Amalie Skram


Berthe Amalie Alver (in Skram) nasce a Bergen (22.8.1846 – 15.3.1905). Tra le più importanti scrittrici norvegesi e rappresentanti del verismo norvegese.

 Il padre, Mons Alver, è un piccolo commerciante con gravi difficoltà economiche che lo conducono alla bancarotta. L’infanzia di Amalie è infelice e difficile all’interno di una famiglia divisa. Per evitare i creditori e il carcere, il padre emigra negli USA con la famiglia. Laggiù, incontrano un capitano di lungo corso, Bernt Ulrik August Müller, benestante e di buona famiglia con il quale Amalie, a soli 17 anni, nel 1864 si sposa, acquistando uno status sociale alto-borghese. Il marito è costretto a viaggiare molto e lei lo segue nelle Indie occidentali, in Messico, nei Paesi del Mediterraneo e in Estremo Oriente. Tra il 1865 e il 1869, Amalie si ferma a Bergen dove nascono i suoi due figli: Jakob nel 1866 e Ludvig August nel 1868. Dopo 13 anni di convivenza infelice,

Erik Skram (1847 - 1923)

 Amalie ottiene il divorzio nel 1877, ma viene internata in un ospedale psichiatrico. Nel 1881, si trasferisce a Christiania (Oslo) dove entra in contatto con l’ambiente culturale radicale, comincia a scrivere articoli, recensioni e qualche novella. Nel 1884, si sposa con lo scrittore danese Erik Skram (1847 – 1923) e si trasferiscono a Copenaghen. L’anno dopo debutta con il romanzo “Constance Ring” e nei successivi venti anni diventa una scrittrice molto produttiva. Nel1889, a 43 anni, Amalie da’ alla luce una bambina, Johanne. Comincia a sentirsi combattuta tra la carriera di scrittrice, i doveri da coniuge e la cura dei figli e della casa. Ha frequenti crisi e crolli psicologici. Nel 1894, si lascia nuovamente internare nel reparto di psichiatria dell’ospedale comunale di Copenaghen. Da lì viene trasferita, contro la sua volontà, presso l’ospedale psichiatrico Sankt Hans, alle porte di Roskilde. Nel 1899, Amalie divorzia nuovamente. Muore nel 1905.

Amalie Skram e la corrente verista

Amalie Skram occupa un posto di rilievo nella letteratura verista norvegese per la forza con cui tratta argomenti come la discriminazione sessuale, i destini comuni e i rapporti di forza all’interno di una famiglia. Da verista, è profondamente attratta dall’indagine sulla relazione tra causa ed effetto che guida il destino degli individui. La ricerca della verità la porta ad approfondire le condizioni della donna in una società borghese e patriarcale.

Caratteristica della poetica verista è l’esigenza di rappresentare personaggi veri a discapito del senso estetico. L’autore si propone quasi come un sociologo e un ricercatore. Il narratore non dovrebbe commentare né prendere posizione riguardo ad una materia. È, dunque, una poetica densa di impegno sociale, con un esplicito messaggio politico di stampo radicale. La lotta di classe, la povertà, le rivolte dei lavoratori, la periferie nelle città, il ruolo delle donne prendono seriamente posto all’interno del mondo letterario: il nuovo ruolo della letteratura diventa quello di dare forma e voce alla psicologia moderna e a un nuovo modo di rappresentare l’animo umano. Lo scrittore Hans Jæger nel suo romanzo “Kristiania bohéme” (1886) e con la trilogia “Amore malato” (1893-1903) affronta la sessualità maschile. Amalie Skram gli fa da contraltare femminile, descrivendo per la prima volta nella letteratura norvegese, la sessualità femminile, il punto di vista e le ansie delle donne.

La poetica di Skram si ancora saldamente alle esigenze letterarie del tempo e al dibattito politico sul ruolo delle donne all’interno del matrimonio e alla morale sessuale. Scrive delle pressioni sessuali e dei ricatti che subiscono le donne e critica la morale sessuale dominante dalla prospettiva femminile. Spesso lascia che le sue protagoniste rappresentino la ricerca della verità e dei valori veri e la accomuna a scrittori del calibro di Ibsen, Kielland e Lie che si fecero difensori della questione dei diritti delle donne. Ma a differenza del punto di vista maschile, Amalie Skram non idealizza la figura femminile e per questo i suoi ritratti femminili sono più schietti, più profondi e concreti in lotta contro il sistema patriarcale. Pone la questione delle donne anche in relazione a tutti gli altri aspetti della vita, economica, politica, sociale e psicologica.

