Gli amanti incantati


Chi lavorava nei campi o nei boschi, era più soggetto – nell’ora del crepuscolo e dopo una giornata di fatiche -, a incontri con esseri fatati bellissimi, di entrambi i sessi. Erano degli esseri veramente belli che rapivano e seducevano sessualmente gli uomini e le donne che incontravano al ritorno dal lavoro. Alcuni incontri finivano con un matrimonio “misto”; rifiutare di avere rapporti fisici con queste creature fantastiche era comunque deleterio poiché portava alla follia o alla morte. Era quasi impossibile resistergli.

Mentre i racconti sugli elfi hanno riscontrato molto successo nei paesi anglosassoni o, comunque, umidi, con brughiere e ampi spazi, i racconti sugli incontri amorosi e le seduzioni sono tipici della tradizione norvegese.

I seguenti racconti, infatti, sono tutti norvegesi. Questo è il primo: 

Una donna viveva sola nel rifugio estivo della fattoria e tutti i giorni si recava a mungere le vacche. Una sera, al ritorno dal suo lavoro quotidiano, vide giungere dalle colline un uomo bello e slanciato che le andava incontro. La donna fece in tempo a raggiungere il suo rifugio, ma mentre si stava preparando per andare a letto, si accorse che quell’uomo era entrato in casa. Il bell’uomo le chiese di poter dormire al suo fianco quella notte, ma la donna in qualche modo riuscì a liberarsene. Per due notti si ripeté questa scena, finché la donna non disse all’uomo misterioso: “Ascolta!, c’è un toro invasato che non fa altro che seguire le mucche al pascolo e non so come fare per liberarmene”. L’uomo le disse di preparare un composto di dulcamara, orchidea e resina e di metterla sulla coda delle mucche. Il toro non sopporta quell’odore e quindi si sarebbe allontanato dalle sue mucche. La donna preparò il composto, ma non era certo per le sue mucche. Infatti, lo applicò sulle sue trecce e quando l’uomo tornò di nuovo la sera con la solita proposta, non poté avvicinarsi alla donna e compreso il trabocchetto le disse solo: “Vergognati!, te ne pentirai”. E se ne andò, questa volta per sempre, ma da quel giorno la donna cominciò a star male e soffrì di artrite per il resto della sua vita.

L’UOMO SOLO E LA HULDER

In estate, in una fattoria isolata, viveva un uomo solo. Una sera prima di andare a dormire, l’uomo sentì l’irresistibile bisogno di uscire. Appena entrato nel bosco vide una ragazza magnifica che suonava con grazia uno strumento e cantava con voce melodiosa e incantevole. L’uomo ne ebbe paura, sapeva in quale rischio poteva incorrere, ma le si avvicinò comunque e cominciò a parlarle. Stettero a parlare per tutta la notte, finché la ragazza gli chiese di sposarlo. L’uomo prontamente rifiutò e per quella volta si lasciarono. Per tre notti di seguito, la ragazza tornò per corteggiarlo e pretenderlo come sposo, ma l’uomo continuò a rifiutare: sapeva fin dal principio che si trattava di un hulder e che se avesse accettato sarebbe stato catturato dal turbine della perdizione, eppure da quel giorno fu schiavo di quella visione, pur continuando a rifiutarla non poteva fare a meno di uscire la sera per vederla e parlarle.

IL BOSCAIOLO

Uno spirito della foresta incontrò un boscaiolo. Da quel primo incontro, l’uomo sembrò turbato e molti nel villaggio si accorsero che si recava tutte le notti nei boschi. Gli uomini del villaggio capirono che si trattava dell’incantesimo di un hulder e decisero di trattenere con la forza il giovane boscaiolo. Quando la notte, l’ hulder chiamò, l’uomo non si presentò poiché fremeva e scalpitava tra le braccia dei suoi carcerieri. Era quasi impazzito. Lo spirito, allora, apparve allo scoperto e uno degli uomini del villaggio caricò il fucile e sparò, ferendo lo spirito. Immediatamente, accorsero altri spiriti per soccorrere la hulder ferita e subito si presero la loro vendetta strappando l’occhio dell’uomo che aveva mirato contro uno di loro.

L’uomo non si pentì mai di quel gesto, anche in vecchiaia diceva: “Non mi importa di aver perso un occhio per salvare la vita di un uomo!”

LA RAGAZZA DI BODØ

A Bodø – nord della Norvegia – un gruppo di ragazze si recò nei boschi per raccogliere bacche. Al ritorno si accorsero che una di loro mancava e cominciarono subito la ricerca. La trovarono quello stesso giorno seduta da sola su un ceppo: aveva l’aria turbata e si dimostrò infastidita dalla presenza delle sue amiche, le quali pensarono fosse stata resa pazza dagli elfi. La riportarono a casa, ma la ragazza era smaniosa e insofferente, infine raccontò di aver incontrato nel bosco un ragazzo bellissimo, affascinante e incantevole il quale le aveva chiesto di diventare il suo fidanzato. Coloro che seppero la storia, cercarono di metterla in guardia, ma lei lo desiderava follemente e tutti i giorni si recava da lui.

Ma un giorno, una donna le diede questo consiglio: “Tu non lo hai mai visto di spalle, se è bello come dici, chiedigli per tre volte di girarsi e se lo farà, poi capirai da te”.

La ragazza ci pensò e decise di provarci, così quel giorno stesso quando si recò all’appuntamento, per tre volte chiese al suo amato: “Girati!, voglio vedere se sei bello dietro come lo sei davanti!” e alla terza volta, hulder non poté fare a meno di voltarsi di spalle e…oh quale meraviglia!, la ragazza terrorizzata capì e disse: “Ma tu sei vuoto come un mastello!, Vattene non ti voglio più!”. E il re del popolo invisibile – perché era proprio lui in … spirito – la abbandonò, ma non si vendicò mai per quel rifiuto perché l’amava veramente e la lasciò andare in pace.

PÅL, IL PASTORELLO

Un giovane pastorello norvegese di nome Pål voleva imparare a suonare il violino e quando andava in montagna a badare al bestiame, se ne andava in giro a strimpellarlo. Una sera, seduto vicino alle acque di un ruscello, Pål cominciò a suonare, quando all’improvviso sentì dei suoni melodiosi provenire da una cascata. Ebbe paura, ma poi si incuriosì e stette ad aspettare. Poco dopo comparve un piccolo vecchio che disse: “Se mi prometti una cosa, Pål, ti insegnerò a suonare il violino” e Pål promise, allora Grim disse: “Promettimi solo di smettere di strimpellare, ma di impegnarti a suonare bene il tuo violino”. E fu così che da allora Pål cominciò a suonare meglio il violino, allietando le feste in paese senza che qualcuno gli intimasse di smettere!

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