Nils kjær


Nils Kjær (11 settembre 1870 – 9 febbraio 1924), scrittore, saggista e critico letterario norvegese. Kjær fu uno dei primi nella storia della letteratura norvegese a vivere di scrittura senza aver bisogno di un lavoro collaterale per sostenere le finanze. Era un grande frequentatore delle principali caffetterie di Kristiania (attuale Oslo). La cerchia che si formò intorno a Kjær era chiamata dei “post-bohémien”. L’opera più nota di Kjær è il dramma Det lykkelige valg del 1913, una commedia satirica sulla questione linguistica, l’astinenza, il cristianesimo degli oratori e la politica. Kjær è inoltre conosciuto per le sue pungenti epistole, i dialoghi e i racconti di viaggio, nonché una lunga serie di articoli di critica letteraria pubblicati sui principali quotidiani del paese.

Le origini

Nils Kjær nacque a Holmestrand, figlio di Christine Smestad e dello skipper Nils Henrik Kjær, dai quali nacquero anche le sue due sorelle. Il padre morì prematuramente di tisi nella primavera del 1873, di ritorno da un viaggio con la sua nave a Lisbona. La precoce perdita del padre può forse spiegare l’ammirazione di Kjær per le figure maschili particolarmente forti – come per es. Mussolini – e la sua inclinazione alla bisessualità. La famiglia della vedova aveva sufficiente denaro per mantenere Nils Kjær fino agli studi universitari. Nel 1888, era studente presso l’ Hauges Minde, un liceo cristiano a Grünerløkka (quartiere di Oslo), il cui nome si deve alla memoria di Hans Nielsen Hauge, il cui direttore era il noto prete Johan Storjohann. Nils Kjær visse all’interno del collegio fino al 1890, quando conseguì il diploma a pieni voti. Tramite i suoi compagni di studi, entrò in contatto con la gioventù del paese, attiva sul fronte della battaglia linguistica. In seguito, Arne Garborg divenne una figura di riferimento per Kjær.

Linguista e attivista

I primi articoli di Nils Kjær furono pubblicati sul Fedraheimen, un quotidiano fondato proprio da Garborg. Nei suoi giorni da studente liceale, Kjær era un linguista attivista e scrisse – in un articolo del 24 febbraio 1888 indirizzato al consiglio pastorale Elias Blix: «Quando arriverà il tempo in cui la “sua lingua madre” diventerà lingua scolastica e il norreno sarà considerato e citato alla stregua del latino e il norvegese prevarrà sulle lingue romanze?» Era anche un severo critico dell’insegnamento della religione nelle scuole e del catechismo secondo Erik Pontoppidan, che Nils ribattezzò soprannominandolo il «Gamle-Erik (il vecchio Erik)», che è anche il nomignolo che si da’ al demonio. Se solo la gente pensasse da sé, ritiene Kjær che «farebbero saltare in aria tutto il sistema, sia la marcia chiesa di Stato con tutti i suoi preti arricchiti, assetati di potere». Divenne il portavoce per le elezioni amministrative dei lavoratori e difensore dei diritti sociali delle donne. Nel maggio del 1888 pubblicò un articolo sul Fedraheimen riguardo al contributo salariale agli scioperanti, sfidando il Parlamento ad adottare il contributo.

Dopo il capodanno del 1890, Kjær cominciò a scrivere i suoi articoli in riksmål, tra l’altro anche sul quotidiano Social-Demokraten, dove dibatteva aspramente contro il riarmo militare. Riteneva che quei soldi dovessero essere impiegati per alleviare i bisogni dei poveri piuttosto che armare quegli stessi soldati che venivano schierati contro gli scioperanti. Il suo ultimo articolo di protesta fu pubblicato nel marzo del 1890. Il 25 febbraio, quattro studenti – probabilmente dell’istituto Hauges Minde – furono arrestati per disordine pubblico. Presumibilmente uno degli studenti era proprio Kjær, che in quel momento sosteneva lo sciopero degli operai della Christiania Seildugsfabrik ad Akerselven, una fabbrica situata nello stesso quartiere della scuola di Kjær.

Nel racconto breve Smittekilden del 1900, Kjær rappresentò la vita quotidiana all’istituto Hauges Minde, persino l’episodio in cui lo studente Eivind Bjelke fu richiamato dalla direzione della scuola e minacciato di espulsione se non avesse smesso le sue attività radicali. Chiaramente un riferimento autobiografico e la spiegazione per cui Kjær – da quel momento in poi – la fece finita con il suo passato radicale.

