Ole Høiland, l’ “Houdini” delle carceri norvegesi


Ole Pedersen Høiland (1797 – 1848) era il figlio unico del boscaiolo Peder Høiland e di Gjertrud Gulovsdatter di Bjelland (nella regione del Vest Agder). Nato in una famiglia povera, Ole dovette presto ingegnarsi per guadagnarsi il pane da solo. A soli 19 anni fu condannato per “aver usurpato i beni del prossimo” (così recitano gli atti del processo). Fu condannato a due anni di prigionia a Kristiansand, il 15 novembre 1816. Un mese dopo era già evaso. Negli anni che seguirono, Ole fu catturato molte volte e altrettante volte riuscì a evadere. Il 16 dicembre 1823 l’Alta Corte Giudiziaria lo condannò ai lavori forzati e all’ergastolo nella fortezza di Akershus, Oslo. Come minatore se la cavava molto bene ed era anche molto rispettato come abile scavatore e spaccapietre. Ma dopo 7 anni di prigionia riuscì a evadere insieme ad altri tre “camerati”. Per due volte fu catturato, riportato a Akershus e messo sotto stretta sorveglianza, e per due volte riuscì a fuggire.

12083426645_a3e7b0f424_bLa notte del 2 gennaio 1836 compì il suo ultimo “colpo”: rubare 64 000 talleri dai caveau della Reale Banca di Norvegia a Oslo. Senza esplosioni e senza rumori. Con un solo colpo d’occhio, studiò la serratura dell’ingresso principale della Banca e si fece forgiare una chiave. Le altre porte interne le aprì semplicemente, sebbene fossero garantite contro ogni manomissione. Ma il colpo grosso gli costò caro. Un mese dopo era di nuovo nelle carceri della fortezza e questa volta le Autorità non ebbero alcun riguardo. Segregato nella torre più alta della fortezza, senza finestre, in una cella che aveva solo un tavolaccio di legno per letto, con mani e piedi legati tra loro e questi legati al muro. La porta era sprangata con due robusti catenacci e sorvegliato 24 ore su 24 con i turni di guardia.

Nella piazza del mercato fu esposto il ritratto del criminale affinché tutti potessero riconoscere uno dei più pericolosi criminali in circolazione. Per 4 anni, le Autorità giudiziarie continuarono a sorvegliare il prigioniero in questo modo. Per la sua buona condotta gli fu concesso di svolgere piccoli lavori durante il giorno in un’altra cella.

La mattina del 17 settembre 1839, l’uccellino era di nuovo scappato dalla gabbia, la cella era vuota !! In gran segreto il furbacchione era riuscito a segare due pesanti travi con i quali copriva il buco sul pavimento che stava con tanta pazienza scavando: era riuscito a scavare un muro di granito spesso oltre 2 metri e mezzo !, a qualcosa erano serviti i lavori forzati.

Per tre anni rimase a piede libero, poi fu veramente l’ultima volta. La polizia – dopo aver avuto una soffiata – si mise sulle sue tracce e nell’agosto del 1842 lo catturarono alle porte di Drammen. Tutte le richieste di grazia di Ole Høiland furono regolarmente rifiutate e nel 1848 si impiccò nella cella di isolamento di Akershus. Aveva 51 anni.

Per le Autorità Ole Høiland era un pericoloso delinquente, ma non si dimostrò mai pericoloso per le persone: non uccise mai, neanche per rapinare, piuttosto scappava o rinunciava. Nella leggenda popolare era addirittura identificato come un Robin Hood: rubava ai ricchi per dare ai poveri. Per la gente era un eroe. Era anche famoso per i suoi travestimenti, per l’uso della falsa identità, un giorno era un uomo di corte, il giorno dopo un marinaio. Una leggenda popolare narra di Johanna, la domestica del prete Reiner, che conobbe un certo Jon Bråten, giovane marinaio. Lei si innamorò del giovane che le promise che l’avrebbe portata via con sé appena fosse riuscito a entrare in possesso di alcuni documenti importanti del prete. E lei lo aiutò: lasciò la luce accesa nell’ufficio del prete, così lui sapeva dove andare, prese una scala a pioli e sgattaiolò dentro. Nell’ufficio trovò 230 talleri e un lingotto d’oro che Reiner aveva ereditato da suo padre. Poi scappò. Quando il prete si recò nel suo ufficio, entrò e vide tutto a soqquadro, capì immediatamente chi fosse stato … intanto Johanna che aveva un appuntamento davanti alla chiesa con Jon Bråten dovette tornarsene a casa mestamente dove l’aspettava una sonora batosta.

Un’altra storiella racconta che Ole rubò in casa di una ricca vedova di Møglestuen, nei pressi di Lillesand, dopo essersi presentato come un commerciante proveniente da Kristiansand. Parlando con il fattore che ignaro della truffa lo accompagnò fuori dalla tenuta, disse: « Capisco i vostri timori su Ole Høiland, ma credo che non vi sia nulla da temere. È sicuramente molto abile nelle sue truffe, ma non si è mai sentito che abbia fatto del male alle persone, né che le abbia derubate per strada. Inoltre, non ruba alla povera gente e ai contadini, ma solo ai ricchi benestanti e poi divide il bottino con chi non ha nulla ». Il bottino di quella volta lo andò a nascondere a Modalen, tre quarti di miglia dalla città.

La maggior parte delle leggende è però legata al bottino del furto alla Banca Centrale che non è mai stato recuperato. Molti ritengono che sia ancora nascosto sotto la quercia di Høiland nel giardino di Ullevål a Oslo. Ma è solo una delle ipotesi. Alcune monete furono ritrovate a Nordre Taasen ad Akergården e in una pentola di rame a Gyridalen. Per sua stessa ammissione, altro denaro fu ritrovato in cima al Lifjell nel Telemark e poi ancora uno scrigno a Gråhammerura nel Røldal, e in una buca a Ryfylkebydga, una caverna a Årvollåsen nel Lillomarka e chissà in quanti altri posti !

Tratto da “Mystiske steder” di Ørnulf Hodne, professore di folklore e tradizioni popolari norvegesi dell’Università di Oslo

2 thoughts on “Ole Høiland, l’ “Houdini” delle carceri norvegesi

  1. Tpc scrive:

    affascinante storia. non mi pare pero’ tanto originale,
    in italia persone meno nobili escono di prigione prima ancora di entrarci!! riescono ad uscire addirittura anche dai processi!!

  2. Renata scrive:

    Veramente funanbolica e spericolata questa vita di Ole Pedersen. Scrivi bene! Tutte le storie lette fino ad ora sono interessanti…
    Ciao Renata

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