Epistola sull’estetica


Tratto da “ Små epistler ” del 1908 di Nils Kjær

Sto osservando un orticello di carote che potrebbe essere il migliore che abbia mai visto nel suo genere: i verdi ciuffetti sono disposti in file parallele ad uguale distanza, come se fossero stati seminati tenendo uno spago teso e c’è tra le piante uno spazio così grande che le radici possono crescere agevolmente senza doverle spostare durante la crescita. So bene che non esiste un manuale di coltivazione delle carote sui tavoli nelle case della gente. La gente si lascia guidare dal buon senso e dall’esperienza e non commette stupidaggini irrimediabili, anche se si tratta di una cosa così grande come scavare un fosso. Inoltre, sono le ragazzine di 9-11 anni che hanno seminato e disposto queste carote, e non lo hanno mai imparato a scuola. Lì si impara solo l’estetica.

È chiaro che l’istruzione è passata completamente di moda tra gli istruiti. È solo qui in campagna che siamo “arretrati” e che ancora riteniamo un vantaggio il saper leggere e scrivere. I veri cólti mettono la parola “virtù” tra virgolette. L’hanno fatta finita con entrambe e adducono nozioni sotto le spoglie dell’ironia. E sui giornali esibiscono un’autorità dopo l’altra e portano testimonianze contro l’istruzione. Ora, c’è un esploratore antartico che ha notato – per conto suo – che ogni tipo di vita spirituale è superflua; ora c’è una mamma che si  lamenta dell’istruzione pubblica superiore perché i suoi zucconi non riescono a stare dietro al tedesco o alla matematica; ora c’è un pittore che si cruccia per la troppa estetica nelle nostre scuole elementari. Ho meditato su quale tipo di estetica allude. È forse quella esile che si legge nei nostri poeti oppure quella esile della geografia o della storia norvegese? Ma il pittore in questione – che è nazionale fino alla punta delle dita, il cui stile è certamente nazional-decadente e che esige dei modesti presupposti estetici presso il pubblico – può dunque, seriamente, non guardare male all’esile ingenua estetica che aiuta gli abitanti della costa occidentale e quelli della costa orientale, i pescatori e gli addetti alla fluitazione, a sentirsi un popolo che appartiene all’umanità?

Si tratta di una specie di oscurantismo illuminato che attualmente ha il vento in poppa in questa nazione: Sii specialista fin dalla tua tenera infanzia. Murati nella tua professione e guadagna soldi. Evita l’estetica, se non devi vivere di estetica.

Si era abbastanza vicini a un simile ideale, molto tempo fa, quando la cultura dei libri era rinchiusa nei monasteri e la competenza professionale prosperava nei recinti delle corporazioni. E si diceva anche allora: Ciabattino, parla sol del tuo mestiere! Ma il buon ordine è stat spezzato dallo spirito moderno e la cultura dei libri si sprigionò benefica.

L’esperto assoluto, indipendentemente dal suo campo – l’esteta assoluto, non di meno – non è solo il più noioso, il meno allegro, ma anche il più fanaticamente interessato a sé stesso di tutta l’umanità. È certamente utile a sé stesso e agli affari suoi, ma il suo egoismo disciplinare lo rende ingiusto e cieco alle necessità della libera collaborazione degli agenti in una libera società. Non è affatto un buon cittadino. Ricordate gli imprenditori, privilegiati e monopolizzati, della vecchia società oppure pensate ai protezionisti di ogni specie del nostro periodo! Solo noi siamo protetti! Solo noi abbiamo il potere! Noi industriali, noi agrari, noi proibizionisti! Noi, noi – ! la pura formazione professionale crea un settarismo economico e sociale che è egualmente intollerabile di quello religioso. Disgrega la società. L’intelligenza della gente ha bisogno di un sistema di maggese e rotazione tanto quanto la terra. Ma la “rotazione” spirituale è l’istruzione. E si può ben essere istruiti senza essere eruditi, ma non senza – neanche nel nostro tempo – l’istruzione.