Il critico letterario

Caricatura di Nils Kjær eseguita da Henrik Lund

Nel 1890, Kjær terminò i suoi studi. Poco alla volta, prese le distanze dalla battaglia a favore del “neo-norvegese” e da Garborg. Il suo periodo come critico teatrale per il quotidiano Aftenposten del 1909 al 1920, fu una crociata contro il teatro in lingua neonorvegese e non meno con il contributo statale al teatro norvegese. Si scagliò anche contro la “riforma dell’ortografia” del 1917, prevedendo che la declinazione del passato con la terminazione in “a” avrebbe creato solo confusione nel momento in cui si intendeva utilizzare la terminazione in “a” per i sostantivi femminili. Kjær critica la morale sessuale del governo sostenendo che il critico Anders Krogvig dovrebbe astenersi dall’essere “la” consulente del governo seduto come una specie di supereunuco nell’harem di Jørgen Løvland. Kjær descrive la politica linguistica condotta dal primo ministro di sinistra, Løvland, come una norvegesizzazione coatta e bolscevismo linguistico. La questione linguistica non era il solo interesse di Kjær che subì un radicale cambiamento di posizione. La fede cristiana, un tempo tanto criticata, divenne per lui una sorta di rifugio e conforto, mentre prese definitivamente le distanze dalla questione dei diritti delle donne. Di conseguenza si schierò contro gli ebrei come Alfred Dreyfus e Maximilian Harden, e non aveva nulla in contrario verso quel tipo di antisemitismo che risultò nei campi di concentramento, ma anzi, la “borsa ebrea” che era sinonimo del commercio e dell’industria occidentale e che aveva creato una “razza mista” di europei, era per lui una delle “invenzioni dell’umanità più riprovevoli”. Kjær riteneva che la casta ebrea possedesse la stampa. Questo suo astio può aver trovato le sue radici ed è stato alimentato da un antico rancore e contrasto con il letterato danese di religione ebraica, Georg Brandes, che Kjær nel 1892 aveva addirittura auspicato divenisse professore di storia della letteratura presso l’Università di Oslo. Ma nel 1910, ci fu un diverbio nell’ambito del Studentersamfundet di Oslo, e in quella occasione Brandes pubblicamente accusò Kjær di essere talmente ubriaco da non comprendere una sola parola di quello che diceva. Nel 1914, quando Det lykkelige valgfu rappresentato al Nationaltheatret, Brandes criticò aspramente il testo facendo chiare allusioni all’alcolismo di Kjær. In risposta, Kjær pubblicò una serie di articoli in cui prendeva di mira e colpiva Brandes, colui che un tempo ammirava. Il disprezzo di Kjær nei confronti del liberalismo borghese di estrazione ebraica fu, negli anni successivi, tradotto nel timore di una rivoluzione comunista guidata da una regia ebrea.

Durante la prima Guerra mondiale, Kjær – così come Hamsun, Hjalmar Christensen, Tryggve Andersen e Sigurd Bødtker – erano fortemente filo-tedeschi. Le sue opere erano tradotte in tedesco e i suoi drammi erano rappresentati nei teatri tedeschi. Lo scrittore percepiva una sorta di appartenenza alla cultura tedesca e anche dopo la sconfitta tedesca riteneva che la Germania avesse « comunque conservato una leadership spirituale tra le popolazioni » come scrisse in un articolo su Oswald Spengler (Der Untergang des Abendlandes), dove giunge alle stesse conclusioni di Spengler riguardo alla caduta dell’Occidente. Nel 1921, presentò con entusiasmo ai suoi governanti norvegesi, il movimento nascente di Mussolini. Durante un viaggio in Italia, fece le lodi del nascente fascismo: «I comunisti hanno imparato a proprie spese che questa gente non si lascia sottomettere da Mosca, così come non si lascia intimorire dai propri traditori parlamentari.» Tuttavia non avrebbe mai desiderato importare il fascismo o un movimento simile nella propria Norvegia: «sarebbe stata una pessima imitazione». C’era già un uomo forte che desiderava come figura leader, un uomo come Fridtjof Nansen.

Gli ultimi anni di vita

Kjær si ammalò gravemente ai reni. Sua moglie, Margrethe, racconta nella sua biografia i suoi momenti trascorsi al capezzale, dove lei cercava di confortarlo dicendogli che la morte non sarebbe stata una cosa difficile da affrontare per lui che credeva fermamente in Dio. Ma Kjær le rispose: «A dir la verità ho sempre creduto di più nel Cristianesimo degli uomini che in Dio». Infine, Margrethe scoprì che il marito era perseguitato dall’immagine di suo padre – di cui non aveva alcun ricordo nitido – che lo chiamava a sé per pretendere il resoconto della sua vita.

Bibliografia

1895: Essays. Fremmede Forfattere – (Saggi. Scrittori stranieri – saggistica)

1898: Bøger og billeder – (Libri e immagini – saggistica)

1902: Regnskabets dag – (Il giorno del giudizio – dramma)

1903: I Forbigaaende – (En passant – saggistica)

1907: Mimosas hjemkomst – (Il ritorno di Mimosa – dramma)

1907: De evige Savn – (L’eterna nostalgia – novelle)

1908: Smaa Epistler – (Epistolario breve – saggistica)

1912: Nye Epistler – (Nuovo epistolario – saggistica)

1913: Det lykkelige valg – (L’elezione felice – dramma)

1917: For træet er der haab – (Per l’albero c’è speranza – dramma)

1920: Svundne Somre – (Estati svanite – saggistica)

1924: Siste epistler – (Ultimo epistolario – saggistica)

One thought on “Nils kjær

  1. Lisa scrive:

    Articolo eccellente. Molto interessante da leggere. Mi è piaciuto molto. Grazie!

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