La depressione invernale è un’invenzione


Una ricerca condotta da un gruppo di scienziati italiani e norvegesi rivela che la depressione invernale è una farsa, una malattia inventata dagli americani nel 1984. 

Gli abitanti di Tromsø amano dicembre anche se il mese è buio; questo è un argomento sufficiente per smontare la teoria sulla depressione invernale:

“Oserei dire che l’idea del cambiamento di umore a causa del buio è un’invenzione americana che è poi diventata una moda”, sostiene il professore di psichiatria dell’Università di Tromsø, Vidje Hansen. Per molti anni ha lavorato per dimostrare la falsità in merito alla depressione invernale quale problema psichico comune agli abitanti del nord. In collaborazione con una collega italiana, Greta Brancaleoni, è riuscito a dimostrarlo.

A partire dal novembre del 2004, Vidje Hansen e Brancaleoni hanno misurato i cambiamenti di umore nella popolazione di due città con uno spettro di luce ampiamente diverso tra loro: Tromsø che si trova a 69 gradi a nord e Ferrara, a 44 gradi a nord. È stato scelto novembre perché sembra sia il mese in cui sia gli italiani che i norvegesi se la passano peggio.

“Abbiamo constatato che i cambiamenti di umore e il senso di alienazione sono generalmente correlati ai cambiamenti climatici e non alla mancanza di luce. Inoltre, abbiamo scoperto che gli italiani vivono il mese di novembre con maggior pesantezza dei norvegesi. E quando subentra dicembre – che è un mese dalle giornate ancora più corte e buie – abbiamo rilevato che sia gli italiani che i norvegesi amano questo mese. Anche questo è un elemento utile per smontare la teoria della depressione invernale”, sostiene Vidje Hansen.

Fu nel 1984, che i ricercatori americani lanciarono l’idea che ci fosse una depressione specifica da attribuire alla mancanza di luce, secondo la quale più ci si sposta a nord, più si rischia di deprimersi e calcolarono che una persona su quattro soffriva di una simile depressione.

L’indagine condotta sugli abitanti di Tromsø e Ferrara comprendeva domande su come le stagioni influenzano il ritmo sonno/veglia, le attività sociali, l’umore, il peso, l’appetito e l’energia fisica. Questo speciale schema di indagine (SPAQ) è stato elaborato dagli americani e si utilizza come strumento di diagnosi. Applicando scrupolosamente questo schema, si è calcolato che solo in Norvegia vi sono 800.000 persone affette da depressione invernale.

“Questo significa attribuire una malattia ad una popolazione sulla base di uno strumento diagnostico che nella migliore delle ipotesi è uno strumento ambiguo. Ritengo che lo schema SPAQ non sia in grado di misurare quello che noi medici consideriamo depressione clinica. Secondo la mia opinione il test misura le meteoropatia”, dice Vidje Hansen.

Come risultato curioso cita il fatto che questa ricerca ha rivelato che per la maggior parte degli abitanti di Tromsø, il mese di maggio è il mese peggiore: “Questo mi induce a pensare che una persona vive i cambiamenti climatici anche in base alle aspettative. Nella Norvegia settentrionale si rimane più delusi da una brutta estate piuttosto che da un brutto inverno”.

Tuttavia, Vidje Hansen è assolutamente consapevole che i problemi relativi al sonno sono una realtà che affligge le regioni settentrionali della Norvegia durante i lunghi periodi di oscurità.

“I problemi relativi al sonno sono reali e riguardano il 20% della popolazione del nord. Molti si sentono abbattuti per via dell’insonnia e del poco dormire, ma da psichiatra ritengo che sia più opportuno riservare la diagnosi di depressione a qualcosa di più sostanzioso  e grave del semplice cattivo umore”.

Articolo pubblicato sul quotidiano Aftenposten, il 20 dicembre 2006.

One thought on “La depressione invernale è un’invenzione

  1. Sabrina scrive:

    L’articolo mi ha interessata molto e penso anch’io che si debba fare un’attenta distinzione tra un semplice malumore dovuto a sintomatologie metereopatiche e la depressione.
    sebbene abito a Roma mi ritrovo nella casistica della ricerca condotta, nel caso dell’Italia, a Ferrara. Dicembre è il mese che più adoro (parlando con la mia amica Filo avevamo però concluso che forse era per via del Natale che lo rende festoso e allegro), mentre la primavera è il periodo che più soffro sebbene la natura che si risveglia riesce a mantenermi di buon umore. Eppure c’è più luce che a gennaio che invece è un mese piuttosto equilibrato.
    Un saluto Sabrina

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