sognefjell

In tempi remoti i sentieri del monte erano molto frequentati, essendo l’unica via praticabile da attraversare per raggiungere la prima città utile, Bergen. Centinaia di carovane a piedi e a cavallo percorrevano i suoi stretti sentieri rocciosi da Lom a Skjolden fino al fiordo Luster: trasportavano viveri di ogni genere, burro, formaggi, pelli di lupo, di orso, roba da vendere in città, raccolte dai cacciatori e dai pastori del luogo e trasportate lungo vie tortuose; in cambio, i commercianti venivano pagati con sale, ferro e sementi. Il via vai durava tutto l’anno. Anche durante i rigidi inverni, occorreva attraversare quel pericoloso tratto in montagna, a costo della propria vita.

L’incidente più tragico a memoria d’uomo, avvenne nel mese di marzo del 1813, quando 6 persone con i rispettivi cavalli morirono congelati nel mezzo del loro cammino verso Sogn. È stato eretto un monumento a ricordo degli sventurati: 6 pilastri di pietra – con una croce scolpita e circondati da diversi massi – sono stati innalzati ognuno sul posto dove sono stati ritrovati i corpi delle persone e dei cavalli.

Ma anche in estate, il monte si è dimostrato essere pericoloso a causa degli improvvisi mutamenti di tempo. Molti sono morti per il maltempo, colti dai temporali improvvisi che si scatenano sul monte senza apparente preavviso o che si formano in pochissimo tempo, senza dar modo di trovare un riparo sicuro.

Oltre al cattivo tempo, il monte era pericoloso perché era anche il ritrovo preferito di banditi, assassini, ladri: lungo i suoi sentieri, i malcapitati venivano aggrediti e facilmente uccisi per pochi denari o per il cibo che trasportavano. Molti i cadaveri ritrovati a valle privi dei propri beni, senza soldi e senza vestiti.

La leggendaria fama negativa del monte, colpì la fantasia di artisti, poeti e scrittori, come Henrik Wergeland e Henrik Ibsen, che si ispirò a questi paesaggi per la sua pièce, BRAND; Olaf Aukrust e Per Christoffer Asbjørnsen nel 1847. Erano i primordi del turismo di montagna. Sul monte giunsero anche il principe alla corona Karl XV (nel 1856) e il principe Oscar II (nel 1860), quest’ultimo raggiunse quota 1100 m e dedicò a se stesso il nome della cima raggiunta: Oscarhaug. Nel 1924 giunsero a cavallo anche la regina Wilhelmina e la Principessa Juliane d’Olanda, con un seguito di 16 cavalli.

Nel 1939 fu aperta la strada statale e la macchina sostituì il cavallo dando il via al turismo di massa. Oggi, il “pericoloso” monte è accessibile durante tutto l’anno, migliaia di turisti e amanti della montagna percorrono i suoi sentieri, perdendo molto del misticismo del luogo o forse chi può dirlo? se i turisti percorrendo questi sentieri a stretto contatto con i ruscelli, le rocce, la bassa vegetazione e l’aspro paesaggio non ripercorrano anche le stesse sofferenze e le difficoltà provate dai loro predecessori…

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo

 

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