Julareidi (the wild hunt) – La caccia selvaggia


L’immagine del carro che vola nei cieli trainato da cavalli o renne e guidato da uomini forti o cacciatori è molto antica e risale alla mitologia. Thor, e qualche volta Odino, guidava un carro trainato da 4 caproni. Thor lo usava per le sue spedizioni – o meglio caccia– contro i giganti e quando passava, la sua furia era tale che il cielo tuonava. Le sue spietate e selvagge cacce ai giganti erano note in tutta Åsgard (la dimora degli dei) e Midgaard (la dimora degli uomini – la terra di mezzo).

Gli amanti della cultura classica latina, ricorderanno che anche Apollo guidava il carro del sole, era l’artefice dell’alternanza delle fasi del ciclo delle stagioni, divinità della musica e della poesia, aveva numerosi soprannomi: Pithius, Lykeios, Delo, Febo, e soprattutto Iperboreo poiché trasportato in volo dai cigni verso le estreme terre del nord…

Con l’arrivo del cristianesimo, nell’immaginario popolare Thor fu sostituito da un cacciatore che solcava i cieli con il suo carro e le renne – gli animali da traino più sfruttati nel nord dei paesi scandinavi – tre cani legati a corde di seta e due donne-elfo legate tra loro per i capelli che lo seguivano. Il momento più propizio per vedere il passaggio del cacciatore tuonante corrispondeva al periodo dell’aurora boreale e con l’inizio del prolungarsi delle notti invernali in corrispondenza di Santa Lucia o Lussinatten – come viene tuttora chiamata – la notte più lunga dell’anno. Questo periodo veniva chiamato JUL e il passaggio del carro Julareidi, la cavalcata selvaggia di Jul. Era il periodo della preparazione delle provviste per il lungo inverno. L’incontro tra il cacciatore soprannaturale e l’uomo era un incontro fortunato, perché l’uomo riceveva sempre una ricompensa dal cacciatore che gli chiedeva dove dovesse dirigersi per recarsi in tale o tal’altro posto e continuare il suo veloce viaggio.

Quando il cristianesimo stabilì la data di nascita di Gesù, fissandola al 25 dicembre, per i popoli del nord non fu difficile far coincidere il passaggio del carro con l’evento della natalità. E così come per i cristiani vi erano i re magi che portano i doni a Gesù bambino, i popoli del nord hanno il loro cacciatore di natale che fà doni agli uomini gentili che lo aiutano e che lo chiamano con il vezzeggiativo di babbo. La figura di questo babbo natale che solca velocissimo i cieli con il suo carro tintinnante – o tuonante? – seguito da elfi e folletti e che regala doni è diventata sempre più comune ed internazionale. Ma si ricorda che babbo natale è sovente burbero e restio, non fa doni a tutti, ma solo a chi è cortese con lui, che è molto raro incontrarlo nelle notti boreali e inoltre non bisogna mai dimenticare il suo illustre discendente, il dio Thor, il dio pagano più amato dai norvegesi – anche più di Odino – perché Thor è il protettore dei matrimoni e delle famiglie (usava il suo martello mjollnir – simbolo fallico – per unire in matrimonio le giovani coppie garantendo fertilità e ricchezza), del lavoro e del raccolto (il dio del tuono che regola le precipitazioni facendo “il bello e il cattivo tempo”).

Indovinate dunque come si dice Natale in norvegese? “JUL”, appunto !

E Babbo Natale? “Jule Nisse”, esattamente.

Santa Claus e l’uomo vestito di rosso dal faccione simpatico è tutta un’altra storia, più anglosassone che scandinava e decisamente adattata al cristianesimo (San Nicola vescovo, Nikolaus, Niklaus, Klaus e l’abito rosso dei vescovi con l’orlo di ermellino bianco).

Ma non vi preoccupate anche i norvegesi si confondono: i racconti su Julareidi e il cacciatore tuonante sono molto frequenti e quasi esclusivamente norvegesi appunto, anche se si confondono con l’ Åskoreidi, la processione dei morti accoltellati, e questa è veramente tutta un’altra storia:

In una gelida e buia notte norvegese, alcuni uomini trovarono riparo in una baracca. Qui, consumarono il loro pasto, mangiarono, bevvero e cantarono. Due uomini, evidentemente troppo brilli, cominciarono a giocare con le fruste. Il gioco di abilità si fece pesante e degenerò in un vero e proprio combattimento corpo a corpo e uno dei due cadde a terra pugnalato a morte. Era una di quelle notti di tempesta di dicembre, la porta della baracca si spalancò improvvisamente e apparve il corteo di Åskor, che prese il corpo del cadavere e lo portò fuori. Sul posto dove era il cadavere, si accese una fiamma che si sviluppò in incendio, bruciando la baracca con tutti gli uomini dentro.

3 thoughts on “Julareidi (the wild hunt) – La caccia selvaggia

  1. Alfredo scrive:

    Gulp! Veramente interessante.
    Io ero solo a conoscenza che Thor era il dio del tuono.
    Sai altre cose sulla mitologia norvegese? Lo sai che mi sto interessando?
    Alla prossima, ciao ciao.

  2. Andreapop scrive:

    Sai anche qualcosa sul fatto che babbo natale in realtà era verde?

    ciaooo ;-D

  3. Ennio scrive:

    Ciao, Annalisa.

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