Ondina


TRATTO DA “TROLD” di JONAS LIE

(trad. Annalisa Maurantonio)

Questa la dedico a me che a volte mi sento Ondina, ma soprattutto e spesso mi sento il marinaio della storia….

«Presso un’anziana coppia di pescatori viveva un ragazzo che era giunto laggiù in seguito ad un naufragio.

Nessuno sapeva da dove venisse. Ma crescendo e diventando adulto si fece alto e prestante di aspetto e di costituzione, dalla carnagione chiara e dallo sguardo ardente e incredibilmente bello; tutti ritenevano che appartenesse a qualche nobile casata, di animo raffinato.

Passava la maggior parte del suo tempo sul promontorio a fissare l’immenso, bianco oceano che si cullava, onda dopo onda, cresta dopo cresta. Non si stancava mai di guardare il mare e di scrutare fino all’estremo limite l’orizzonte: i flutti scintillavano, zampillavano, emergevano e si inabissavano. Non trovava pace se non riusciva a seguire il susseguirsi incessante di un’onda dopo l’altra.

Sapeva che quell’onda doveva venire.

Ora l’onda riluceva tranquilla sotto il sole come neve, ora saliva con uno spruzzo impetuoso verso il cielo, ora ammiccava lontana come un bagliore all’orizzonte. Cambiava in innumerevoli forme diverse… ed era a lui che porgeva il saluto. E quando l’oca selvatica arrivava in primavera e ripartiva in autunno, lui non si stancava mai di stare a guardare e indovinare quale direzione prendesse.

Ma una sera, mentre sedeva sul promontorio, un’onda si sollevò alta verso il cielo, una volta, due volte, tre e più volte. Si alzò sempre più su, imponente, gigantesca, finché spinse la sua roboante cresta spumeggiante verso il promontorio come uno sfavillante, splendente muro bianco. Il ragazzo rimase con il fiato sospeso, mentre l’onda avanzò rullando verso di lui. Attraverso l’onda, si intravide il volto spregiudicato di una donna dagli occhi luminosi, sensuali e fieri. Si slanciò verso di lui con le braccia tese e gridò, tra l’ululare delle onde:

«Mi chiamo Ondina e non trovo mai pace. Non mi prenderai mai. Non riuscirai a riconoscere me tra le altre ragazze: è tanto difficile come distinguere un’onda dall’altra. Ma resterò sempre nella tua mente. Il tuo amore e la tua sofferenza saranno senza nome e senza fine, dopo aver avuto tra le braccia Ondina» … così cantava tra i flutti, ogni volta che riemergeva e si tuffava tra le braccia del giovane.

Da quel momento, il giovane uomo cercò di trovarla e credette che l’avrebbe potuta riconoscere unica tra mille. Quando vedeva i fazzoletti bianchi delle donne, svolazzare e muoversi come fossero onde, all’uscita del portale della chiesa, la domenica mattina, egli incrociava sguardi timidi e sorrisi, e le loro guance arrossivano. Nessuna di loro aveva gli occhi che aveva lei; quegli occhi che erano come un raggio di sole tra la schiuma del verde mare selvaggio, uno sguardo capace di rubare i segreti dell’anima più profondi. E quando le ragazze rastrellavano e ammucchiavano il fieno, in manica di camicia, abbronzate sotto il sole, tra le risate e l’allegria facevano a gara a chi ne raccoglieva di più, o quando era lui ad accompagnarle sul carretto, il cuore gli cominciava a battere come un martello e i suoi occhi bruciavano di un fuoco nascosto. Pensava se, colei che rideva spregiudicata e che si concedeva a lui, generosa, sdraiata sui pagliai, potesse essere la sua Ondina. Ma appena colse lo sguardo di lei, il suo animo mutò improvvisamente. In quegli occhi non vi era nulla dell’indomabile, vertigine grigio-blu dello sguardo fiero e sprezzante di Ondina.

In autunno, quando i giovani si riunivano in allegre comitive per andare a raccogliere noci, le agili vite e le flessuose figure delle ragazze e i loro volti sorridenti sbucavano e scomparivano tra gli arbusti. Tra le foglie sbirciavano e lanciavano sguardi ammiccanti. Ma per lui erano tutte come timidi uccelli dalle ali tarpate, rispetto a colei che danzava leggera, sempre giovane e seducente, laggiù tra i flutti del mare. Solo durante le tempestose stagioni invernali, quando i gabbiani e gli stormi di uccelli marini volavano stridendo in un freddo cielo grigio, pieno di pioggia, e i pescherecci svuotavano le reti argentee, mentre centinaia di ragazze si recavano presso la riva, inebriate tra gli schizzi del mare, preparavano le reti con maneggevoli coltelli, solo allora era come se colei che attendeva ansiosamente giorno e notte fosse un po’ più vicina. Allora gli sembrava di poter percepire i sagaci pensieri che si intuivano dagli sguardi irrequieti e dalle espressioni vivaci di Ondina, quando giù dalla riva risuonavano delle risate sfrenate, squillanti, irrefrenabili e le lingue si concedevano battute sensuali e beffarde che volavano via al vento.

Ma nessuno sapeva niente di quell’insofferenza che era senza nome e senza sosta, e che era più preziosa di qualsiasi piacere della vita; su quella sua malinconia, su quello struggimento, volavano in cerchio e stridevano solo dei piccoli, rapidi, avidi gabbiani, sull’immenso, inquieto oceano.

Per quanto cercasse, provasse e scrutasse nei mutevoli, allettanti animi femminili, non trovò mai colei che senza terra e senza patria attirava la sua mente con la sua indicibile bellezza.

Cercò anche al di fuori degli esseri umani, sui sentieri solitari dell’oceano, dove nessuna nave vi era mai stata prima. Laggiù, verso gli innumerevoli barlumi scintillanti, si dirigeva sempre laggiù come ad un appuntamento, mentre l’oceano scagliava contro di lui enormi cavalloni e giocava con la sua vita come fosse un giocattolo.

E quando lui, con le vele ammainate, seguiva le gigantesche roboanti onde, riusciva finalmente a sentire la voce squillante di Ondina, tra le pareti di acqua e flutti, parlargli dell’amore senza terra, senza nome e senza fine. »

One thought on “Ondina

  1. Lyskamm scrive:

    Incantevole, sono rimasto a bocca aperta.
    E’ molto raro che io riesca a leggere una storia interamente (mi distraggo facilmente e, anche leggendo, non capisco il contenuto) ma questa volta avrei voluto che fosse più lunga.
    Mi proprio piaciuta anzi, me la copio.

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