Lettera a Herman Bang. 2 dicembre 1887


Herman Bang (1857 - 1912)

Caro Signor Bang,

Ho aspettato a ringraziarLa per il libro che mi ha inviato (il romanzo “Stuk”); forse Le sembrerà strano da parte mia e lo è, ma quando mi è stato consegnato ero immersa nel lavoro, passando le nottate a lavorare su un libro che avrei dovuto terminare in un paio di giorni, per questo non le ho risposto subito. Forse, non solo per questo – avrei voluto leggerlo volentieri prima.

L’ho fatto ora, ho terminato in questo istante e non posso aspettare un minuto di più per dirLe che la lettura del suo romanzo è stato un vero piacere che non provavo da anni. È un lavoro impressionante, ben scritto e pregevole e ricco e vario e forse ci vorrà più di una generazione per essere apprezzato come merita. Sono così piena di gioia e di onore verso questa grande e pura arte che è la scrittura – come nessuno dei più raffinati poeti danesi viventi – sì, sono così presa che mi è impossibile formulare o mettere insieme due frasi di senso compiuto per esprimere il mio parere sul Suo libro. Perché vi sono così tante cose da dire. Non si tratta certo solo dell’esteriorità, ma mi riferisco alla forma introspettiva con la quale Lei ha dimostrato di saper creare – o meglio è il contenuto del suo lavoro così ricco di conoscenza dell’animo umano, una sofferenza compassionevole, una commovente empatia per quei “poveri bambini impolverati” e inoltre un’ arguzia e una profondità che conferisce al suo libro una vita vera. Quanto deve aver visto, saputo, provato e compreso a sue spese!

Herman Bang ai tempi della lettera di Skram

Tuttavia c’è anche qualcosa che desidererei biasimare: soprattutto all’inizio si fa’ fatica a comprendere di cosa si tratta e quale sia la lingua; ma si comprende poco per volta. Forse dipende dal fatto che io non sono natìa del luogo. C’è molto gergo del quale non sono pratica, immagini (allusioni?) ad una quantità di circostanze e situazioni che non conosco. Come per esempio, la carne rancida per colpa della quale al cuoco gli si da’ del ladro. Non lo afferro, tutt’al più può essere stato negligente, ma ladro? È pur in buona fede. Quella carne mi è costata molta riflessione. Ma come Le ho già detto, Lei ha scritto un libro notevole, un libro per il quale deve essere fiero e poi vedrà che le riviste scriveranno del suo libro come di un ennesimo libro dozzinale e sciorineranno le loro stupide, piccole opinioni e i loro aggettivi eloquenti.

La prenda con filosofia. Lei ha fatto quello che sentiva di fare. Mio marito non ha ancora letto il suo libro, non vuole pronunciarsi, si tappa persino le orecchie quando comincio a parlargliene perché – dice –  che preferisce scoprirlo da sé e giungere libero da opinioni alla lettura.

Con sincerità

Amalie Skram

Herman Bang – giovane studente
Herman Bang fotografato da Tønnies

   

Un'altro scambio epistolare tra Skram e Bang

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