Alexander Kielland


Alexander Kielland (1849-1906)

Alexander Lange Kielland (1849-1906) è il più influente, coerente e appassionato rappresentante della poetica “utilitarista” e del realismo radicale della letteratura norvegese. Democratico radicale e repubblicano, forte oppositore di ogni forma di autoritarismo e di coscienza dominante e contro le istituzioni. I suoi romanzi spaziano all’interno di un “catalogo” quasi completo delle diverse forme di oppressione nella Norvegia urbana del suo tempo. Analizza soprattutto la borghesia e con spirito arguto la classe governante della capitale.

Note biografiche e contesto storico

Kielland nasce a Stavanger, da una famiglia di commercianti benestanti da cinque generazioni e che per oltre cento anni hanno rappresentato il nucleo più influente dei dignitari di Stavanger. Kielland si laurea in giurisprudenza nel 1871, si sposa l’anno seguente con la figlia di un ricco imprenditore edile (tegole) di Haugesund dove si trasferisce. In questo periodo ama leggere la letteratura europea contemporanea e sviluppa un sentimento nascosto per la cultura radicale. Nel 1878 si trasferisce a Parigi per diventare scrittore. Dal 1879 al 1891 pubblica una serie di opere in prosa, principalmente romanzi ambientati nella sua patria di origine. Verso la fine del decennio ’80, il governo Sverdrup gli nega ripetutamente la borsa di studio artistica, divenendo la causa indiretta della divisione interna della sinistra nel 1887. Per un anno (1889), è stato redattore di un quotidiano locale, ma già dal 1882 aveva assunto l’incarico di sindaco di Stavanger. A partire dal 1902, diventa governatore della regione Møre e Romsdal.

Alexander Kielland ritratto da Eilif Peterssen nel 1893.

L’opera di Kielland ha le sue premesse nella lotta politica e ideologica riguardo al cambiamento di sistema politico nel 1884, quando la classe dirigente statale fu sconfitta da una alleanza tra contadini e borghesia cittadina. Kielland si scaglia contro la nuova borghesia industriale e il ceto piccolo borghese. Il suo stesso background di benestante riempie la sua forma poetica e la prospettiva narrativa di uno stile sicuro, ricercato ed elegante che gli facilita la comprensione della classe dirigente sia dall’interno che dall’esterno. La sua critica è sia morale che etica, una critica dei mezzi e delle persone che popolano quella classe sociale dalla quale egli stesso proviene. Kielland apparteneva a quella che Georg Brandes definiva “gli uomini della rivoluzione moderna”. La letteratura di rottura in Norvegia era particolarmente veemente, lo stesso sviluppo politico dava adito ad un certo ottimismo futuro nel cambiamento, che è uno dei cardini del pensiero brandesiano.La Norvegia stava attraversando un periodo di crescita economica e di buona congiuntura – soprattutto nelle città – già dalla metà del XIX° secolo. Nel risorgimento nazional-politico che si protrasse fino al 1884, il paese era evidentemente maturato e progredito nel campo politico, ideologico e culturale.

Originariamente, Kielland vedeva nell’espansione economica una serie di possibilità di libertà e sviluppo sociale. Immaginava una società più umana che avanzava con slancio e forza produttiva. Attraverso i suoi libri desiderava dare un impulso all’innovazione, risvegliare le coscienze pubbliche su un processo storico che solo i conservatori e chi possedeva interessi particolari poteva rallentare. L’elemento comune delle opere di Kielland, in particolare la lotta all’immobilismo, all’ipocrisia e all’omertà pregne di senso storico, è la volontà di aprire gli occhi dinanzi ad un’epoca di cambiamenti, verso una realtà di verità e libertà in ogni ambito, una liberazione da quelle forze che, secondo il principio dell’evoluzione, sono vincolate alla natura stessa. Le forze che vi si oppongono sono interpretate come una costrizione dettata dalla convenzione, per cui la natura si oppone alla cultura, l’individuo alla società.