Grandi cambiamenti sociali erano in corso a cavallo tra il 1880 e il 1890, comportando delle decisioni riguardo al diritto di voto, l’istruzione e il lavoro delle donne. In quel periodo nacquero molte organizzazioni femministe con le proprie riviste tematiche e i settimanali. Molte scrittrici emersero: Dikken Zwilgmeyer, Helene Dickmar, Alvide Prydz, Karen Sundt. Tra queste, Amalie Skram si distingue nettamente, ma non per il femminismo in sé, quanto piuttosto per la sua capacità di raccontare le donne.

 La poetica di Amalie Skram

Solo nel tempo, gli storici della letteratura hanno attribuito un reale valore verista all’opera di Skram, in particolar modo con il romanzo “Hellemyrsfolket – La gente di Hellemyr” (1887-1898). Quattro volumi (“Sjur Gabriel”, “To venner”, “G. Myhre” “Avkom”) in cui si narrano le vicende di una famiglia povera attraverso le generazioni. Amalie Skram vuole dimostrare lo stretto legame che esiste tra la condizione materiale economica e le aspirazioni e i sentimenti di un individuo la cui miseria lo perseguiterà sempre di generazione in generazione. La povertà non lascia spazio all’amore e ai sentimenti e per emergere nella società si rinuncia alla propria vita intima. Si tratta decisamente di un punto di vista determinista, poiché per quanto ci si sforzi, per l’individuo è impossibile superare le barriere sociali e i confini tra le classi.

Questa stessa ricerca sulle condizioni dell’essere umano, la porta ad approfondire la psicologia delle donne, la sessualità e le sofferenza psichiche nei cosiddetti “romanzi sul matrimonio”. Il romanzo del debutto, “Constance Ring” (1885) affronta con abilità la doppia moralità sessuale all’interno di un matrimonio borghese. Amalie Skram dimostra che la frigidità femminile si può spiegare con ragioni economiche e psicologiche e che può essere una forma di protesta contro una convivenza indesiderata, dove la sessualità femminile si scambia per mera assistenza.

“Lucie” fu scritto in difesa delle donne “perdute”, parallelamente al contemporaneo “Albertine” di Christian Krohg (1886). Nei primi due romanzi, così come in “Fru Inès” (1891) e “Forrådt – Tradita” (1892), Amalie Skram mostra come la morale sessuale maschile, la dipendenza economica delle donne all’interno del matrimonio e il loro legame psicologico con la madre sono determinanti nell’innescare i meccanismi di una società patriarcale. Ma allo stesso modo, dimostra come sia la donna stessa a sviluppare e favorire la sua sottomissione, sia che si riveli leale verso il proprio marito piuttosto che verso i figli, sia per timore del declassamento sociale quale conseguenza della rottura delle regole sociali.

Amalie Skram, in molte opere, ma soprattutto in “Barnefortellinger” (1890) offre dei ritratti di bambini particolarmente vividi. Una delle prime scrittrici ad affrontare il tema dell’infanzia maltrattata. In particolar modo è affascinata dalla comunicazione ambigua e malata alla quale i bambini sono esposti in una famiglia, dimostrando così come si distrugge un bambino: sia per un eccesso di amore da parte dei genitori sia, per il suo esatto opposto, un severo e freddo distacco. Questo comporterà dei problemi nel futuro del bambino e nella creazione di un nuovo nucleo familiare.

Nei suoi romanzi fortemente autobiografici ambientati negli ospedali psichiatrici, come per esempio “Professor Hieronimus” e “På Sank Jørgen – Il San Giorgio” (1895) descrive con maestria la sofferenza psichica e in cosa consiste la lotta alla follia. I romanzi hanno sempre per protagonista una artista che crolla sotto il peso delle responsabilità nel dover gestire il ruolo di artista, moglie e madre. Amalie Skram critica ferocemente i sistemi autoritari di cura negli istituti psichiatrici e dell’impotenza dei malati.

La scrittura di Amalie Skram è pregna di pessimismo, più di qualunque altro suo contemporaneo. Ma il pessimismo si inquadra in una chiara prospettiva critica. Critica alla disumanità, al pragmatismo e alla discriminazione delle donne nella nascente e rampante società capitalista. Oggigiorno, i suoi romanzi sono tornati a suscitare un rinnovato interesse soprattutto perché – al di là delle tematiche – con la sua introspezione psicologica e sociale ha raccontato aspetti della vita umana che spesso sono taciuti o per i quali occorre molto tempo per essere rielaborati o cambiati.

Gli altri suoi scritti

Bønn og anfektelse (1885); Knut Tanberg (1886); Agnete (1893); Sommer (1899); Julehelg (1900); Mennesker (1905); Mellom Slagene (raccolta di epistole di Eugenia Kielland – 1955).

 

Lettera di Amalie Skram a Drüde Krog Janson

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