Racconti (memorat) su “mara”, l’incubo


Una donna racconta di essersi recata a letto e aver chiuso a chiave la porta. Dopo un po’ di tempo in cui non riusciva a prendere sonno avverte nella stanza la presenza di qualcuno e subito dopo prova un senso di soffocamento e un peso sul petto: dopo la lotta con mara, sottoforma di gatto, la donna riesce a liberarsi.

Un’altra donna racconta che dopo essersi sdraiata sul letto, sente dei passi felpati avvicinarsi al letto, crede che sia suo marito sebbene non vede nessuno nella stanza. Un attimo dopo sente un peso sul petto e qualcosa di pungente che le tocca il viso, come se fosse la barba del marito, ma si rende conto di avere a che fare con una mara e gridando il nome di Gesù, l’essere si dissolse nel nulla.

Un giovane uomo ricorda, invece, di aver permesso ad una donna bellissima di avvicinarsi e durante la notte, all’improvviso, la donna gli salta al collo, tenta di aprirgli la bocca per ficcargli le dita in gola o contare i suoi denti e … se non si fosse liberato in tempo avrebbe rischiato di morire.

Un altro uomo è stato sposato con una mara che si intrufolò di notte nella sua stanza passando per il buco della serratura. Dopo aver convissuto insieme per molti anni e aver avuto molti figli, lui le racconta come l’ha conosciuta e le mostra il buco della serratura dalla quale lei entrò. Quella sera stessa, mara sparì ripassando per lo stesso buco della serratura.

Una storia curiosa la raccontano due sarti: una sera, mentre lavoravano in una stanza insieme ad una filatrice, i due si accorgono che il telaio continua a muoversi mentre la filatrice si dissolve e i suoi vestiti cascano per terra. I due si rendono subito conto di avere a che fare con una mara e cominciano a chiamarla. Dopo un po’ la filatrice riprende corpo e abiti e uno dei due esclama: “Ti ho riconosciuto, tu sei mara!” e la ragazza risponde: “Sì, grazie per avermi riconosciuta e liberata, ma hai fatto troppo presto, il mio mignolo non si è ancora materializzato”. Si dice, infatti, che se una mara viene riconosciuta subito, può liberarsi dalla sua condizione e vivere una vita normale.

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