Il rapporto intimo tra le diverse forme di falsificazione della realtà è evidente nel suo romanzo del debutto “Garman & Worse” (1880). Kielland rappresenta in modo ampio la vita di una località costiera, dove la navigazione passa dalle barche a vela al vaporetto. Dimostra come, l’odio di classe fronteggia un sistema patriarcale e da’ uno scorcio vivido delle contraddizioni economiche che nascono all’interno della società. Mentre da una parte, con grande abilità artistica, mette in evidenza la pressione intellettuale e sentimentale all’interno della borghesia stessa esercitata soprattutto nei confronti delle donne – dall’altra parte svela con cruda realtà le brutali oppressioni sessuali esercitate a danno della servitù. Il romanzo evidenzia il legame tra i conflitti psicologici e sociali e resta, nella letteratura norvegese, una delle opere più aspramente critiche della società, nonostante sia piena di calore umano e fiducia nel futuro.

Con “Arbeidsfolk – Lavoratori” (1881) prende di mira direttamente la classe dirigente. Gli uomini dell’amministrazione centrale sono contrapposti alla popolazione di campagna. Un’amministrazione pubblica arrogante, priva di scrupoli e imperturbabile costringe il protagonista, un giovane pieno di iniziative e volenteroso lavoratore, a emigrare negli USA.

Nel racconto “Else” (1881), svela come il benessere personale sia una sorta di cuscino sul quale far riposare la propria cattiva coscienza e una tutela, a scapito degli abusi sessuali esercitati sulle donne del proletariato.

In “Gift – Veleno” (1883) l’educazione classica impartita in latino e il tradizionale e popolare catechismo diventano gli strumenti che introducono e inducono all’autoritarismo, la negazione di sé e l’obbedienza. Così come nel successivo “Sne – Neve” (1886), “Gift” affronta il tema della sopraffazione patriarcale sulle donne all’interno di un matrimonio borghese. Mentre in “Sne”, insiste sull’arroganza e l’intolleranza del clero. In “Sankt Hans fest – La festa di San Giovanni” (1887), Kielland sfodera una sanguinosa satira sulla manipolazione da parte del clero della religiosità popolare. In realtà, Kielland è un profondo estimatore dell’originaria dottrina cristiana che è un connubio tra distacco del mondo e giusto senso economico, tra devozione personale e opposizione alle gerarchie ecclesiastiche (come in “Skipper Worse”, 1883).

È probabile che la crisi economica del decennio 1880-‘90 abbia esercitato una grande influenza sulla poetica di Kielland. La crisi colpì soprattutto Stavanger e le grandi famiglie di commercianti, come quella dalla quale proveniva lo stesso scrittore. In “Fortuna” (1884), Kielland racconta le dinamiche che si celano dietro un fallimento: da una parte, il romanzo descrive la corsa all’oro, e il potere distruttivo delle congiunture internazionali; dall’altro lato, dimostra come la miseria non può che derivare, ancora una volta, dalla classe dirigente. Il protagonista, il rispettabile professor Løvdahl, a scapito del proprio buon nome, va ben oltre le proprie possibilità economiche. Il vecchio che non sa gestire il nuovo che avanza.

Nell’ultimo romanzo di Kielland, “Jakob” (1891), la visione originaria è ribaltata. Ora è il neo-ricco che giunto al potere, non sa utilizzare e calpesta i principi della vita economica, ben aiutato dal nuovo establishment. In altre parole, lo sviluppo economico e quello etico-morale, o della sfera spirituale, sono due facce della stessa medaglia: l’avanzare dei nuovi sistemi di mercato e dei nuovi arricchiti sono espressione di una nuova decadenza morale.

La classe operaria gioca, in Kielland, soprattutto il ruolo di vittima. Nei personaggi dei lavoratori che si ribellano, lo scrittore oscilla tra timore e comprensione. Kielland sostiene la filosofia del “farsi da sé”, ma resta distaccato dinanzi all’organizzazione politica dei lavoratori. Si appella, principalmente, alle responsabilità della classe dirigente.

Il suo orizzonte radicale e borghese si evidenzia soprattutto quando attacca le forme di governo e la mentalità assolutista, ma viene a mancare nell’analisi delle vicende storiche dopo il 1884, quando il movimento dei lavoratori comincia ad avere un ruolo importante nella società e nella politica. E qui nascono altre problematiche, alleanze e contraddizioni che si allontano e minano i principi stessi alla base del pensiero di Kielland.

Le altre opere

“Nevelletter” (1879); “Paa hjemveien” (1878); “Det hele er ingenting” (1879); “Hans majestæts foged” (1880); “Nye novelleter” (1880); “To novelletter fra Danmark” (1882); “Tre par” (1886); “Professoren” (1888); “Omkring Napoleon” (1905).

 

Alexander e Beate Kielland

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