Personalmente, l’istruzione è la libera, felice disposizione della proprietà spirituale, della comune educazione popolare, quella proprietà comune di concetti elevati che facilitano i rapporti spirituali.

Aveva ragione quel deputato che diceva che non era divertente alzarsi e pronunciare cose scontate. E del resto, questo non è neanche educato in un paese dove tutti hanno una predilezione nell’oscillare da un estremo all’altro. Ma dal momento che ho preso già una brutta china, una delle più pericolose, vorrei aggiungere un paio di cose “scontate” sulla scuola superiore. Questa non deve preparare degli esperti. Per il semplice motivo che ogni studente, così facendo, deve avere la sua propria classe; non è altresì possibile che si possa presupporre che tutti quelli di uno stesso corso debbano essere adatti alla stessa professione. L’istruzione superiore comune deve servire a fornire delle conoscenze che abbiano un proprio valore per l’individuo in una qualsiasi professione. E dunque, la lingua madre, le scienze naturali, la storia e le lingue straniere. Si deve prendere in considerazione che un uomo appartiene, prima di tutto, alla natura, poi alla civiltà e infine a una determinata nazione. La sua posizione all’interno della società la deve trovare da solo, quando le sue particolari doti sono maturate e gli indicheranno la scelta di una determinata professione. Uno dei più grandi significati educativi è che le materia di insegnamento sono vaste e che per ogni singolo alunno sia prevista un uguale avvicendarsi di materie facili e difficili: a colui il quale la storia e le lingua sembrano divertenti, occorre che, in compenso, fatichi con la matematica. Se ne fosse esonerato, le materie divertenti perderebbero un bel po’ del loro fascino. Così è la natura umana ed è solo l’incompresa tenerezza materna a volere che il proprio ragazzo sia esentato da tutto ciò e che gli vada sempre tutto liscio. Colui che non supera le piccole difficoltà nella scuola etc, etc, etc…

Per molti, quegli anni di studio, dopo restano nella memoria come un periodo di libertà e felicità. Si aveva il primo barlume di ciò che è illuminato, la prima piccola intuizione di ciò che viene preteso come “il sapere”. Una prova di matematica, chiara come il cristallo e più indistruttibile di tutte le montagne; l’irregolarità di un verbo greco, bello come l’infiorescenza di un’orchidea; la rivoluzione di Cromwell – sì, tutto, tutto, tutto estetica.

Estetica! La disciplina sul valore dell’inutile, il valore di ciò che si può vendere e comprare, il valore di ciò che ci rende esseri umani rispetto a qualcos’altro  e che ci fa diventare più che un semplice porto di transito per i nostri viveri.

E per finire, una piccola parola di conforto per questo povero popolo norvegese che non si libera mai dei consiglieri. Vorrei “consigliare” al popolo norvegese di fare con i consigli quello che si fa con le medicine: prendetele, in nome di Dio, pagatele, se proprio va male, ma lasciatele nel cassetto! Ora, si dice, l’unica salvezza è cambiare la lingua: Ascoltate il consiglio, ma non seguitelo! Ora, si dice, tutto si deve rivolgere al bene, basta che i norvegesi ripudino l’alcool: Ascoltate il consiglio, ma badate che è meglio bere un cicchetto da soli piuttosto che arrabbiarsi per un altro che lo fa. Infine, ora, la gente viene sollecitata ad occuparsi, per quanto possibile, alla lettura: sii felice di saper leggere, altrimenti questo buon consiglio ti è sfuggito all’attenzione!

Il popolo norvegese si può paragonare a quell’uomo che si recò in città a cavallo di un asino. Prima lo cavalcò lui stesso. Poi lo lasciò cavalcare al figlio. Alla fine, portarono l’asino in mezzo tra loro due. Nessuno dei consigli funzionò. Ma per fortuna, il popolo norvegese non assomiglia certo a quell’asino d’ uomo che seguiva tutti i consigli.

E questa era solo una parte delle mi considerazioni su un orticello di carote.

trad. di Annalisa Maurantonio

One thought on “Epistola sull’estetica

  1. PeterPierPR scrive:

    Hi, you have a great website. Gran bel sito😉

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