Tribunali e patiboli a Oslo


Anche Oslo ha avuto diversi patiboli. Antiche fonti citano Vippetangen, Tyveholmen, la piazza del mercato, i Pali nel Fiordo di Oslo e soprattutto Galgeberg. Secondo lo storico della cultura, Alf Collett, alla fine del XIX secolo, Galgberg si chiamava “Piazza della Giustizia”. Si tratta di un colle all’incrocio tra Enebakkvegen e Strømsvegen. Qui si issava in alto il patibolo affinché fosse visibile a tutti i passanti; qui venivano allestite le ruote per i crimini più efferati, il palo della vergogna con il giogo e il palo della fustigazione per i reati minori come l’imprecazione e il disturbo alla quiete pubblica.

Galgeberg sullo sfondo . Riproduzione del 1870

Galgeberg sullo sfondo . Riproduzione del 1870

Le ultime esecuzioni a Oslo furono eseguite a Etterstadsletta, un vecchio luogo per le esercitazioni militari che si trova a Østre Aker, noto nella storia norvegese più come l’ “accampamento dei piaceri” di re Karl Johan, nel 1821. Qui, infatti, il re radunò 6.000 soldati svedesi e norvegesi per far pressione sul Parlamento nel processo di liberazione e indipendenza del Regno di Norvegia. Ma la storia vuole che il confronto si risolse in modo pacifico e senza scontri, da qui il soprannome “pacifico” del luogo… che in realtà pacifico non era per via delle numerose e sanguinose condanne a morte eseguite fino al 1864.

Quella che sto per raccontarvi è, infatti, la storia dell’ultima esecuzione di condanna a morte a Oslo, quella dei due assassini Priess e Simonsen.

Nell’agosto del 1863, Knut Grøte – contadino di Lærdal – scomparve misteriosamente dalla piazza del mercato di Oslo dopo aver trascorso 14 giorni a vendere salmone affumicato. Il 22 agosto il suo corpo fu ritrovato nel fiordo al largo di Lindøya con una pietra legata ad una corda al collo. La testimonianza di un pescatore del porto condusse la polizia sulle tracce di due stranieri, un danese e un tedesco. Furono arrestati, processati e condannati a morte dal Tribunale Giudiziario. La condanna rimise in moto l’annoso dibattito sulla pena di morte in Norvegia e il quotidiano Morgenbladet si fece “portavoce” dell’abolizionismo, riferendo minuziosamente sull’esecuzione che avrebbe avuto luogo nella capitale: « Si avvicina il giorno in cui i cittadini di Cristiania saranno testimoni di uno spettacolo che ci riporta ai più terribili ed esecrabili tempi bui del Medioevo » (5 marzo 1864). Ma il giorno dell’esecuzione, il 19 aprile 1864, cinque mila spettatori si radunarono a Etterstadsletta, per assistere alla morte di due assassini: la maggior parte erano donne, ma anche famiglie che si erano portate dietro cestini del pic-nic e fiaschi. Le Autorità di Aker avevano vietato agli avventori di vendere e distribuire bibite e stuzzichini, alla polizia fu ordinato di tenere alla larga i teppistelli affinché non si mischiassero con la popolazione. 3000 soldati della fanteria e un corpo della cavalleria furono impegnati per contenere il “pubblico” a debita distanza dalla tribuna di esecuzione.

Il giorno dopo l’esecuzione, il quotidiano Morgenbladet riportò con realismo e dovizia di dettagli quanto era accaduto: « All’arrivo di Priess a Etterstad, il carro che lo trasportava fece fatica ad avanzare e il condannato fu costretto a scendere e fare il giro della piazza con la polizia che cercava di farsi largo tra la folla ingiuriante. Questa mancanza di cerimonie ha fatto un pessimo effetto sui presenti. Raggiunta la calma, il condannato è salito sul patibolo che consisteva in un palco quadrato di legno di abete e posto ai piedi del versante orientale della Piazza delle esecuzioni; in un angolo si trovava il ceppo e dei pali grossi e alti. Da ogni estremità del ceppo si districavano delle travi di legno legate al palco e che servivano a sorreggere il giogo dove il condannato doveva essere legato per evitare che cercasse di liberarsi nel tentativo di opporre resistenza.

Con calma e serenità, Priess si è avvicinato, seguito dal prete. La sua costituzione forte e l’aspetto robusto erano immutati; sembrava stesse in gran forma, salutò cordialmente il boia sul patibolo e andò incontro alla morte con cristiana dignità. Quando il giudice Eger terminò di leggere pubblicamente la sua condanna, il prete Møhne fece un lungo e bel discorso, poi si inginocchiò insieme a Priess e insieme pregarono, mentre tutto intorno il silenzio era assoluto. Durante la preghiera il volto del condannato era rivolto al cielo, sereno e commosso. Quando si è rialzato, ha abbracciato e ha preso commiato dal prete, poi senza l’aiuto dei boia si è tolto la giacca e la camicia dirigendosi con sicurezza e calma verso il ceppo. Prima di inginocchiarsi, è stato bendato; poi disteso e con le mani legate dietro la schiena; il prete si inginocchiò e si raccolse in preghiera, la gente reclamava la testa del condannato. Mentre il prete recitava ad alta voce il “Padre Nostro”, Priess muoveva le labbra nella preghiera e il Boia sollevò l’ascia. Un improvviso spaventoso silenzio dominava la piazza. Alle parole “Rimetti a noi i nostri peccati, come noi li rimettiamo ai nostri peccatori…” l’ascia cadde sul collo del condannato con un colpo secco e deciso. La testa penzolò a fianco al corpo. La punizione era stata eseguita. Subito dopo, uno dei medici presenti si avvicinò per constatare la morte del condannato che continuava a muoversi negli spasimi della morte, con contrazioni e convulsioni. Terminata l’operazione, il corpo e la testa furono composti in una bara comune e portati via. Il ceppo insanguinato è stato immediatamente sostituito con uno pulito, il sangue è stato raccolto e il palco pulito, segatura e sabbia sono stati versati e poi spazzati: si stavano facendo i preparativi per la seconda esecuzione, quella del condannato Simonsen…»

Mezz’ora dopo cadde anche la testa di Simonsen, per mano del boia Samson Isberg. Il prete che lo accompagnava si chiamava Tandberg e anche lui fece un lungo e bel discorso. Lo stesso condannato a morte volle rivolgere alcune parole semplici e sincere – come riporta il cronista – alla gente presente, dicendo loro che finalmente aveva trovato Dio e che augurava a tutti di …seguirlo sulla strada del pentimento e della conversione. Poi tutto finì.

E finì sul serio. L’ultima decapitazione che ebbe luogo in Norvegia fu nel 1876 – due anni dopo – ma la pena di morte rimase fino al 1902, anno in cui fu definitivamente e ufficialmente abolita.

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