La pietra dell’uomo morto


La pietra dell’uomo morto!, il nome suona così minaccioso e spaventoso, ma non si tratta in realtà di una pietra quanto piuttosto di una sporgenza rocciosa – una rupe – sul mare nel fiordo di Visten, nella regione di Helgeland. Proprio in quel punto, si concentrano correnti e venti che provocano gorghi e vortici marini che sono costati la vita a numerosi navigatori, pescatori e traghettatori. Nell’immaginario comune, la rupe ha assunto il simbolo emblematico della morte e delle forze della natura quando si scatenano contro l’uomo e contro la sua superficialità.

Una delle tragedie che ha dato il via alla tradizione della pietra dell’uomo morto risale a molti e molti secoli fa, quando quattro coppie erano uscite in barca per fare le provviste per le festività natalizie. Si recarono, dunque, all’emporio locale il cui padrone era anche un albergatore e ristoratore. Le coppie ordinarono anche qualcosa da bere prima di rimettersi in barca, l’oste assicurò che non erano ubriachi quando uscirono dalla locanda / emporio. I giovani erano sulla strada del ritorno con le proprie mogli e la barca carica di provviste. Era l’ora del tramonto ed erano quasi arrivati, quando cominciò a soffiare un forte vento da sud-est. Per un po’ sembrava che tutto andasse bene, ma giunti alla rupe dell’uomo morto un forte colpo di vento rovesciò l’imbarcazione e fu un attimo. Un boscaiolo sulla strada del ritorno sentì le urla dei giovani provenire dal mare, corse a perdifiato e raggiunse la riva, ma non poté fare nulla per loro: i quattro uomini riuscirono a raggiungere la riva con le proprie forze, mentre le rispettive mogli morirono affogate.

Un’altra storia ha per protagonisti 4 uomini di Hurum – Ole Olsen Øvre-Kjøs, Ole Nedre-Kjøs, Endre Rudi e Kristoffer Kvien. I 4 avevano fatto una gita in barca a remi fino a Steile e quando decisero di tornare a casa, la compagnia era aumentata: pare che ci fossero 7 uomini, altri dicono 5. All’altezza di Vangsmjøsa cominciò a soffiare un forte vento, ma Ole Olsen che era un uomo vigoroso e forte, tranquillizzò i suoi amici dicendo: “Finché sono al timone, non c’è pericolo!”. Si narra che manovrasse la barca con autorevolezza e destrezza, forza e sicurezza tra le onde tempestose; ma il vento non accennava a calare, cosicché l’altro Ole cominciò a piagnucolare per sé e pregare per la propria famiglia, finché Ole Olsen si spazientì e gli intimò di stare zitto: “Ti ho detto che finché ci sono io al timone, non hai bisogno di urlare come una femminuccia! Le mie braccia sono abbastanza forti per tenere salda la barca e tornare sani e salvi a casa. Remerò fino a quando i remi resisteranno!”. Erano appena giunti a Ringetøsta, dove il vento era più forte e le onde più pericolose, che il timone si spezzò e tutti gli uomini a bordo furono sbalzati fuori, inghiottiti dalle onde. Nessuno di loro fu mai ritrovato, tranne … Ole il piagnucolone che miracolosamente raggiunse la riva. Il giorno della gita pare che abbia portato con sé una borsa piena di pesanti monete di rame e che durante il naufragio era talmente pesante che Ole non riuscì a stare a galla e andò a fondo, ma appena toccò il fondo poté camminare su di esso fino a raggiungere la riva !!

Evidentemente il fondo non era molto profondo nel puntò in cui colò a picco e aveva sicuramente… un bel paio di polmoni!

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo.

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