La profonda oscurità nel cuore del mio amato


[da “Sorgenti melodiose” – 1954]

 

Chi sei tu

che hai toccato il mio intimo?

Non sollevare la visiera.

 

Ridi di me

come di un bambino

che spera di toccare

Orione

con il braccio teso?

 

Guardami.

Voglio darti dei figli –

chiamami bizzarramente

il tuo pensiero più caro,

 

poi catturerò

le tue parole

come uccelli

tra le mie mani.

Portarli sotto il cielo

sollevarli

lasciarli volare verso le stelle

chiamarli i nostri figli dell’anima.

 

Una testimonianza

per l’eterno universo

della nostra esistenza -.

[Marie Takvam]

 

(Trad. Annalisa Maurantonio)

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