Takvam e la vecchiaia


[…] Mi sono vista allo specchio / una fredda chiara mattina / e ho visto i lineamenti del cranio / più chiari e più pallidi di prima. In questa poesia “Ein iskald lys morgon – Una fredda chiara mattina” emerge la consapevolezza della morte alla luce dei caratteri ‘memento mori’ del cranio. Quello che si nasconde sotto la pelle è una prefigurazione, un anticipo della morte che prima o poi verrà e che già lavora di nascosto. Numerose sono le poesie di Takvam che girano intorno all’argomento dell’invecchiamento e della decadenza fisica. […] Takvam aveva 35 anni quando questa poesia fu pubblicata. “Emma talar om hunden sin – Emma parla del suo cane” è una parafrasi di una poesia di Villon su una anziana prostituta che si lamenta della perduta giovinezza e bellezza, e in questa poesia sono introdotte molte immagini del decadimento fisico femminile presenti nelle poesie di Takvam, tra le altre cose il cedimento dei seni. […] In seguito, Marie Takvam scrive nelle sue poesie il processo del suo invecchiamento. Nelle poesie precedenti, il tema poteva essere considerato metaforico. […] Nei libri senili l’Io poetico corrisponde sempre più all’immagine stessa della poetessa. […] Takvam nega questa conclusione anche quando in una poesia fa riferimento alla sua personale rabbia, vis-à-vis, con il processo di invecchiamento anche se lo fa con un certo umorismo. Similmente alle poesie dell’ultimo periodo di W.B. Yeats, con il quale Marie Takvam è stata spesso paragonata, la poetessa si scontra frontalmente con la vecchiaia e il decadimento. L’urlo di Yeats «Why should not old men be mad?» trova la sua controparte femminile nelle parole: «Combatterò contro gli anni, i giorni, i minuti, / ma tu sei un Signore forte, grande Tempo» (da “Il sorbo” del 1990, dove tra le altre cose il Tempo viene chiamato – oltre che Signore – anche Re e Madre). Mentre il senso delle speculazioni teosofiche e neoplatoniche di Yeats – nonché il suo sesso – gli hanno assicurato un posto tra i grandi lirici della storia della letteratura, quando riesce a fondere i ricordi personali con quelli comuni e universali, la radicalità (malinconica) di Takvam e il suo retroscena femminile fanno giudicare le sue poesie senili troppo private. […] Nella poesia “Barndomsminne – Ricordi d’infanzia” si arriva alla relazione tra il passato e il presente. Nella poesia il lettore incontra un Io narrante anziano che si rivede bambino, e in questa fase si è di fronte ad una poesia dal carattere privato. Contemporaneamente, questo ricordo si trasforma in un’immagine più comune di pubblico dominio: il ricordo privato attraversa una metamorfosi e diventa un ricordo della comunità, così come i bravi, genuini artisti sanno fare».

 La vecchia disse:

[da “Città satellite invecchiata” – 1987]

"Serie di volti" di Anila D. Ciccone

Nessuna mano mi sfiora.

Nessuno sguardo si illumina per me.

Nessuna bocca si avvicina alla mia.

Nessuna parola ardente

danza nelle mie orecchie

e tempra

e riscalda il mio cuore.

 

Ora sono sola con il bosco

e con i fiori,

mi avvicino alla terra

giorno dopo giorno.

One thought on “Takvam e la vecchiaia

  1. Alfredo scrive:

    Ma lo sai che amnche io prima pensavo spesso alla vecchiaia? Bhe, forse non nella maniera con cui lo fa Takvam … però ci pensavo. Dopo non l’ho fatto più ed ho preso la vita così com’è. Ora che leggo i tuoi post, l’anziano signore che alberga in me sta tornando pian piano…che dobbiamo fare?
    C’è qualche altro scrittore o poeta norvegese più allegro?
    Ahahahahahahahahahah
    Ma io scherzo naturalmente (come sempre), continua così che vai alla grande!

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