Presagi e moniti


TRATTO DA “TROLD” (1891-92) di JONAS LIE

(Trad. di Annalisa Maurantonio)

 

C’era nell’aria una specie di strano bagliore zolferoso, come dopo una giornata di pioggia, su tutte le cose, su rocce e dirupi. Tutto era così umido e appiccicaticcio. Il più basso dei colli stava ancora nell’ombra. In cima a una verde collina, fuori della porta c’era una vecchia con la cinta rossa e un fazzoletto grigio sciolto sulla testa che chiamava Tarand Della Collina. Laggiù, nel primo mattino estivo, risuonava l’eco di qualcuno che tagliava la legna. Dall’interno della montagna si vociferava, e le valli cominciarono ad animarsi. La gente entrava e usciva. Nella chiesa sotterranea si predicava, e l’aria si riempiva del suono forsennato di un organo a canne. Poi ci fu silenzio, cosicché si poteva sentire tutto. Lassù la montagna si spaccò e si formarono enormi scuri crepacci. «C’è la guerra», qualcuno disse ad alta voce. E un rigido, immobile terrore si diffuse su tutta la valle. Un’orribile gigantessa tirò fuori dalla montagna la sua unica, gonfia, gamba nuda. Si intravide la sua nera testa a cespuglio tra la gola dei monti, poi avanzò tra i boschi sdradicando, spaccando e fracassando. «La montagna si scuote», sibilò rauca la gigantessa e con un soffio provocò un’enorme cascata, gialla e melmosa, che cadeva giù da un dirupo. «Gyri la Gigantessa ha paura», risero maligni e beffardi tra le colline. La parete della montagna crepitò con un brivido, come quello della peste. «C’è la guerra»,

"Krieg" di Otto Dix

si ripetè, chiaro e tondo, giù dalla valle «ribollono i monti, il nulla e il Lupo di Vagn avanzano». E tutto quello che si diceva nei sotterranei, si udiva chiaramente nell’umido, giallo bagliore mattutino. Al di sopra del silenzio, l’organo suonava e ululava selvaggiamente con tutte le sue canne e sollecitava le forze del terreno e il parroco predicava inascoltato con parole straniere. Si perse la ragione. Ci si difese e si fece finta di niente, si fece di una scintilla un incendio e di una sbornia un delirio; una palude impraticabile e senza fondo divenne il nemico, e la collina si piegò e i sentieri si inselvatichirono e la corrente risalì e il ginepro si contorse e rovi e siepi e pini piegarono la punta in giù. «Urla forte, urla forte!», sbraitava con voce selvaggia la gigantessa al di là della valle.

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