Folkevise – La ballata mediovale scandinava

Hjertebogen 1550, conservato presso la Biblioteca Nazionale Reale

Folkevise (o ballata popolare) ebbe nel Medioevo ampia diffusione in tutta la Scandinavia. Il centro di più antica adozione e irradiazione della ballata fu la Danimarca che nel XIII. secolo ebbe una fiorente produzione di folkeviser ispirate alla tradizione francese. Alla base vi sono influenze provenienti dalla Germania, dall’Inghilterra e dalla Francia, appunto: in particolar modo in Scandinavia si è fusa la materia epico-eroica, propriamente nordica, con i ritmi delle caroles francesi (canzoni da ballo francesi).

Hjertebogen 1550, conservato presso la Biblioteca Nazionale Reale

Hjertebogen 1550, conservato presso la Biblioteca Nazionale Reale

La maggior parte delle Folkeviser risalgono al 1250-1300 e rimasero in auge fino al 1600, quando passarono di moda negli ambienti cittadini benestanti. Il Romaticismo (XIX sec.) – nella sua costante ricerca del primordiale e genuino spirito popolare – riportò alla ribalta questo modello ”lirico”, nonché il recupero e le raccolte dei testi e delle musiche originali. Il più importante raccoglitore e classificatore di ballate è stato il danese Svend Hersleb Grundtvig (9. sett. 1824 – 14. lug. 1883). Dalla Danimarca ci sono pervenute 539 ballate e canti popolari medievali, un numero considerevole nel panorama letterario europeo.

L’esemplare più antico è un frammento del 1320, Drømte mig en drøm i nat, il cui nucleo principale fu trascritto nel XVI sec. da nobildonne e monache che amavano trascrivere le ballate fino ad allora tramandate oralmente. La prima vera raccolta – Hundredvisebogen – è del 1591 ad opera del prete Anders Sørensen Vedel, un esempio unico nel Nord Europa e importante punto di riferimento anche per la ricerca sulle ballate norvegesi. Infatti, nel 1695 il prete e linguista Peder Syv pubblicò una riedizione della raccolta di Vedel con l’aggiunta di cento nuove ballate dal titolo Kæmpevisebogen. Questa raccolta fu molto popolare e riscontrò successo in Norvegia e nelle Isole Færøer.

Durante il Romanticismo, le ballate danesi durono tradotte in Germania da Johann Gottfried von Herder e da qui Johann Wolfgang von Goethe trasse ispirazione per la sua composizione Der Erlkönig (Il re Elfo del 1782).

I temi delle ballate

Vi è una grande varietà tematica e ritmica nelle folkeviser. Alcuni sono canti ”storici” che riferiscono di fatti e vicende storiche amplificate dalla narrazione; altre sono di evidente ispirazione eroico-cavalleresca; molte hanno l’impronta magico-religiosa; altri sono canti d’amore e infine diverse ballate sono di carattere satirico e burlesco (in particolar modo critiche sui costumi degli ecclesiastici). Si tratta di uno dei patrimoni culturali e folclorici più ricchi al mondo.

In Norvegia, la folkevise – variamente rielaborata – è stata per lungo tempo l’unica fonte di espressione culturale di tipo ”non ufficiale”, durante il periodo di dominio danese.

Struttura della folkevise

Nella sua forma più comune, la folkevise è un componimento strofico-narrativo, le cui versioni più antiche si compongono di due versi a rima baciata congiungente mascolina con tre o quattro accenti ritmici, mentre quelle più ”recenti” si compongono di 4 versi dove il secondo e il quarto verso rimano. Le ballate hanno sempre un ritornello che poteva essere un ammonimento o una sorta di morale. La struttura di base prevede la presentazione dei protagonisti attraverso scene e dialoghi che costituiscono il punto di partenza della vicenda.

Il capofila cantava varie strofe e gli altri danzatori ripetevano in coro il ritornello che aveva una propria melodia e serviva per legare musicalmente e icasticamente l’intero componimento.

Le ballate del Medioevo scandinavo venivano eseguite principlamente per intrattenere la gente durante una festa o in un particolare momento di condivisione colletiva. Non ci sono pervenute particolari indicazioni sull’esecuzione delle danze abbinate ai canti, però è quasi certo che vi fossero delle ”coreografie” abbinate alla narrazione musicale.

I canti sono al presente, vale a dire che si cantavano come se la vicenda si svolgesse in quel luogo e in quel momento, per questo era importante anche la rappresentazione coreografica, per imprimere un’esperienza psicologicamente incisiva sull’assemblea presente e per facilitarne la memorizzazione.

La durata dell’esecuzione variava a seconda della ballata e della situazione; vi era comunque una differenza di tempi di esecuzione tra le ballate danzate e le ballate solo cantate, inoltre, ogni cantore aveva il suo modus espressivo. Ciò che si è potuto constatare è che le ballate nordiche avevano raggiunto un tale livello di maestria che gli esecutori non potevano essere che dei ”professionisti”, inoltre, i contenuti epici, eroici e morali rispecchiavano i gusti del pubblico che si rivelava dunque raffinato e di nobile estrazione.

Gli artisti come si è detto erano dei musicisti e dei ballerini ”professionisti” e girovaghi, anche se provenivano da una realtà contadina o nobile, abitavano comunque nelle periferie e ai margini della società. Spesso le donne erano le cantastorie, mentre i musicisti erano uomini, ma è certo che entrambi – uomini e donne – collaboravano alla stesura dei testi; non è da escludere che i ”cantastorie” come gli ”scaldi”, i menestrelli e i poeti di corte dimorassero spesso presso le corti dei principi e dei potestà.

La capacità dei norvegesi e degli scandinavi, in genere, di preservare le proprie tradizioni è tale che ancora oggi esistono gruppi folkloristici che, soprattutto nei periodi estivi, eseguono delle verie e proprie ricostruzioni storiche di villaggi, episodi storici (come le battaglie), spettacoli dell’epoca vichinga e post vichinga (come nel video seguente)

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